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  • Roma - Mercoledì 6 Maggio 2026

IA come confidente: un giovane europeo su due si affida ai chatbot

Un’indagine Ipsos commissionata dal Cnil lancia l'allarme sulla salute mentale: il 51% degli intervistati preferisce l'algoritmo al medico. Cresce il rischio di dipendenza emotiva tra gli 11 e i 25 anni.

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L'intelligenza artificiale sta diventando il nuovo rifugio emotivo per le nuove generazioni. Secondo un'indagine condotta da Ipsos Bva per conto dell'autorità francese Cnil, circa un giovane europeo su due utilizza i chatbot per discutere di questioni intime o personali.

Il rapporto rivela che il 51% del campione (3.800 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni) trova più semplice affrontare temi legati alla salute mentale con un'interfaccia digitale piuttosto che con un professionista in carne ed ossa.

Questa tendenza è alimentata dalla disponibilità h24 dei chatbot, percepiti come veri e propri consiglieri di vita dal 60% degli intervistati. Questa presenza costante, come riportato da The Next Web, "va a colmare un vuoto lasciato dalle reti di supporto tradizionali".

I dati confermano la crisi dei canali classici: solo il 49% dei ragazzi ha interpellato operatori umani e appena il 37% si è rivolto a psicologi.

La crescita di questo fenomeno porta con sé forti preoccupazioni. Come sottolineato da Reuters, nell'ultimo anno è aumentato il timore per l'impatto psicologico di questi strumenti. "Gli esperti", scrive l'agenzia, "hanno messo in guardia sui limiti dell'IA nel rilevare le emozioni umane e nel fornire un supporto emotivo sicuro".

Franke Föyen, tra gli autori della ricerca, ha evidenziato inoltre come perfino i professionisti abilitati potrebbero faticare a distinguere i suggerimenti algoritmici da quelli umani.

In Italia la situazione è speculare. Un'indagine di Skuola.net e Associazione Di.Te. su quasi mille giovani tra i 10 e i 20 anni conferma che il 46% usa l'IA per parlare di sé (l'11% lo fa ogni giorno). Per il 60% l'esperienza è appagante perché priva di giudizi, ma il dato più critico riguarda l'attaccamento: il 40,3% degli intervistati ammette di aver sviluppato dei veri e propri legami emotivi con il proprio assistente digitale.

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