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- Roma - Martedì 23 Giugno 2026
Torino, uccide la figlia di 13 anni e si toglie la vita: la famiglia chiede chiarezza sull'assistenza ricevuta
Una madre a Torino uccide la figlia di 13 anni e si suicida. La famiglia chiede chiarezza sull'assistenza ricevuta per la depressione della donna.
Una tragedia che ha sconvolto Torino e che, secondo i familiari, avrebbe potuto essere evitata. Maria Mihaela Belecciu, 39 anni, di origine romena, domenica avrebbe ucciso la figlia Isabella Cojorariu, 13 anni, prima di togliersi la vita nell'appartamento di via Domodossola, nel quartiere Parella. A scoprire i corpi è stata la figlia maggiore della donna, 19 anni, rientrata a casa nella tarda mattinata di domenica.
La scoperta
Secondo i primi accertamenti degli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Roberto Furlan della Procura di Torino, il quadro emerso sulla scena sarebbe compatibile con un caso di omicidio-suicidio. Nei prossimi giorni saranno disposte le autopsie sui corpi della madre e della figlia per chiarire ogni aspetto della vicenda. La ricostruzione degli inquirenti dovrà stabilire con precisione le cause della morte della tredicenne e della donna, oltre a ricostruire le ultime ore trascorse nell'abitazione.
La richiesta d'aiuto
Al centro dell'attenzione vi sono ora le condizioni psicologiche della donna. Secondo quanto riferito dai familiari, assistiti dall'avvocato Maurizio Punturieri, Mihaela Belecciu soffriva da tempo di una grave depressione, aggravata dalla separazione dal marito, che nel frattempo si era trasferito all'estero. I parenti sostengono che la donna avesse chiesto aiuto più volte ai servizi sanitari e che in passato avesse già tentato di togliersi la vita. Per questo motivo chiedono che venga fatta piena luce sul percorso assistenziale seguito negli ultimi mesi e sulle eventuali segnalazioni effettuate ai servizi di salute mentale. Secondo quanto riferito dai familiari a diversi organi di stampa, sarebbe stato richiesto più volte un ricovero o comunque un intervento più tempestivo. Sempre secondo la loro ricostruzione, una delle risposte ricevute sarebbe stata la fissazione di un appuntamento per il prossimo mese di settembre, ritenuto non adeguato rispetto alla gravità della situazione.
Il mistero del biglietto
Tra gli elementi al vaglio degli investigatori vi sarebbe anche un messaggio che la donna avrebbe lasciato alla figlia maggiore prima della tragedia. Secondo quanto riferito dai parenti, nel biglietto sarebbe stato scritto: “Guardate nel mio cellulare”, insieme alle indicazioni necessarie per accedere al dispositivo. Il telefono è stato sequestrato dagli investigatori e sarà analizzato nell'ambito dell'inchiesta per verificare l'eventuale presenza di elementi utili a comprendere il contesto in cui è maturata la tragedia.
Le indagini
Le indagini, coordinate dalla Procura di Torino, proseguono per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità legate all'assistenza ricevuta dalla donna nei mesi precedenti. I familiari, attraverso il loro legale, chiedono che venga accertato se siano stati attivati tutti gli strumenti previsti per affrontare una situazione che, a loro giudizio, presentava da tempo segnali di forte sofferenza psicologica. L'esito delle autopsie e degli accertamenti sul cellulare potrebbe fornire ulteriori elementi per chiarire una vicenda che ha profondamente colpito la comunità torinese.
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