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- Roma - Lunedì 22 Giugno 2026
Curaa: il futuro di Roma passa dalla tutela della sua Storia, non dalla sua banalizzazione
Il sindaco Gualtieri promuove Roma come metropoli innovativa, ma preoccupano i progetti che minacciano il patrimonio storico e ambientale della città.
di Sabrina Consolini
Le dichiarazioni del sindaco Roberto Gualtieri al Summit Priority Europe, secondo cui Roma non è soltanto una città famosa per il proprio patrimonio storico-artistico ma che è una metropoli orientata all’innovazione e agli investimenti, sollevano interrogativi rilevanti.
Proprio il patrimonio storico, archeologico, artistico e paesaggistico rappresenta infatti il principale capitale economico, culturale e identitario della città. Roma non è Milano, Los Angeles o Dubai: la sua unicità nasce da una stratificazione millenaria di storia, archeologia, arte e natura.
Destano quindi preoccupazione l’abbattimento di migliaia di pini, platani e lecci soprattutto nel centro storico e la crescente pressione sul delicato tessuto storico urbano che ricordiamolo è vincolato entro le Mura Aureliane.
Particolarmente controverso e preoccupante è il progetto della tratta Metro C T2 nell’area di Piazza della Chiesa Nuova, contestato da Italia Nostra, dall’Istituto Bianchi Bandinelli e da numerose altre associazioni culturali che hanno inviato una lettera al Ministro Alessandro Giuli per bloccare le “archeo-stazioni” previste a Piazza della Chiesa Nuova e a Castel Sant’Angelo.
Anche l’associazione CURAA – Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e i suoi Abitanti, insieme a trenta comitati cittadini, ha organizzato un sit-in di protesta contro gli scempi e per la tutela del patrimonio storico, artistico e ambientale della Capitale. Sotto Piazza della Chiesa Nuova sono documentati il Trigarium, destinato all’addestramento delle quadrighe nel Campo Marzio meridionale, e le tracce dell’Euripe, che alimentava lo Stagnum Agrippae e il sistema idraulico delle Terme di Agrippa.
L’area, caratterizzata da terreni alluvionali e acquitrinosi, è storicamente soggetta ad assestamenti. Lo stesso nome della Basilica di Santa Maria in Vallicella deriva dall’antico avvallamento naturale della zona. Il contesto comprende oltre alla Chiesa Nuova con i preziosi affreschi di Pietro da Cortona l’Oratorio dei Filippini del Borromini, entrambi capolavori del Seicento romano.
Molti cittadini si chiedono se i rischi siano giustificati, considerando che il collegamento con Prati è già garantito dalla Linea A attraverso le stazioni di Spagna, Lepanto e Ottaviano. Il progetto era già stato stralciato in passato perché un inutile doppione con costi, tempi e rischi elevati e calcolo di bassa frequentazione. Peraltro recenti rilevazioni segnalano abbassamenti del terreno già interessato dai lavori di cantieri metro C presso il Colosseo e Palazzo Venezia.
Particolare attenzione meritano anche a Corso Vittorio Emanuele, la Chiesa di Sant’Andrea della Valle con opere di Domenichino e Lanfranco, e la Chiesa del Gesù, storicamente soggetta a problemi statici. Una città UNESCO dovrebbe applicare rigorosamente il principio di precauzione, soprattutto lungo l’asse storico più importante e prezioso che dal Colosseo conduce al Vaticano e alla Basilica di San Pietro.
Le perplessità riguardano anche recenti interventi nell’area del Colosseo e del Mausoleo di Augusto, dove il tradizionale “bosco sacro” di cipressi è stato sostituito da una vasta spianata con aiuole geometriche. Nel loro insieme, questi interventi sembrano indicare una progressiva standardizzazione e quindi banalizzazione dei luoghi storici. È il rischio evocato dal concetto di “banalità del male” di Hannah Arendt: una lenta normalizzazione della perdita che può svuotare il patrimonio della sua identità. Roma rischia così di compromettere quell’armonia irripetibile tra storia, arte, archeologia, natura e memoria che appartiene non solo ai romani e agli italiani, ma all’intera umanità.
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