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- Roma - Lunedì 26 Ottobre 2026, 13:50
Ambiente e vivibilità, Ecosistema Urbano 2026: Mantova conquista la vetta della sostenibilità, Napoli maglia nera
Tracciato da Legambiente, Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore il quadro delle performance ecologiche in 106 capoluoghi. Crescono differenziata e mobilità pubblica, ma lo smog e il consumo di suolo frenano le grandi metropoli.
L'impatto dei cambiamenti climatici e dei problemi ambientali continua a sollecitare i centri urbani italiani, a fronte di risposte locali ancora troppo graduali e disomogenee. Le realtà di medie e piccole dimensioni mostrano una maggiore reattività istituzionale, mentre le grandi metropoli rimangono in affanno.
È il quadro tracciato dalla ventitreesima edizione di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale curato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che analizza le performance ambientali dei 106 capoluoghi di provincia italiani.
Dallo studio emerge un lieve incremento dell'indice medio di performance sostenibile – misurato su indicatori relativi a qualità dell'aria, gestione idrica e dei rifiuti, mobilità e verde urbano – che sale quest'anno al 55,72%, recuperando quasi due punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Tra gli elementi di criticità maggiormente diffusi spiccano la concentrazione dell'inquinamento atmosferico da ozono, il consumo di suolo – aumentato di oltre 4.700 ettari su scala nazionale tra il 2019 e il 2024 a fronte del calo demografico complessivo – e il tasso di motorizzazione privato, salito a 70 vetture ogni 100 abitanti. Segnali positivi giungono invece dalla raccolta differenziata dei rifiuti, la cui media nazionale tocca il 66,15%, dall'aumento dei viaggi pro capite sui mezzi di trasporto pubblico (103 corse annue medie) e da una leggera riduzione delle perdite lungo le reti idriche, scese al 34,7%. Sul piano delle graduatorie cittadine, il Nord-est si conferma l'area geografica con i risultati più omogenei.
Mantova riconquista il primo posto assoluto con un indice di sostenibilità pari all'81,29%, seguita da Trento e Bolzano, uniche altre città a superare la soglia del 75%. La parte alta della classifica comprende diverse realtà a dimensione intermedia come Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma e Pordenone. La prima città del Mezzogiorno nei primi dieci posti è Cosenza, piazzatasi in nona posizione.
Per contro, il fondo della graduatoria vede una forte concentrazione di capoluoghi meridionali: Napoli chiude la classifica in 106esima posizione con un punteggio del 30,80%, preceduta da Crotone, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria.
Tra le maggiori aree metropolitane, Bologna si posiziona al dodicesimo posto confermandosi prima tra i grandi centri, mentre Venezia sale fino al 31esimo posto grazie ai dati sul trasporto pubblico e sulle aree pedonali. In recupero anche Firenze, diciassettesima, Milano, cinquantesima, e Bari, settantunesima, mentre Roma scivola al 67esimo posto e Genova retrocede al 54esimo a causa dei problemi legati allo smog e alle perdite della rete idrica.
A margine della presentazione del report, Legambiente ha rivolto al Governo una richiesta formale articolata su quattro priorità di intervento: l'individuazione di nuove risorse economiche strutturali per i Comuni oltre la scadenza del Pnrr, il finanziamento ordinario del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici nella legge di bilancio, l'approvazione di un quadro normativo contro la cementificazione e la promozione sistematica di interventi basati su infrastrutture verdi e soluzioni naturali.
In gran parte dei capoluoghi italiani l'adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento", ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. "Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l'idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi sindaci del Belpaese. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone".
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