
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 24 Giugno 2026
Flotilla diretta a Gaza, liberati i due attivisti italiani fermati in Libia: dopo un mese di detenzione rientrano in Italia
Due attivisti italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia, sono stati liberati dopo un mese di detenzione in Libia e tornano in Italia.
Dopo trenta giorni trascorsi in stato di fermo in Libia, Domenico Centrone e Dina Alberizia tornano finalmente in libertà. I due attivisti italiani della Global Sumud Land Convoy, la cosiddetta "flotilla di terra" organizzata per portare aiuti umanitari a Gaza, sono stati rilasciati dalle autorità di Bengasi e hanno già lasciato il Paese nordafricano. Dopo essere stati accolti a Tunisi dall'ambasciata italiana, sono partiti per l'Italia. Il loro arrivo all'aeroporto di Fiumicino è atteso nelle prossime ore, dove ad accoglierli ci saranno familiari, amici e sostenitori. Insieme a loro è stato liberato anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino italo-uruguaiano coinvolto nella stessa missione umanitaria.
Un mese in una caserma di sicurezza
La detenzione dei tre attivisti si è svolta in condizioni difficili. Secondo quanto ricostruito dai loro sostenitori, per giorni avrebbero avuto contatti molto limitati con l'esterno e avrebbero ottenuto alcuni servizi essenziali soltanto dopo l'intervento delle autorità consolari italiane. La possibilità di comunicare con i familiari sarebbe arrivata soltanto dopo diversi giorni e dopo forme di protesta messe in atto dagli stessi detenuti.ì Per settimane il loro destino è rimasto incerto, alimentando preoccupazione tra parenti, associazioni e organizzazioni impegnate nelle iniziative di solidarietà verso Gaza.
La missione umanitaria verso Rafah
La vicenda nasce nell'ambito della Global Sumud Land Convoy, una carovana internazionale composta da circa 250 attivisti provenienti da diversi Paesi. L'obiettivo era raggiungere il valico di Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza, trasportando aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese. Tra il materiale inviato figuravano ambulanze, strutture abitative mobili e beni di prima necessità. La spedizione aveva attraversato diversi Paesi nordafricani partendo dalla Mauritania, con l'intenzione di raggiungere la Striscia via terra.
Il fermo al confine della Cirenaica
Il 24 maggio la missione si è però fermata nella zona orientale della Libia. Dopo giorni trascorsi nell'area cuscinetto che separa le due principali aree di influenza del Paese, un gruppo di dieci attivisti, tra cui gli italiani, aveva tentato di ottenere il permesso per attraversare la Cirenaica e proseguire verso l'Egitto. Secondo quanto raccontato dagli organizzatori, quello che doveva essere un incontro con le autorità locali si sarebbe trasformato improvvisamente in un fermo. Le immagini diffuse in quei giorni mostravano gli attivisti fatti salire su alcuni veicoli e portati via dalle forze di sicurezza. Da quel momento le informazioni sulle loro condizioni sono arrivate con estrema difficoltà.
L'annuncio della liberazione
A comunicare ufficialmente la conclusione della vicenda è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla detenuti da un mese in Libia", ha dichiarato il titolare della Farnesina. Tajani ha spiegato che il risultato è stato raggiunto grazie a un lungo lavoro diplomatico condotto in coordinamento tra il Ministero degli Esteri, Palazzo Chigi, la rete diplomatica italiana e gli organismi di intelligence. Il ministro ha inoltre ringraziato il personale impegnato nelle trattative che hanno portato alla liberazione dei tre attivisti.
Le difficoltà nei rapporti con la Libia orientale
Dietro il rilascio si nasconde una complessa attività diplomatica. La Cirenaica, controllata dalle autorità vicine al generale Khalifa Haftar, rappresenta infatti uno degli scenari più delicati del Mediterraneo. I rapporti tra il governo riconosciuto dalla comunità internazionale con sede a Tripoli e l'amministrazione dell'Est del Paese continuano a essere caratterizzati da tensioni e fragili equilibri politici. In questo contesto, ottenere la liberazione degli attivisti ha richiesto settimane di contatti e negoziati.
I dubbi sulla vicenda
Tra gli organizzatori della missione resta tuttavia l'amarezza per quanto accaduto. Alcuni osservatori ritengono che i permessi ottenuti inizialmente per attraversare parte del territorio libico possano aver contribuito a creare aspettative poi disattese. Secondo alcune ricostruzioni, gli attivisti potrebbero essere rimasti intrappolati nelle complesse dinamiche politiche che caratterizzano la Libia divisa tra governi e autorità concorrenti. Un'ipotesi che continua ad alimentare interrogativi tra coloro che hanno seguito da vicino la vicenda.
Le critiche del movimento
La liberazione non ha spento le polemiche. In una nota, il movimento Global Sumud Flotilla ha espresso soddisfazione per il ritorno in libertà degli attivisti ma ha anche chiesto un impegno più incisivo delle istituzioni italiane. L'organizzazione sollecita interventi diplomatici formali e iniziative internazionali per denunciare quelle che considera violazioni dei diritti dei partecipanti alle missioni umanitarie. Secondo il movimento, il rilascio rappresenta un risultato importante ma non esaurisce le questioni aperte emerse durante la detenzione.
L'accoglienza in Italia
Nelle prossime ore Centrone e Alberizia potranno finalmente riabbracciare familiari e amici. Numerosi sostenitori hanno annunciato la loro presenza all'aeroporto di Fiumicino per accogliere i due attivisti dopo un mese di detenzione. La portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha sottolineato il ruolo svolto dalla società civile durante queste settimane. "Non hanno mai smesso di mobilitarsi, organizzando presidi, manifestazioni e iniziative di solidarietà affinché l'attenzione sul caso non diminuisse", ha dichiarato.
Una vicenda che lascia interrogativi
Il ritorno a casa dei tre attivisti chiude una vicenda che aveva suscitato forte preoccupazione in Italia e all'estero. Rimangono però aperte molte domande sulle circostanze del fermo, sulle condizioni della detenzione e sul trattamento riservato ai partecipanti alla missione umanitaria. Per ora prevale il sollievo per una liberazione attesa da settimane. Dopo un mese trascorso lontano da casa e in condizioni difficili, Domenico Centrone e Dina Alberizia possono finalmente fare ritorno in Italia, mettendo fine a una delle vicende diplomatiche più delicate delle ultime settimane.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














