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  • Roma - Martedì 23 Giugno 2026

Morte del piccolo Domenico, spunta un altro cuore compatibile: era stato escluso dalla lista dei trapianti

Emergono dubbi sulla morte di Domenico Caliendo, escluso dalla lista trapianti nonostante la disponibilità di un cuore compatibile. L'inchiesta della Procura coinvolge sette medici.

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Nuovi interrogativi emergono sulla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bambino morto dopo il trapianto cardiaco finito al centro di un'inchiesta della Procura. Secondo la documentazione acquisita dalla famiglia, nei giorni precedenti alla morte si sarebbe resa disponibile una nuova possibilità di trapianto, ma il bambino era stato temporaneamente escluso dalla lista d'attesa.

La disponibilità di un nuovo cuore

Il 2 febbraio, dal Centro Nazionale Trapianti sarebbe arrivata la segnalazione della disponibilità di un cuore compatibile per il piccolo Domenico. Una notizia che avrebbe potuto rappresentare una concreta speranza di salvezza per il bambino ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli. Nello stesso giorno, tuttavia, il centro cardiochirurgico napoletano avrebbe comunicato la sospensione temporanea del bambino dalla lista dei pazienti candidabili a un nuovo trapianto. Secondo quanto emerge dagli atti, la decisione sarebbe stata motivata dal peggioramento delle condizioni cliniche del piccolo e dalla presenza di un quadro di insufficienza multiorgano.

La sospensione dalla lista

In una comunicazione inviata il 2 febbraio al Centro Nazionale Trapianti, con oggetto "Sospensione temporanea dalla lista di attesa per trapianto pediatrico di C.D.", si legge che "le condizioni cliniche del piccolo C.D., in lista per un retrapianto cardiaco pediatrico, sono peggiorate".Nella stessa nota viene spiegato che "si configura pertanto un quadro di multiorgan failure" e viene richiesta la sospensione dalla lista di attesa per il retrapianto cardiaco. Una valutazione maturata dopo gli accertamenti eseguiti dall'équipe medica che seguiva il bambino e dopo le complicazioni insorte in seguito al primo intervento.

Il reinserimento dopo 48 ore

A suscitare dubbi è però quanto sarebbe avvenuto appena due giorni più tardi. Il 4 febbraio, infatti, dal Monaldi sarebbe partita una nuova comunicazione diretta al Centro Regionale Trapianti della Campania con oggetto "Richiesta di reinserimento in lista". Una circostanza che pone interrogativi sulla compatibilità tra la decisione di sospendere il bambino dalla lista per gravi condizioni cliniche e la successiva richiesta di reinserimento dopo appena 48 ore. Secondo la ricostruzione della famiglia, proprio in quei giorni si sarebbe resa disponibile una nuova donazione proveniente da una regione del Centro Italia. Tuttavia il cuore sarebbe stato successivamente destinato a un altro bambino, ricoverato a Bergamo, poiché le condizioni di Domenico sarebbero state considerate incompatibili con un nuovo intervento.

Le domande della famiglia

Per i familiari del piccolo si tratta di un elemento che merita ulteriori approfondimenti. L'avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo, parla di una "strana trapiantabilità a intermittenza". "Lo scorso 2 febbraio da Bologna si era reso disponibile un cuore per Domenico che il giorno stesso, su istanza dei cardiochirurghi di Napoli, era stato cancellato dalla lista del Centro Regionale Trapianti salvo rientrarci il 4 febbraio, quando l'organo era già stato consegnato a un altro ricevente", ha dichiarato il legale. Secondo Petruzzi, "Domenico, a causa dei danni rilevati a diversi organi, venne escluso dalla lista dei trapiantabili poche ore prima che da Bologna giungesse la notizia della disponibilità di un organo da un donatore pediatrico compatibile. In quella lista ci ritornerà, miracolosamente, il 4 febbraio, quando quel cuore era stato già assegnato. Una coincidenza inquietante e meritevole di approfondimenti".

L'inchiesta

La vicenda è al centro di un'indagine della Procura che vede sette medici dell'ospedale Monaldi iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio colposo. I professionisti coinvolti hanno sempre sostenuto di aver operato nel pieno rispetto delle procedure e sulla base delle valutazioni cliniche effettuate sul paziente. Nel frattempo la famiglia continua a chiedere chiarezza. "Stanno venendo fuori altre circostanze che mi sono state tenute nascoste, non è la prima volta, forse non sarà l'ultima. Voglio giustizia per mio figlio", ha dichiarato Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico. L'inchiesta dovrà ora accertare se tutte le decisioni assunte nel percorso clinico del bambino siano state adottate secondo i protocolli previsti e se vi siano eventuali responsabilità nella gestione del caso.

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