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- Roma - Martedì 23 Giugno 2026
Delitto di Garlasco, il testimone rompe il silenzio in tv: "Ero lì quel giorno e sono pronto a dimostrare che dico la verità"
Durante il programma "Filorosso" un testimone del caso Garlasco, si è ripresentato a volto scoperto, ribadendo la sua versione sui fatti di Garlasco e sollevando nuovi interrogativi sul delitto di Chiara Poggi.
Torna a far discutere il caso di Garlasco dopo le dichiarazioni rilasciate da un testimone nel corso della trasmissione "Filorosso", andata in onda su Rai 3 e RaiPlay. L'uomo, già comparso in una precedente intervista la settimana scorsa, ha deciso questa volta di mostrarsi a volto scoperto per ribadire pubblicamente la propria versione dei fatti e respingere ogni dubbio sulla sua attendibilità. "Ero a Garlasco il 13 agosto del 2007. Sono pronto a dimostrare che non sto mentendo", ha dichiarato nell'intervista realizzata da Antonino Monteleone, tornando a parlare della mattina in cui venne uccisa Chiara Poggi.
La presenza a Garlasco nelle ore del delitto
Secondo il suo racconto, quel giorno si trovava nel comune pavese per motivi di lavoro. L'uomo ha spiegato di essere arrivato alcuni giorni prima di un importante evento in programma presso la discoteca Le Rotonde, dove avrebbe dovuto occuparsi dell'allestimento. "Il 15 agosto di quell'anno era previsto uno degli eventi più importanti d'Italia", ha raccontato. "Io ero arrivato in anticipo perché dovevo portare il materiale necessario per preparare il locale". Approfittando del tempo libero prima dell'inizio delle attività lavorative, avrebbe deciso di passeggiare per il paese. "Mi piace camminare molto e quel giorno ho fatto un giro per le strade. Ricordo un paese quasi completamente deserto, probabilmente perché eravamo a ridosso di Ferragosto. In tutto avrò incrociato soltanto due persone".
L'incontro con una giovane in bicicletta
Uno degli elementi centrali della testimonianza riguarda l'incontro con una ragazza in bicicletta, una figura che, a distanza di anni, sostiene di ricordare con estrema precisione. "A me è rimasto tutto impresso", ha spiegato. "Quando accade qualcosa di importante, certi dettagli restano nella memoria. Ci siamo guardati negli occhi e poi l'ho seguita con lo sguardo mentre si allontanava". L'uomo ha descritto la giovane come una ragazza dall'aspetto curato, vestita di nero e con gli occhiali appoggiati sulla testa. "Ricordo una maglietta nera, un pantalone scuro e una bicicletta nera con raggi cromati che riflettevano la luce. Pedalava molto velocemente". Pur sottolineando di non aver interpretato quella corsa come una fuga, il testimone ha aggiunto di aver percepito una particolare urgenza nei movimenti della ragazza. "Non posso dire di aver visto qualcuno scappare. Ho semplicemente avuto l'impressione che avesse molta fretta. Quello che mi colpì furono soprattutto i suoi occhi, che apparivano molto agitati".
Le critiche e la difesa della propria versione
Nel corso dell'intervista il testimone ha risposto anche alle numerose contestazioni ricevute dopo la diffusione delle sue dichiarazioni. Ha spiegato di non essersi mai sentito coinvolto direttamente nella vicenda e di non aver ritenuto necessario intervenire all'epoca delle indagini. "Non mi sono mai pentito di non aver parlato allora", ha affermato. "Semplicemente non pensavo che ciò che avevo visto potesse essere rilevante". Secondo il suo racconto, sarebbe stato soltanto negli ultimi anni che alcuni aspetti della vicenda lo avrebbero spinto a riflettere nuovamente su quanto accaduto. "Mi sono interessato perché ho avuto la sensazione che ci fossero ancora punti poco chiari. Se qualcuno ritiene che io stia mentendo, allora mi contesti formalmente il falso e si facciano tutte le verifiche del caso".
Il nodo dei telefoni cellulari
L'uomo ha affrontato anche una delle questioni che hanno suscitato dubbi sulla sua testimonianza, relativa ai numeri telefonici utilizzati in quel periodo. Secondo quanto riferito, all'epoca disponeva contemporaneamente di più utenze e potrebbe aver fornito agli investigatori un numero non utilizzato quella specifica mattina. "Forse ho indicato il numero sbagliato perché in quel periodo ne usavo tre. Se me lo chiedessero, potrei fornire anche gli altri e consentire ulteriori verifiche".
Le presunte minacce dopo il colloquio con gli investigatori
Particolarmente delicato il passaggio dell'intervista dedicato a un episodio che il testimone sostiene di aver vissuto dopo aver parlato con le forze dell'ordine. L'uomo ha raccontato che, circa venti giorni dopo aver reso la propria testimonianza, due persone si sarebbero presentate alla sua abitazione. "Mi era stato garantito il segreto investigativo", ha dichiarato. "Poi un giorno hanno suonato al citofono. Quando ho aperto la porta mi sono trovato davanti due persone che non conoscevo". Secondo il suo racconto, i due uomini gli avrebbero intimato di non occuparsi della vicenda. "Mi dissero: 'Ricordati che di Garlasco non sai niente e devi farti gli affari tuoi, altrimenti finisce male'". Il testimone ha inoltre affermato di ricordare l'automobile utilizzata dai due sconosciuti, una Volkswagen Polo nera con la quale si sarebbero allontanati subito dopo aver pronunciato quelle parole.
Un racconto che continua a far discutere
Le dichiarazioni rilasciate a "Filorosso" sono destinate ad alimentare ulteriormente il dibattito attorno al delitto di Chiara Poggi, uno dei casi giudiziari più seguiti e controversi della cronaca italiana. Resta ora da capire se gli elementi forniti dal testimone potranno trovare ulteriori riscontri investigativi oppure se le sue affermazioni verranno considerate prive di fondamento. Nel frattempo, il suo racconto continua a suscitare interrogativi e a riaccendere l'attenzione pubblica su una vicenda che, a quasi vent'anni dai fatti, continua a far discutere.
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