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  • Roma - Mercoledì 15 Luglio 2026

Addio a Salvo Buzzanca, il giornalista che scelse la gavetta: si spegne una voce autorevole dell'informazione italiana

Addio al comunicatore ed ex responsabile media di Acea. Fratello dell'attore Lando, scelse la gavetta rifiutando ogni scorciatoia: "Il mestiere si impara consumando le suole delle scarpe".

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Il giornalismo italiano perde uno dei suoi professionisti più apprezzati. È morto a Roma Salvo Buzzanca, giornalista, comunicatore e per molti anni responsabile delle relazioni con i media di Acea, protagonista di una lunga carriera vissuta sempre con discrezione, competenza e un profondo senso delle istituzioni.

Palermitano di nascita, ma romano d'adozione, Buzzanca aveva fatto dei Castelli Romani la sua casa, senza mai recidere il legame con la Sicilia, terra alla quale era rimasto profondamente legato e che portava con sé nell'ironia, nell'umanità e in quel modo autentico di vivere i rapporti con colleghi e amici.

Fratello minore dell'attore Lando Buzzanca, scomparso nel 2022, Salvo aveva costruito un percorso professionale completamente autonomo, scegliendo fin dall'inizio di affermarsi esclusivamente grazie alle proprie capacità. Una decisione che raccontava spesso con orgoglio.

"Se non sai fare il giornalista, non c'è raccomandazione che tenga", aveva confidato in un'intervista ricordando gli esordi della sua carriera. Nonostante la notorietà del fratello, rifiutò qualsiasi scorciatoia e preferì affrontare la gavetta, iniziando come cronista in una piccola agenzia di stampa e consumando le suole delle scarpe tra Parlamento, redazioni e conferenze stampa per imparare il mestiere sul campo. Una scelta che avrebbe caratterizzato tutta la sua vita professionale.

Nel corso degli anni collaborò con importanti testate italiane, tra cui Radio RaiTre, Paese Sera, Il Tempo, L'Avanti e Il Giornale, vivendo anche un'esperienza a Londra con la BBC, prima di approdare al mondo della comunicazione istituzionale e d'impresa, dove avrebbe lasciato un segno profondo guidando per molti anni le relazioni esterne di Acea.

Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un professionista rigoroso ma mai ingessato, capace di affrontare anche le giornate più complesse con una battuta pronta e un sorriso contagioso. Dietro quella leggerezza c'era però un giornalista preparato, rispettato e sempre disponibile con i colleghi più giovani, ai quali dispensava consigli senza mai assumere atteggiamenti paternalistici.

La sua ironia è rimasta impressa nella memoria di tanti collaboratori. "Ricordati ragazzi', sei brava... quindi peggio pe' te", era una delle frasi con cui riusciva a stemperare la tensione negli uffici, trasformando il lavoro quotidiano in un ambiente fatto anche di umanità e condivisione.

Due anni fa aveva deciso di raccontare le proprie radici nel libro "Dobbiamo festeggiare", una raccolta di ricordi familiari che attraversava l'Italia del dopoguerra, la Palermo della sua infanzia e il rapporto con una famiglia numerosa composta da otto figli. Tra le pagine emergeva anche la figura del padre, proiezionista cinematografico, una professione che richiamava inevitabilmente il celebre Alfredo di Nuovo Cinema Paradiso e che aveva alimentato la passione per il cinema condivisa con il fratello Lando.

Pur avendo vissuto esperienze internazionali e una brillante carriera professionale, Buzzanca non aveva mai nascosto il suo amore per Roma. "La amo forse più di tanti romani", raccontava con affetto, riconoscendo nella Capitale la città che gli aveva permesso di crescere come uomo e come giornalista.

Con la sua scomparsa il mondo dell'informazione perde un professionista di grande esperienza, appartenente a quella generazione di cronisti che considerava il giornalismo prima di tutto un servizio, fatto di studio, sacrificio e presenza costante sul territorio. Resta il ricordo di un uomo elegante nei modi, curioso per natura, appassionato d'arte – da Edward Hopper a Jack Vettriano – e profondamente convinto che il valore di una firma si conquistasse ogni giorno con il lavoro e con la credibilità. Un'eredità professionale e umana che continuerà a vivere nel ricordo di quanti hanno avuto il privilegio di lavorare al suo fianco.

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