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- Roma - Mercoledì 20 Maggio 2026
Taiwan, il presidente Lai: "Il nostro futuro non può essere deciso da forze straniere"
Nel discorso per il secondo anniversario del suo mandato, il presidente taiwanese rivendica l'autodeterminazione dell'isola. Da Washington, il tycoon Donald Trump annuncia una telefonata con Taipei prima di sbloccare la maxi commessa militare da 14 miliardi di dollari, sfidando i veti di Pechino.
Il delicato equilibrio geopolitico nello Stretto di Taiwan torna a infiammarsi sull'asse che collega Taipei a Washington, riaccendendo i riflettori sulle storiche rivendicazioni di autonomia dell'isola e sulle future mosse dell'amministrazione statunitense.
In occasione di una ricorrenza istituzionale cruciale, il presidente taiwanese Lai Ching-te ha inviato un messaggio chiarissimo alla comunità internazionale e, in particolare, alle pressanti mire di Pechino. Come si legge nella trascrizione ufficiale pubblicata sul sito governativo di Taipei nel giorno del secondo anniversario della sua presidenza, il leader ha voluto blindare l'indipendenza decisionale del proprio popolo: "Il futuro di Taiwan non può essere deciso da forze straniere, né può essere ostaggio della paura, della divisione o di interessi a breve termine".
Quasi contemporaneamente, sul fronte opposto del Pacifico, sono arrivate le pesanti dichiarazioni di Donald Trump destinate a ridisegnare la strategia di supporto militare statunitense. Il tycoon ha annunciato l'intenzione di avviare un contatto diretto con il capo di Stato dell'isola – noto in Occidente anche come William Lai – prima di dare il via libera definitivo a una storica fornitura bellica da 14 miliardi di dollari.
Parlando apertamente con i media, il presidente americano ha delineato un approccio pragmatico e bilaterale: "Gli parlerò. Parlo con tutti. Abbiamo quella situazione molto ben sotto controllo. Abbiamo avuto un ottimo incontro con il presidente Xi, lavoreremo su questo, sul problema di Taiwan".
La scelta di Trump di procedere con una linea diretta non è priva di incognite e pericoli sul piano delle relazioni globali. La semplice telefonata programmata tra Washington e Taipei sarà infatti motivo di fortissime tensioni con la Cina, che considera da sempre l'isola una provincia ribelle. Il governo comunista di Pechino, rivendicando fermamente la propria sovranità legale su Taipei, si oppone da decenni a qualsiasi forma di contatto ufficiale o diplomatica tra i leader taiwanesi e i governi stranieri.
Lo scontro si fa ancora più aspro con gli Stati Uniti, storicamente vincolati dalle proprie leggi interne a fornire a Taiwan tutti i mezzi necessari per garantire la propria difesa e sicurezza territoriale.
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