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- Roma - Venerdì 3 Luglio 2026
La madre di Nessy Guerra: "In Egitto lottiamo con la paura, per mia figlia e mia nipote sogno la libertà in Italia"
La madre di Nessy Guerra esprime il desiderio di libertà per la figlia e la nipote, attualmente in Egitto, dove vivono nel timore di arresti.
"La libertà. È l'unica cosa che sogniamo per nostra figlia Nessy e nostra nipote. Senza libertà si è solo schiavi". È il desiderio di Gian Paolo Guerra e della moglie Fiorella Mazza, madre della 27enne di Sanremo che in Egitto vive con il timore di essere arrestata. Mercoledì notte, a Hurghada, quella paura è tornata improvvisamente a farsi concreta. Per alcune ore il sogno della libertà si è trasformato di nuovo in un incubo. "Alle 3 la polizia è piombata in casa, ha prelevato Nessy e la bimba", racconta Fiorella Mazza, 60 anni, per trent'anni commerciante a Sanremo. La nipote ha tre anni e mezzo ed è affidata proprio alla nonna. "Per questo abbiamo ottenuto di seguirle in commissariato".
La paura dell'arresto
Il primo pensiero della donna è stato che gli agenti fossero arrivati per arrestare la figlia. "In Egitto mia figlia è considerata latitante dopo una condanna per adulterio a sei mesi di carcere con lavori forzati. Quando ti portano in commissariato con una sentenza così sulle spalle, non pensi a un chiarimento. Pensi che possano portartela via", racconta. A rendere quelle ore ancora più difficili è stata la presenza della bambina, portata in commissariato nel cuore della notte insieme alla madre. "Si prova almeno a evitarle la paura. Per fortuna ci hanno messo in un piccolo ufficio. Abbiamo giocato, le abbiamo dato una matita, ha disegnato. Poi si è addormentata". A un certo punto, però, la tranquillità è stata interrotta. "È entrato un graduato e ha urlato per svegliare uomini ammanettati alle panchine. Si è svegliata anche lei".
"A tre anni non deve stare in un commissariato"
La bambina, spaventata, voleva andare via. I nonni hanno cercato di tranquillizzarla e di spiegarle che era necessario aspettare. "La fortuna è che è una bambina serena, vive in una casa dove c'è armonia. Però a tre anni non deve stare in un commissariato, tra divise, urla e uomini ammanettati. Deve andare all'asilo, giocare con i coetanei, conoscere la vita", dice Fiorella Mazza. Una vita normale è ciò che la famiglia continua a chiedere per lei e per Nessy, mentre la situazione giudiziaria resta ancora complessa.
Il rapporto con Tamer e i primi sospetti
In questi giorni Tamer sarebbe stato nuovamente fermato per 48 ore per vicende giudiziarie che riguardano suo padre. Ma Fiorella Mazza racconta di aver capito troppo tardi che qualcosa nel rapporto tra lui e Nessy non andava. "C'era anche la distanza: lui viveva a Genova, noi a Sanremo. Al telefono non conosci una persona. Lo vedevamo poco e ci aveva ammaliati. Sembrava un bravo ragazzo. Almeno fino all'episodio dei cinghiali". Il riferimento è a una fotografia della figlia arrivata alla famiglia. "Ci arrivò una foto di Nessy con il volto tumefatto e il naso rotto. Ci dissero che era caduta da una scalinata a Genova perché erano spuntati dei cinghiali. Lo disse lui, lo confermò sua madre, lo disse anche mia figlia, reticente". Solo un anno dopo, racconta Fiorella, la verità sarebbe venuta a galla. "Nessy ci ha confessato che non era caduta: era stato lui a colpirla. È bravo con le parole e riuscirebbe a convincere chiunque".
