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  • Roma - Mercoledì 20 Maggio 2026

Allarme Ebola: l'Oms conta 600 casi sospetti in Congo. L'Ue rassicura: "In Europa rischio molto basso"

Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, avverte che i numeri aumenteranno a causa dei ritardi diagnostici legati alla variante Bundibugyo. Bruxelles attiva un ponte aereo umanitario verso la Repubblica Democratica del Congo ma frena la psicosi: "L'epidemia non è motivo di allarme".

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I sistemi di sorveglianza epidemiologica globale tornano in massima allerta di fronte a una nuova e complessa recrudescenza del virus Ebola nel cuore del continente africano.

Durante una conferenza stampa ufficiale, il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha tracciato un quadro di seria preoccupazione per la salute pubblica, preannunciando una crescita dei contagi dovuta al fatto che le prime diagnosi sul campo sono avvenute in ritardo. Questo sfasamento temporale è legato alle caratteristiche della variante Bundibugyo, un ceppo virale raro e insidioso per il quale non esistevano inizialmente test di rilevamento specifici e in merito al quale il capo dell'Oms ha chiarito che "non esistono vaccini o terapie approvate".

L'analisi dei vettori di contagio evidenzia una combinazione di fattori medici, geografici e sociali ad alto rischio. "Ci sono diversi fattori che giustificano una seria preoccupazione per il potenziale di ulteriore diffusione e ulteriori decessi", ha ammonito Ghebreyesus, aggiungendo dettagli numerici significativi sulla portata dell'emergenza: "Prima di tutto, oltre ai casi confermati di Ebola, ci sono quasi 600 casi sospetti e 139 decessi sospetti. Ci aspettiamo che questi numeri continuino ad aumentare, dato il lasso di tempo nel quale il virus ha circolato prima che l'epidemia fosse rilevata".

La criticità della situazione è amplificata da ragioni logistiche e di ordine pubblico: l'epidemia si è già estesa toccando diverse aree urbane e ha registrato vittime tra i camici bianchi, evidenziando una trasmissione associata all'assistenza sanitaria. Inoltre, il contesto geopolitico circostante ostacola i soccorsi, in particolare nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, teatro di un conflitto armato che dal 2025 ha subito una forte escalation provocando oltre 100.000 sfollati.

Trattandosi di una zona mineraria, l'alto tasso di mobilità della popolazione aumenta sensibilmente il pericolo di esportazione del ceppo.

Sul fronte occidentale, le istituzioni comunitarie hanno risposto prontamente per blindare la sicurezza del territorio europeo, escludendo al momento ricadute dirette sul continente. Una portavoce della Commissione Ue, nel corso del briefing quotidiano alla stampa, ha gettato acqua sul fuoco delle preoccupazioni interne: "Al momento, per quanto riguarda i cittadini europei, secondo l'Ecdc, il rischio di contagio in Unione Europea è molto basso. Anche per le persone che si recano nella regione è valutato come basso".

La portavoce ha confermato il costante monitoraggio dei focolai in Africa (estesi anche a Uganda e Sud Sudan), rimarcando che "in questa fase non vi sono indicazioni che le persone in Europa debbano adottare misure specifiche oltre alle normali raccomandazioni di salute pubblica". La linea di fermezza e solidarietà internazionale di Bruxelles è stata confermata da Eva Hrncirova, anch'essa portavoce della Commissione Ue, che ha ribadito come l'epidemia di Ebola "non è un motivo di allarme" per l'Unione europea.

Hrncirova ha annunciato la convocazione della task force dell'Ecdc e del Comitato per la sicurezza sanitaria per valutare l'eventuale introduzione di protocolli preventivi in Europa, illustrando al contempo i piani di aiuti per l'Africa: "Stiamo facendo molte cose per sostenere la Repubblica Democratica del Congo; ad esempio, è in arrivo un ponte aereo umanitario. Presto consegneremo materiale essenziale: medicinali, dispositivi de protezione e materiale per il contenimento, alcune tende, tutto ciò che serve". La funzionaria ha concluso ricordando che gli esperti europei e la Croce Rossa sono già dislocati sul posto per tracciare i contatti e vigilare sui valichi di frontiera sensibili, garantendo la continuità dei finanziamenti alla ricerca scientifica intrapresi in passato.

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