
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 15 Giugno 2026
Roma: cercavano di rifondare il nazismo su Telegram, condannati i vertici dell'organizzazione "Ufi"
Cinque anni e sei mesi di reclusione al fondatore Alessio Sabelli, tre anni e sei mesi per Kent Restauri. Accordati quattro patteggiamenti, c'è anche un'assoluzione.
La prima Corte d’Assise di Roma ha emesso i primi verdetti di colpevolezza nei confronti dei promotori di una cellula eversiva di matrice neonazista, smantellata dagli inquirenti prima che potesse dare seguito ai propri propositi violenti.
I magistrati capitolini hanno inflitto una condanna a cinque anni e sei mesi di carcere ad Alessio Sabelli e a tre anni e sei mesi di reclusione a Kent Louis Restauri. Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli, a vario titolo, dei reati di associazione con finalità di terrorismo finalizzata alla propaganda e all'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Secondo quanto accertato nel corso del dibattimento, l'organizzazione si era specializzata nella diffusione di tesi suprematiste e nell'arruolamento di nuovi militanti, concentrando le proprie attenzioni soprattutto su soggetti minorenni o caratterizzati da una profonda fragilità psicologica e sociale.
Il fulcro dell'attività investigativa, coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Roma, ha riguardato le manovre clandestine dell'Unione Forze Identitarie (UFI), un movimento occulto strutturato con l'obiettivo programmatico di rinvigorire e diffondere le tesi ideologiche del nazionalsocialismo. Sabelli, noto all'interno della rete con lo pseudonimo di “Cesare”, è stato individuato come l'ideatore, il costituente e il principale punto di riferimento logistico del gruppo.
Le prime tracce dell'inchiesta risalgono al 2021, scaturite dall'azione sinergica sul territorio degli agenti della Digos capitolina e degli specialisti della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, i cui accertamenti avevano già condotto all'adozione di provvedimenti cautelari personali nei confronti dei membri più attivi della rete.
Le ricostruzioni effettuate dalle forze dell'ordine hanno delineato i contorni di una vera e propria organizzazione paramilitare dotata di ramificazioni su tutto il territorio nazionale e capace di intessere stabili relazioni con sigle dell'estremismo radicale estero.
Tra i canali di collegamento internazionali è emersa la frequentazione con la Feuerkrieg Division, una costola della Atomwaffen Division considerata a tutti gli effetti un'associazione terroristica dalle autorità del Regno Unito. Il materiale probatorio ha evidenziato una martellante attività di indottrinamento politico e ideologico rivolta alle giovani leve.
Nel corso delle loro testimonianze in aula, gli investigatori hanno descritto la pianificazione di corsi specifici incentrati sull'addestramento all'uso delle armi da fuoco e sulla fabbricazione di manufatti esplosivi rudimentali ottenuti attraverso la manipolazione di composti chimici. Agli affiliati venivano inoltre impartite direttive dettagliate su come operare in regime di totale clandestinità informatica e logistica, mutuando lo schema operativo dalle storiche organizzazioni clandestine nate per attivarsi esclusivamente in scenari di forte instabilità o in contesti di emergenza istituzionale.
La dottrina del sodalizio si basava sull'apologia e sul culto di autori di stragi e atti terroristici efferati, elevati a martiri e icone della supremazia bianca. La violenza veniva teorizzata e propagandata come lo strumento necessario per condurre una battaglia epocale a tutela della razza.
Parallelamente al filone processuale principale che ha portato alle condanne dei due leader, altri indagati hanno preferito ricorrere a riti alternativi per definire la propria posizione giudiziaria. Nello specifico, gli imputati Lorenzo Gobbo, Matteo Bonissi e Federico Piazza hanno formalizzato un patteggiamento concordando una sanzione detentiva pari a due anni di reclusione.
Ha scelto la via del patteggiamento anche Angela Fornaro, rimediando una condanna a un anno e dieci mesi, mentre per un'altra imputata coinvolta nel medesimo procedimento, Anna Dall’Olio, i giudici hanno disposto la piena assoluzione dalle accuse.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