Il trasferimento in Egitto
Poi arrivò la decisione di trasferirsi in Egitto. Secondo il racconto della madre, Tamer aveva presentato alla famiglia il progetto di una nuova vita. "Diceva che avrebbero aperto un B&B, che a Genova con il Covid aveva perso attività e negozi, che aveva una casa e una causa vinta". La realtà, però, sarebbe stata diversa. "Poi abbiamo scoperto che quella causa l'aveva persa, che lo sapeva e che era stato condannato. Da lì tutto è precipitato".
L'affidamento della bambina
Oggi Fiorella Mazza è affidataria della nipote, ma non considera questo ruolo un peso. "Nessuno, perché viviamo insieme. Nessy c'è. Io ho accettato l'affidamento perché altrimenti mia nipote sarebbe andata alla madre di Tamer. E questo non deve succedere mai". La situazione cambierebbe soltanto se Nessy venisse arrestata. "Ma finché c'è la mamma, io sono la nonna", sottolinea.
Le strade per tornare in Italia
La famiglia continua a sperare in una soluzione che permetta a Nessy e alla figlia di lasciare l'Egitto. Le possibilità sono diverse: il ricorso in Cassazione, la revoca del divieto di espatrio per la bambina o una grazia chiesta dall'Italia. "Io penso che una strada per la libertà la troveremo. Però devono muoversi il nostro governo e quello egiziano", afferma Fiorella Mazza. La grazia potrebbe rappresentare una possibile via d'uscita, ma da sola non basterebbe. "Serve risolvere anche il divieto di espatrio della bambina. Nessy non lascerebbe mai sua figlia in Egitto".
L'appello a Mattarella: "Da nonna a nonno"
Fiorella Mazza vorrebbe poter parlare direttamente con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Ma da nonna a nonno", precisa. Il suo appello è quello di fare tutto il possibile per permettere alla famiglia di tornare in Italia. "Guardi mia nipote: ha quasi quattro anni e non può crescere chiusa in un appartamento, sempre con la paura di scappare. Deve andare all'asilo, giocare con i coetanei, conoscere la vita. Non chiediamo privilegi, ma giustizia e protezione".
"Sogno una casa vera, non un rifugio"
Il desiderio per il futuro resta uno solo: la libertà. "La libertà è ciò che rende l'essere umano fiero di essere se stesso. Senza libertà si è solo schiavi", dice la madre di Nessy. Il pensiero va soprattutto alla nipote. "Spero che abbia presto una vita normale, senza paura delle divise". E poi alla figlia, costretta a vivere nel timore di un nuovo intervento della polizia. "Sogno che Nessy possa dormire senza temere una telefonata o un citofono nel cuore della notte. Una casa vera, non un rifugio".
Gli attacchi sui social
A rendere ancora più difficile la situazione ci sono anche gli attacchi sui social. Nessy, racconta la madre, si arrabbia quando la sua vicenda viene ridotta a una questione privata. "Le spiego che la cattiveria è l'unica cosa che molti danno gratis. Tanti salgono sul pulpito a giudicare senza conoscere. Così danno solo fiato alla bocca". Per la famiglia, la vicenda va molto oltre una controversia personale. "Questa non è una causa privata: è una battaglia per i diritti, perché c'è una bimba, e per la libertà".
"Qui non c'entrano politica, fedi o bandiere"
Fiorella Mazza respinge infine ogni tentativo di trasformare la storia della figlia in uno scontro politico, religioso o razziale. "I manipolatori sono quelli che ne fanno una questione di destra o sinistra, di cattolici o islamici o, peggio, razziale. Qui non c'entrano politica, fedi o bandiere". Al centro, insiste, ci sono soltanto due persone che chiedono aiuto. "Nessy e mia nipote sono persone: hanno bisogno di aiuto e vanno aiutate. Subito". Il ritorno a casa dopo le ore trascorse in commissariato ha portato sollievo, ma non ha risolto il problema. "Il rilascio è stato un sollievo, ma non è la fine. Nessy è tornata a casa. Non è ancora libera".
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