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- Roma - Mercoledì 20 Maggio 2026
Iran, i Pasdaran minacciano: "Se Washington attacca, la guerra si estenderà oltre la regione". Trump: "Netanyahu? Farà ciò che voglio"
Mentre si lima l'intesa a oltranza per sbloccare lo Stretto di Hormuz ed evitare il collasso economico globale, le Guardie Rivoluzionarie minacciano una reazione globale in caso di attacco Usa. Prosegue il dramma in Libano con oltre tremila vittime, nonostante la tregua.
Le diplomazie internazionali sono impegnate in una frenetica corsa contro il tempo per disinnescare l'escalation totale nel bacino mediorientale, con trattative serrate che potrebbero ridisegnare gli equilibri strategici globali.
Sotto la fortissima pressione dei Paesi del Golfo, la Casa Bianca ha concesso una brevissima tregua diplomatica prima di un eventuale ricorso alle armi, offrendo alla controparte un ultimatum di appena quarantotto o settantadue ore per accettare le condizioni sul tavolo. L'inquilino della Casa Bianca ha confermato la massima allerta, oscillando tra spiragli di dialogo e l'opzione militare: "Siamo nelle fasi finali dei negoziati con l'Iran. Vedremo cosa accadrà".
Lo stesso presidente statunitense ha poi chiarito che, in assenza di una fumata bianca, Washington passerà alle maniere forti, pur auspicando una soluzione pacifica: "Dovremo intraprendere azioni un po' spiacevoli. Speriamo, tuttavia, che ciò non accada".
Sul fronte alleato, il tycoon ostenta una sicurezza assoluta circa la totale sintonia con i vertici politici di Tel Aviv. Dopo un lunghissimo e teso colloquio telefonico notturno con il premier israeliano, rivelato dalle emittenti televisive dello Stato ebraico, il leader americano ha liquidato i dubbi sulla tenuta dell'asse transatlantico con parole nette: "Netanyahu farà quello che voglio. E' una brava persona e non è trattato bene in Israele".
Il testo di un'intesa di pace sarebbe comunque già in dirittura d'arrivo. Secondo i network arabi, i diplomatici delle due superpotenze starebbero limando i dettagli definitivi del documento proprio in queste ore, con la possibilità di una firma imminente.
A fare da garante per la stabilizzazione dell'area potrebbe intervenire il capo dell'esercito pachistano, Asim Munir, atteso a Teheran per formalizzare i patti. La conclusione delle ostilità rappresenta una priorità assoluta anche per il G7 riunito a Parigi, fortemente allarmato per il blocco delle rotte commerciali e per l'impatto devastante su carburanti, generi alimentari e catene logistiche.
Le potenze occidentali chiedono con urgenza "un rapido ritorno alla libera e sicura circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz e una soluzione duratura del conflitto". Proprio in quel tratto di mare, infatti, i Pasdaran hanno imposto un controllo ferreo, costringendo i mercantili occidentali al pagamento di dazi di sicurezza superiori ai 150.000 dollari per il transito, garantendo invece corsie preferenziali alle flotte cinesi e russe.
La controparte iraniana, tuttavia, mantiene una postura di estrema sfida militare. In una nota ufficiale diramata dalle Guardie della Rivoluzione, i vertici militari di Teheran hanno minacciato ritorsioni su scala planetaria, pronte a colpire obiettivi sensibili ben oltre i confini del Medio Oriente: "Se gli Usa attaccano, la guerra si estenderà oltre la regione". I Pasdaran hanno avvertito gli alleati occidentali di non sottovalutare i propri arsenali strategici: "Non abbiamo ancora impiegato tutte le capacità della Rivoluzione Islamica contro di loro". Il comunicato prosegue con toni perentori: "Ma ora, se l'aggressione contro l'Iran si ripeterà, la guerra regionale promessa si estenderà questa volta oltre la regione, e i nostri colpi devastanti in luoghi inaspettati vi porteranno alla rovina totale". L'ala dura del regime ha poi concluso respingendo i canali di propaganda virtuale: "Siamo uomini di guerra e vedrete la nostra potenza sul campo di battaglia, non nelle dichiarazioni vuote e sui social network".
Mentre si consuma lo scontro geopolitico, il bilancio umanitario sul campo di battaglia continua ad aggravarsi. In Libano, nonostante l'accordo per il cessate il fuoco siglato ad aprile e recentemente esteso, i raid israeliani non si sono mai fermati, colpendo duramente la valle della Bekaa e il sud del Paese, provocando altre 15 vittime nelle ultime ore, tra cui quattro bambini a Deir Qanun an Nahr. Il ministero della Sanità di Beirut ha diffuso un report drammatico che certifica oltre tremila decessi dall'inizio dell'offensiva, denunciando inoltre l'uccisione sistematica del personale medico e la demolizione di decine di centri di primo soccorso.
Di contro, le milizie di Hezbollah rispondono con massicci attacchi di droni diretti verso le postazioni ebraiche d'occupazione, provocando feriti nel nord di Israele.
In questo scenario di massima frammentazione, fonti di stampa internazionali rivelano infine l'intenzione di Washington di procedere a una drastica revisione del proprio impegno militare all'interno della Nato, pianificando una cospicua riduzione del contingente americano a presidio del continente europeo in caso di crisi.
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