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Tajani: "Condannare l'odio non è ingerenza, temiamo il ritorno degli Anni di Piombo".
Tajani: "Condannare l'odio non è ingerenza, temiamo il ritorno degli Anni di Piombo".
La tensione diplomatica tra Parigi e Roma raggiunge il punto di rottura a causa dell'omicidio di Quentin Deranque, il militante nazionalista ucciso a Lione durante un pestaggio politico. Da New Delhi, dove partecipa a un summit sull’intelligenza artificiale, Emmanuel Macron ha gelato il governo italiano con una replica sprezzante alle condanne espresse da Palazzo Chigi.
"Che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite", ha dichiarato il Presidente francese, intimando esplicitamente a Giorgia Meloni di astenersi dal commentare le vicende interne della Francia.
La replica di Palazzo Chigi, filtrata attraverso fonti ufficiali, parla di profondo "stupore". Da Roma si ribadisce che le parole della Premier non costituivano un’interferenza, bensì un atto di cordoglio e una ferma condanna verso il clima di "odio ideologico" che minaccia la stabilità europea.
Per la Presidenza del Consiglio, manifestare vicinanza a una nazione colpita da una tragedia non può essere interpretato come un’invasione di campo, ma come un dovere morale di fronte a un fatto di sangue senza confini.
A rincarare la dose è intervenuto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che su X ha trasformato il caso diplomatico in un monito storico. Evocando la stagione più buia della storia italiana, Tajani ha ricordato che "ci sono stati tanti Quentin in Italia" durante gli Anni di Piombo, sottolineando che condannare la violenza politica serve proprio a impedire che il passato si ripeta. "La politica è dialogo, non odio", ha concluso Tajani, respingendo l'idea che la morte di un giovane in un campus universitario possa essere considerata un semplice "affare privato" di un singolo Stato.
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