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Il Giudice: "Dare della nazista a una reduce è uno sfregio alla verità".
Il Giudice: "Dare della nazista a una reduce è uno sfregio alla verità".
La stagione dell'impunità per gli hater di Liliana Segre sembra giunta al capolinea nelle aule del Tribunale di Milano. Durante l'udienza pre-dibattimentale davanti alla giudice Francesca Ghezzi, è emerso un quadro di "ravvedimento operoso" per la maggior parte degli otto imputati accusati di diffamazione aggravata dall'odio razziale.
Lettere di scuse e risarcimenti economici, con somme che oscillano tra i 500 e i 2.000 euro, sono già stati versati alla Fondazione Memoriale della Shoah per chiudere i conti con la giustizia.
Per tre degli imputati è stato dichiarato il non doversi procedere grazie alla remissione della querela, mentre altri quattro hanno richiesto l'ammissione all'istituto della messa alla prova. Una scelta che comporterà l'esecuzione di lavori di pubblica utilità. Significativo il monito della giudice Ghezzi, che ha bocciato la proposta di svolgere il volontariato presso un blog di sinistra, esigendo enti neutrali come la Caritas: "Serve qualcosa di non politicamente orientato", ha sottolineato la magistrata, ribadendo che la riparazione deve avere un valore sociale universale.
Dall'inchiesta condotta dal pm Nicola Rossato emerge una spaccatura tra la violenza dei messaggi online — provenienti spesso da galassie No Vax e Pro-Pal — e la realtà quotidiana degli imputati: tra loro figurano pensionati con redditi minimi e invalidi che hanno promesso di "raccogliere quanto possibile" per onorare il risarcimento.
Nonostante le condizioni economiche precarie, la magistratura non ha fatto sconti sulla gravità delle condotte. Il GIP Alberto Carboni ha infatti messo nero su bianco che definire "nazista" una sopravvissuta ai lager non è una libera opinione, ma "la più infamante delle offese", un attacco che mira a colpire la reputazione di chi ha speso la vita per la Memoria.
Quella odierna è solo una delle prime tranche di una maxi-indagine scattata dopo le denunce della senatrice assistita dall'avvocato Vincenzo Saponara. Gli accertamenti tecnici hanno permesso di risalire alle identità reali dietro 86 account anonimi, portando all'iscrizione nel registro degli indagati di decine di persone.
Una nuova udienza preliminare è già fissata per aprile a carico di un'altra ventina di imputati, a conferma di un cambio di passo nella repressione dei crimini d'odio via web.
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