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  • Roma - Mercoledì 20 Maggio 2026

Asse Pechino-Mosca contro gli Usa: Xi e Putin condannano gli attacchi all'Iran e il sequestro di Maduro

Vertice bilaterale in Cina tra i due leader. Blindata la cooperazione strategica ed energetica. Nella dichiarazione congiunta, duro atto d'accusa contro la linea di Washington e totale chiusura all'indipendenza di Taiwan. Peskov: "Avanti con l'operazione militare in Ucraina".

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I massimi vertici di Russia e Cina serrano le fila e consolidano un'alleanza strategica globale, ponendosi come il principale blocco di contrapposizione geopolitica alle politiche unilaterali degli Stati Uniti.

Il presidente russo Vladimir Putin è stato accolto con i massimi onori di Stato dal presidente cinese Xi Jinping davanti alla monumentale cornice della Grande Sala del Popolo a Pechino. Il leader ospitante ha subito voluto rimarcare la solidità dei rapporti bilaterali, forgiati dalle recenti e complesse sfide internazionali: “È grazie alla fedeltà incrollabile e al coraggio dimostrato in tempi difficili che la Cina e la Russia sono riuscite a raggiungere un livello così elevato nelle loro relazioni”.

I colloqui hanno immediatamente toccato i dossier caldi dell'approvvigionamento di materie prime e della stabilità dei mercati, in un momento di profonda ridefinizione delle rotte commerciali. Sul punto, Putin ha rimarcato l'efficacia dell'interscambio economico tra i due colossi: “Sullo sfondo della crisi in Medio Oriente, la Russia continua a mantenere il ruolo di fornitore affidabile di risorse, mentre la Cina quello di consumatore responsabile di tali risorse”.

Il capo del Cremlino ha poi esteso la riflessione alla natura stessa del legame diplomatico e militare tra Mosca e Pechino, parlando di un'intesa mai così profonda come in questa fase storica: “Le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli senza precedenti, rappresentando un esempio di partenariato” e ha successivamente osservato come “le nostre relazioni oggi sono a livelli senza precedenti e costituiscono un esempio di partenariato e cooperazione strategica realmente globali”.

Un'analisi pienamente condivisa da Xi Jinping, che ha esaltato il “rapporto indissolubile” tra le due potenze, rilanciando: “Siamo stati in grado di approfondire continuamente la nostra fiducia politica reciproca e il coordinamento strategico con una resilienza che rimane incrollabile nonostante le prove e le tribolazioni”.

Per dare continuità a questo legame, Putin ha già invitato ufficialmente l'omologo per il prossimo anno: “Naturalmente, caro amico, la invitiamo a recarsi in visita nella Federazione Russa”.

I messaggi più duri e politicamente rilevanti del vertice sono stati tuttavia indirizzati all'amministrazione statunitense. Xi Jinping, citato dal South China Morning Post, ha espresso parole durissime contro l'egemonia occidentale e la gestione delle crisi in America Latina e Medio Oriente: “Il mondo è ben lontano dall'essere pacifico, con l'unilateralismo e l'egemonia che rappresentano gravi minacce, portando l'ordine internazionale pericolosamente vicino a un ritorno alla lotta per il potere e al dominio in stile 'legge della giungla'”.

Al termine del bilaterale, le due superpotenze hanno sottoscritto una pesantissima dichiarazione congiunta che condanna senza appello i recenti raid militari subiti dall'Iran e la clamorosa cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro. Nel documento ufficiale, Mosca e Pechino denunciano esplicitamente “attacchi militari traditori contro altri Paesi, l'uso ipocrita dei negoziati come copertura per preparare tali attacchi, l'assassinio di leader di Stati sovrani, la destabilizzazione della situazione politica interna di questi Stati e la provocazione di un cambio di regime”, stigmatizzando in riferimento al caso di Caracas “il rapimento sfacciato di leader nazionali per processarli”.

Pratiche che, secondo i due presidenti, provocano “danni irreparabili alle fondamenta dell'ordine mondiale”. Dal palco di Pechino sono giunti importanti riscontri anche sui fronti caldi dell'Ucraina e dell'Estremo Oriente.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha gelato le speranze di una tregua a Kiev: “A fronte delle dichiarazioni bellicose del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dobbiamo continuare l'operazione militare speciale fino al raggiungimento dei nostri obiettivi”.

Sul fronte asiatico, la Russia ha blindato la sovranità cinese su Taipei firmando un protocollo d'intesa chiarissimo: “La parte russa ribadisce il suo impegno per il principio di 'Una Cina', riconosce che esiste una sola Cina al mondo, che Taiwan ne è parte inalienabile e che il governo della Repubblica popolare cinese è l'unico governo legittimo che rappresenta tutta la Cina”.

Mosca ha inoltre rimarcato che “l'interferenza nella politica interna cinese mina la pace e la sicurezza nello Stretto di Taiwan”, garantendo pieno appoggio alle iniziative volte a “raggiungere l'unificazione nazionale”. Una presa di posizione che ha provocato l'immediata e ferma replica del presidente di Taiwan: “Il futuro dell'isola non può essere deciso da forze straniere, né può essere ostaggio della paura, della divisione o di interessi a breve termine”.

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