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  • Roma - Lunedì 15 Giugno 2026

Crans-Montana: in Svizzera bocciati tutti i feriti dell'incendio, in Italia sono stati promossi

Lo sconcerto dei familiari emerge dalle conversazioni private: "Una mancanza di umanità incredibile".

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Le profonde ferite fisiche e psicologiche riportate dai giovani scampati al devastante incendio del locale Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 42 persone, hanno dovuto fare i conti con risposte istituzionali diametralmente opposte sul fronte dell'istruzione.

Per gli adolescenti rimasti gravemente feriti e costretti a degenze prolungate nei reparti ospedalieri, il ritorno alla normalità scolastica ha assunto contorni differenti a seconda della frontiera: da un lato la rigidità burocratica svizzera, che ha decretato la ripetizione dell'anno per gli studenti del posto, dall'altro la flessibilità del sistema italiano, che ha permesso a tutti i coinvolti di superare l'anno grazie a programmi di studio individuali e lezioni telematiche.

Il netto contrasto nelle decisioni dei vari istituti superiori è venuto alla luce all'interno di uno spazio di messaggistica istantanea istituito dai familiari dei superstiti, una rete di supporto digitale che unisce nuclei residenti in Italia, Francia e Svizzera.

Tra le confidenze e gli aggiornamenti sullo stato di salute dei figli, le famiglie italiane sono venute a conoscenza dei provvedimenti di bocciatura adottati oltreconfine.

La conferma di questa disparità di trattamento è stata successivamente ribadita al Corriere della Sera dal genitore di uno dei ragazzi che ha affrontato la degenza presso la struttura milanese del Niguarda, il quale ha espresso tutto il proprio sconcerto per l'intransigenza dei presidi svizzeri: "Ce lo hanno detto i genitori svizzeri: le scuole sostenevano che non era possibile equiparare chi aveva frequentato tutti i mesi a chi ne aveva frequentati solo pochi. Io la trovo una mancanza di umanità incredibile".

All'interno della cerchia degli studenti italiani che sono riusciti a salvare l'anno scolastico emerge la storia di Giuseppe, un alunno del liceo Gonzaga. Il giovane è stato supportato dal proprio corpo docente in modo da non interrompere gli studi, nonostante il peso del trauma e un quadro clinico che impone tuttora un percorso riabilitativo quotidiano, l'utilizzo di ausili protettivi specifici e la pianificazione di successivi interventi chirurgici nei mesi a venire.

Una catena di solidarietà che, come evidenziato dal padre del ragazzo, ha evitato un ulteriore contraccolpo psicologico a un adolescente già profondamente segnato dagli eventi: "Dopo quello che ha vissuto perdere anche i compagni di classe sarebbe stato orribile".

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