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- Roma - Lunedì 15 Giugno 2026
Iran, Macron: "Francia, Gran Bretagna, Italia e Olanda pronte a guidare la missione a Hormuz"
Le cancellerie occidentali accolgono con favore il memorandum d'intesa siglato nella notte tra Stati Uniti e Iran, mediato da Qatar e Pakistan.
"Pronti alla guida della missione a Hormuz con Gran Bretagna, Olanda e Italia". Con queste dichiarazioni, rilasciate in un'intervista concessa a TF1 da Evian-les-Bains in apertura dei lavori del G7, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il dispiegamento delle forze navali europee nello scacchiere mediorientale.
Secondo il presidente francese, la missione potrebbe essere dispiegata "entro due o tre giorni". L'obiettivo cardine del contingente multilaterale risiede nell'accompagnare e proteggere la navigazione nel canale strategico non appena l'accordo quadro preliminare siglato tra la Casa Bianca e la Repubblica Islamica diventerà pienamente operativo.
Il capo dell'Eliseo ha fissato una linea invalicabile sul piano del diritto internazionale e della libertà di navigazione, contestando apertamente le indiscrezioni trapelate circa la volontà iraniana di esigere compensazioni finanziarie sul transito dei mercantili: "La riapertura dello stretto di Hormuz con l'imposizione di pedaggi sarebbe contraria al diritto internazionale".
I dettagli operativi della mobilitazione militare erano già stati anticipati dallo stesso Macron sui propri canali digitali, dove aveva specificato che la "missione marittima internazionale istituita dalla Francia e dal Regno Unito" risulta "pronta ad accompagnare" lo sminamento e il ripristino delle rotte aeree e navali e che "i mezzi sono dispiegati e pronti a essere attivati".
Sulla stessa linea si è posizionato il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, il quale ha rimarcato l'importanza cruciale della cooperazione transatlantica, confermando che Londra è determinata "a collaborare con gli alleati per sostenere questo processo, anche, se necessario, attraverso l'attivazione della missione multilaterale difensiva e indipendente per la cui pianificazione il Regno Unito e la Francia hanno avuto un ruolo guida finora".
L'architettura diplomatica che ha congelato le ostilità si fonda su un memorandum d'intesa che i delegati delle due potenze contrapposte andranno a sottoscrivere ufficialmente questo venerdì in territorio elvetico. Prima della cerimonia formale, le diplomazie di Washington e Teheran svolgeranno una serie di incontri tecnici preparatori a Doha, sotto la supervisione dei negoziatori del Qatar che hanno sbloccato la situazione dopo una maratona di 17 ore consecutive di confronto.
I termini essenziali dell'accordo prevedono l'immediata cessazione delle campagne militari su tutti i fronti caldi, estendendosi espressamente anche al territorio libanese, sebbene nelle medesime ore la cronaca registrasse ancora intensi bombardamenti e raid effettuati dai droni delle forze israeliane nel sud del Paese.
Il capitolo più delicato riguarda la rimodulazione dei programmi atomici della Repubblica Islamica. La comunità internazionale ha concesso alle parti un lasso di tempo di 60 giorni per redigere un trattato definitivo e vincolante. In questa delicata partita, le diplomazie europee del gruppo E4 (Francia, Regno Unito, Germania e Italia) hanno espresso la massima fermezza sulla sicurezza globale, vincolando l'allentamento delle sanzioni economiche a impegni stringenti: "L'Iran non deve mai acquisire armi nucleari. Siamo pronti a collaborare con Usa, Iran e Aiea a tal fine".
Lo sblocco delle misure punitive avverrà solo a patto che Teheran metta in atto "passi concreti e verificabili". Sulla questione vigila l'ombra del presidente statunitense Donald Trump, che in un colloquio telefonico con il New York Times ha usato toni perentori, minacciando che in assenza di un'intesa sul nucleare "riprendiamo attacchi all'Iran" o, in alternativa, trasformando Washington nei "custodi del Medio Oriente" in cambio del 20% dei ricavi regionali.
Via social, il tycoon ha comunque ostentato ottimismo, dichiarando che "Hormuz riaprirà dopo la firma dell'accordo di venerdì con l'Iran" consentendo al greggio di tornare a scorrere a beneficio dei mercati globali.
La notizia della distensione è stata accolta con profonda soddisfazione dalle cancellerie occidentali e dai mediatori internazionali. La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha rilasciato una nota ufficiale in cui evidenzia la portata storica del memorandum: "Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, il nostro forte apprezzamento per il memorandum d'intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore. Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un'occasione di pace che va colta: l'Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo".
Parole di elogio sono giunte anche dai vertici delle istituzioni europee. Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha chiesto la piena e tempestiva applicazione del testo affinché "le armi devono tacere", mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ricordato la centralità dello Stretto per la stabilità economica globale. Anche il ministro degli Esteri del Pakistan, Ishaq Dar, ha espresso gratitudine verso i partner mediorientali per aver prediletto la strada del dialogo allo scontro diretto.
Di segno opposto rimangono le determinazioni dello Stato di Israele, che non intende arretrare dalle proprie posizioni strategiche sul terreno. Il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha infatti escluso qualsiasi ipotesi di disimpegno o di ritiro dei contingenti militari dai territori occupati: "Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza alcun limite di tempo, per proteggere, da lì, il confine e le comunità israeliane dagli elementi jihadisti".
Di contro, i canali informativi ufficiali della Repubblica Islamica offrono una lettura del trattato radicalmente diversa rispetto a quella fornita dalle cancellerie occidentali. Secondo quanto divulgato dall'agenzia di stampa Fars, che cita fonti interne alle delegazioni negoziali, l'intesa siglata con gli Stati Uniti sancirebbe implicitamente il diritto di Teheran a monetizzare il transito delle imbarcazioni commerciali all'interno del canale marittimo.
Le fonti iraniane sostengono che il regime di totale gratuità e di esenzione dalle tariffe sia stato concesso "solo per 60 giorni", interpretando questa clausola temporale come una formale accettazione da parte americana del principio della riscossione dei pedaggi.
La strategia geopolitica dell'Iran, attuata in stretta collaborazione con il Sultanato dell'Oman, punta a trasformare l'amministrazione dello Stretto in una fonte stabile di introiti economici una volta scaduto il bimestre di moratoria. Il piano prevede l'applicazione di tariffe commerciali giustificate dall'erogazione di servizi di pattugliamento, sicurezza, assistenza alla navigazione e tutele assicurative e ambientali.
I media governativi sottolineano come l'ultima stesura del memorandum sia stata modificata proprio al fine di "sottolineare in modo definitivo ed esplicito l'esercizio della sovranità di Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz", configurando la futura gestione della via d'acqua come una prerogativa esclusiva dei due paesi costieri.
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