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  • Roma - Venerdì 3 Luglio 2026

Perché la Procura di Potenza ha riaperto le indagini su Elisa Claps: gli accertamenti del Ris su possibili complicità e silenzi

La Procura di Potenza riapre l'inchiesta sulla scomparsa di Elisa Claps, indagando su possibili complici nell'occultamento del suo corpo.

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Trentatré anni dopo la scomparsa di Elisa Claps e sedici anni dopo il ritrovamento del suo corpo, la Procura di Potenza torna a indagare su uno dei grandi interrogativi mai risolti del caso: qualcuno aiutò a nascondere il cadavere della ragazza nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità? È su questo punto che si concentra la nuova inchiesta aperta da due anni e rimasta finora lontana dai riflettori. Il fascicolo, al momento contro ignoti, ipotizza il concorso in omicidio e punta ad accertare l'esistenza di eventuali responsabilità mai individuate. La notizia è diventata pubblica mercoledì, quando Gildo Claps, fratello di Elisa, ha rivelato durante la trasmissione "Chi l'ha visto?" che la Procura del capoluogo lucano aveva deciso di riaprire il caso.

Il mistero dei 17 anni nel sottotetto della chiesa

Elisa Claps aveva 16 anni quando scomparve il 12 settembre 1993. Quella mattina uscì di casa per raggiungere la chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove aveva appuntamento con Danilo Restivo, allora 21enne e suo conoscente. Da quel momento della ragazza non si seppe più nulla. Il suo corpo rimase nascosto per quasi diciassette anni proprio nel sottotetto della stessa chiesa. I resti furono ritrovati soltanto il 17 marzo 2010. Per l'omicidio è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione Danilo Restivo. Nel frattempo Restivo si era trasferito nel Regno Unito, dove nel 2002 uccise la vicina di casa Heather Barnett. Per quel delitto sta scontando la pena dell'ergastolo.

La nuova inchiesta sulle possibili complicità

La condanna dell'assassino di Elisa non ha mai risposto a tutte le domande rimaste aperte. Il punto sul quale la Procura di Potenza vuole ora fare chiarezza riguarda soprattutto ciò che accadde dopo l'omicidio. Come è stato possibile che il corpo di una ragazza scomparsa proprio dopo essere entrata nella chiesa della Santissima Trinità rimanesse nascosto nello stesso edificio per quasi diciassette anni? È possibile che qualcuno abbia aiutato a occultarlo? E ci furono persone che sapevano e scelsero di tacere? Sono questi gli interrogativi attorno ai quali ruota il fascicolo aperto contro ignoti con l'ipotesi di concorso in omicidio.

I nuovi accertamenti affidati al Ris

Negli ultimi mesi la Procura avrebbe disposto nuovi approfondimenti investigativi affidati ai carabinieri del Ris. Gli accertamenti sarebbero condotti anche utilizzando tecnologie che oggi permettono analisi non possibili all'epoca delle prime indagini. L'obiettivo è verificare se esistano ancora elementi in grado di fornire risposte sulle eventuali responsabilità di altre persone e sulle circostanze che permisero di nascondere il corpo di Elisa così a lungo. A spiegare lo spirito della nuova indagine è stato il procuratore Camillo Falvo. "Ci sono alcuni casi che meritano una piena verità, al di là dell'aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie", ha dichiarato riferendosi alla vicenda di Elisa.

La rivelazione di Gildo Claps

L'esistenza della nuova inchiesta è emersa pubblicamente mercoledì 1° luglio. Durante l'ultima puntata di "Chi l'ha visto?", Gildo Claps ha raccontato che il lavoro degli investigatori era ripartito già da tempo. "Da due anni la Procura di Potenza ha riaperto con coraggio le indagini sul ritrovamento del corpo e sulle complicità", ha rivelato il fratello di Elisa. Fino a quel momento l'apertura del nuovo fascicolo non era nota.

La figura di don Mimì Sabia

Per anni, tra gli aspetti più discussi della vicenda, c'è stata anche la figura di don Mimì Sabia, parroco della chiesa della Santissima Trinità all'epoca della scomparsa di Elisa. La famiglia Claps ha sempre ritenuto che il sacerdote avrebbe potuto contribuire a chiarire alcuni passaggi del caso e le circostanze che permisero al corpo della ragazza di restare nascosto per anni nel sottotetto dell'edificio. Don Sabia ha sempre respinto ogni addebito. Il sacerdote è morto nel 2008, due anni prima del ritrovamento dei resti di Elisa. La sua posizione non è mai stata oggetto di contestazioni penali.

Il trasferimento dell'inchiesta a Salerno

Le indagini sulla scomparsa della 16enne furono trasferite nel 1999 dalla Procura di Potenza a quella di Salerno. La decisione arrivò dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gennaro Cappiello. Da allora il caso Claps è diventato una delle vicende più emblematiche della cronaca giudiziaria italiana. A renderlo tale non è stato soltanto il tempo lunghissimo trascorso prima del ritrovamento del corpo, ma anche la quantità di interrogativi rimasti senza risposta.

Le domande ancora senza risposta

Danilo Restivo è stato condannato per l'omicidio, ma la vicenda di Elisa Claps conserva ancora zone d'ombra. La nuova inchiesta punta ora a capire se dietro i quasi diciassette anni trascorsi tra la scomparsa della ragazza e il ritrovamento del suo corpo ci siano state omissioni, silenzi o vere e proprie complicità. A trentatré anni dalla scomparsa di Elisa, la Procura di Potenza prova così a dare un nome a eventuali responsabilità rimaste finora nascoste e a ricostruire ciò che accadde davvero attorno al sottotetto della chiesa della Santissima Trinità.

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