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- Roma - Mercoledì 20 Maggio 2026
Flotilla: Tajani annuncia il rientro dei primi italiani. Ben Gvir: "Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo"
Il ministro degli Esteri conferma il ritorno in patria del deputato Carotenuto e del giornalista Mantovani. Ad Ashdod, il ministro della Sicurezza Nazionale pubblica video shock e deride i fermati ammanettati: "Benvenuti, siamo noi i padroni di casa". Ottantasette attivisti iniziano lo sciopero della fame, proteste da Seul a Firenze.
Prime mediazioni diplomatiche e forte scontro umanitario sull'asse Roma-Tel Aviv dopo il sequestro totale delle imbarcazioni della flotta umanitaria diretta a Gaza.
A margine dell'incontro bilaterale a Villa Doria Pamphilj tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato una prima svolta sul fronte dei connazionali trattenuti dall'esercito israeliano (Idf): “Stasera rientreranno i primi due italiani della Flotilla, il parlamentare Carotenuto e il giornalista Mantovani”.
La Farnesina ha reso noto che Tajani ha intrattenuto fitti colloqui notturni con l'omologo israeliano Gideon Saar, insistendo affinché i cittadini italiani vengano messi in condizione di ripartire al più presto e affinché siano tassativamente tutelati l'incolumità e i diritti di ogni singolo attivista.
I funzionari dell'Ambasciata d'Italia si sono recati presso lo scalo marittimo di Ashdod per garantire massima assistenza consolare prima del trasferimento dei fermati in una struttura di identificazione propedeutica al rimpatrio.
Mentre la diplomazia stringe i tempi, le immagini e le comunicazioni ufficiali provenienti da Israele infiammano la polemica internazionale. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, l'esponente di estrema destra Itamar Ben-Gvir, ha visitato personalmente il porto di Ashdod diffondendo sui propri canali social filmati volti a schernire i manifestanti bloccati dalla marina militare. Sotto la dicitura “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, il ministro ha ironizzato sui prigionieri che sfilavano ammanettati e bendati, esultando con le formule: ''Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa'' e ''Il popolo d'Israele vive''.
In uno dei video pubblicati si vede chiaramente un attivista scaraventato a terra dalle forze dell'ordine dopo aver urlato lo slogan "Free Palestine".
Le denunce sul trattamento riservato ai componenti della spedizione trovano sponda anche nelle colonne del quotidiano israeliano Haaretz, che descrive scene in cui i volontari vengono legati e trascinati all'interno dei magazzini portuali mentre dagli altoparlanti viene trasmesso l'inno nazionale Hatikva. Nei filmati si distinguono agenti di polizia con il volto coperto che spingono a terra gli attivisti costringendoli a muoversi carponi, per poi allinearli in ginocchio con la faccia rivolta al pavimento e i polsi serrati da fascette di plastica.
L'organizzazione per i diritti umani Adalah ha annunciato battaglia giudiziaria: ''Il team legale di Adalah contesterà la legalità di queste detenzioni e chiederà l'immediato rilasciò di tutti i partecipanti alla flottiglia''.
La reazione interna alla flotta è stata immediata: ottantasette dei 430 attivisti catturati hanno intrapreso uno sciopero della fame a oltranza. Attraverso la piattaforma X, il coordinamento della Global Sumud Flotilla ha denunciato che, per la seconda volta in tre settimane, le forze di Tel Aviv – ironicamente definite come l'autoproclamato "esercito più morale" – hanno "rapito i loro compagni in acque internazionali", esortando i governi globali a condannare quello che viene descritto come un vero e proprio "atto di pirateria".
Il bilancio dei legali italiani si è intanto consolidato attorno a 30 connazionali bloccati (più tre residenti di nazionalità spagnola e statunitense), molti dei quali già schedati o fermati in precedenti missioni nell'ottobre 2025 o al largo di Cipro. La squadra legale in Italia ha già depositato una nuova formale denuncia alla Procura di Roma.
Il caso ha assunto rapidamente una rilevanza ecumenica e transnazionale. A Firenze, l'imam Izzeddin Elzir ha espresso parole durissime a sostegno dei cooperanti: "A Israele chiedo di liberare i nostri concittadini, non può compiere pirateria, rapire persone che sono in acque internazionali. L'unica loro colpa è che vogliono aiutare i più deboli. Spero che il nostro governo si impegni in maniera profonda a liberare i nostri concittadini".
Il leader religioso toscano ha poi aggiunto una critica diretta alla linea di stabilità militare dell'esecutivo italiano: "Il nostro governo purtroppo non vede la realtà. Anche se lo ringrazio perché ha ospitato più di 200 bambini per curarli, sono disposto a ringraziarlo mille volte di più se non manda le armi".
Forti proteste formali sono giunte infine anche dall'Estremo Oriente: il leader dell'opposizione e presidente sucoreano del Minjoo, Lee Jae-myung, ha condannato fermamente il sequestro dei cargo umanitari – sui quali viaggiavano anche cittadini sudcoreani – bollando l'operazione como un atto "disumano ed estremo" consumato al di fuori delle acque territoriali dello Stato ebraico. Lee ha esortato Seul a muoversi "rigorosamente secondo le regole", domandando pubblicamente ai propri consiglieri se la Corte Penale Internazionale (CPI) avesse già spiccato un mandato di cattura internazionale per il premier Benjamin Netanyahu.
Alla risposta affermativa del consigliere per la sicurezza nazionale Wi Sung-lac, Lee ha chiosato dichiarando che tale provvedimento rende a tutti gli effetti Netanyahu "un criminale di guerra".
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