Il caso della statua di Lisippo, l’atleta senza pace: il destino conteso di un capolavoro antico

Il convegno di Gubbio mette a confronto archeologia, tutela e diritto sul caso dell’Atleta vittorioso di Fano.

di Alessandro Cappelli
Domenica 29 Marzo 2026
Roma - 29 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Il convegno di Gubbio mette a confronto archeologia, tutela e diritto sul caso dell’Atleta vittorioso di Fano.

C’è una espressione, letta per caso come insegna di un negozio per bambini del centro della mia città, che può cambiare il modo di guardare le cose: “mettimi giù”. Una richiesta semplice, quasi infantile, piuttosto inusuale. I bambini, generalmente, chiedono ai propri genitori di essere presi in braccio, non il contrario. 
Eppure proprio questo rovesciamento suggerisce un’immagine diversa: quella di qualcuno che vuole essere lasciato libero, smettere di essere trattenuto, forse persino smettere di essere conteso.

È difficile non pensare, da qui, alla storia dell’Atleta di Fano, uno dei bronzi più straordinari giunti fino a noi dall’antichità, attribuito alla scuola di Lisippo. Una storia che attraversa secoli e continenti, segnata da spostamenti, contese e incidenti, e che oggi continua ad interrogare studiosi, giuristi ed appassionati d’arte.

Di questo si è discusso nel convegno tenutosi ieri a Gubbio, nella splendida cornice del Park Hotel Ai Cappuccini, circondato dalle vette appena innevate, dove esperti di diverse discipline hanno offerto letture approfondite ed appassionate. Storici dell’arte, accademici e giuristi -  il prof. Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, il dott. Andrea Gentili, consigliere della Corte Suprema di Cassazione, per citarne alcuni - hanno ricostruito il percorso dell’opera, analizzandone il valore estetico, la rilevanza storica e le complesse questioni legali legate alla sua proprietà. È emerso con forza , per l’ennesima volta, quanto questo bronzo non sia soltanto un capolavoro artistico, ma anche un caso emblematico nel dibattito internazionale sulla restituzione dei beni culturali.

La vicenda dell’atleta è infatti degna di un racconto epico. Nato nella Grecia classica - fatto provato dalla presenza di bucce di pistacchio rinvenute nella terra del nucleo di fusione - per celebrare una vittoria atletica, il bronzo giunge a Roma in età antica, forse come ornamento di un contesto prestigioso. Secoli più tardi, secondo l’autorevole pensiero del Prof. Rodolfo Battistini, viene disposto il trasferimento della statua da Roma verso Costantinopoli. Ma il viaggio si interrompe tragicamente: la nave che lo trasporta affonda, e la statua scompare negli abissi.

Per quasi due millenni Nettuno la custodisce, come se la bellezza fosse stata sottratta agli uomini e riconsegnata alla natura. Poi, in epoca moderna, siamo nel 1964, l’uomo la recupera, strappandola al fondo marino, ma segnandola irrimediabilmente: priva di alcune parti, ferita, incompleta. Da quel momento, l’atleta ricomincia il suo viaggio, non più sospinto dalle correnti, ma dalle mani e dagli interessi degli uomini.

Dalle acque al largo di Fano, dove fu rinvenuto da parte di fortunati pescatori, fino a passaggi complessi e controversi che lo conducono fuori dall’Italia e infine negli Stati Uniti, dove oggi è conservato al Getty Museum di Malibú, in California. Ma il suo percorso non si è fermato nemmeno lì: il dibattito sulla sua restituzione è ancora aperto, e coinvolge non solo istituzioni nazionali, ma anche identità locali. Fano e Gubbio, in particolare, ne rivendicano il legame storico, immaginando per esso un ritorno che però apre, a detta dell’organizzatore dell’evento, Dott. Sergio Matteini Chiari, presidente del Centro Studi Giuridici della Città di Gubbio, nuove domande: dove dovrebbe essere esposto? In quale luogo potrebbe davvero “appartenere”?

Durante il convegno di Gubbio, ogni intervento ha portato argomentazioni, dati, passione. C’è chi ha dedicato una vita intera allo studio di questo bronzo, chi ne difende la restituzione come atto di giustizia, chi sottolinea la dimensione universale dell’arte e la necessità in continua evoluzione di capirne ogni invisibile sfumatura. Eppure, al di là delle posizioni, emerge in me una questione più sottile e forse più profonda.
E se provassimo a metterci dalla parte della statua?

Non è solo un oggetto. La sua bellezza è tale da sembrare viva, capace di emanare una presenza. Le sue lacune, le parti mancanti, gli occhi scavati privi di pupille, non sono soltanto danni materiali: ricordano ferite, tracce di un’esistenza travagliata. In questa prospettiva, il lungo percorso dell’atleta non è soltanto una storia di scambi e appropriazioni, ma quasi una biografia, segnata da strappi continui.

L’arte nasce per essere guardata, ammirata, condivisa. Eppure, nel caso dell’Atleta di Fano, questa stessa bellezza sembra aver generato una condanna: quella di essere incessantemente desiderata, contesa, spostata. Come se, paradossalmente, il suo valore la privasse di una pace definitiva.
Forse è proprio qui che la frase iniziale torna a risuonare con forza: “mettimi giù”. Come una richiesta silenziosa che attraversa i secoli. Non più il desiderio di essere elevata, posseduta o esibita, ma quello di trovare finalmente una dimora, o forse semplicemente di essere lasciata essere.

Il convegno di Gubbio ha dimostrato quanto questa opera debba tornare definitivamente in Italia e questo auspicio è tanto legittimo quanto nobile ma soprattutto farebbe tirare un sospiro di sollievo a Lisippo che forse ci sussurra: siamo sicuri che l’arte debba appartenere a qualcuno?


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

atleta Fano
getty museum
lisippo
PN24
Prima Notizia 24

APPUNTAMENTI IN AGENDA