
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 16 Giugno 2026
Legge elettorale, opposizioni: "Provvedimento nato dalla paura di perdere, ascesa di Vannacci scombina piani del centrodestra"
La commissione Affari Costituzionali della Camera è al centro di un acceso dibattito sulle riforme elettorali, con opposizioni critiche verso il progetto della maggioranza.
I banchi della commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati diventano il teatro di uno scontro frontale sulle riforme istituzionali.
L'iter per la definizione della nuova architettura di voto è entrato nella sua fase più calda, con i primi pacchetti di emendamenti calendarizzati per le votazioni in tarda serata. Le forze di minoranza hanno sollevato un muro di critiche contro il progetto della maggioranza, leggendovi una manovra dettata da calcoli puramente difensivi in vista delle prossime scadenze elettorali.
L'esponente del Movimento 5 Stelle, Alfonso Colucci, ha espresso una dura requisitoria nei confronti del testo base strutturato dal centrodestra, interpretandolo come "un tentativo di restare aggrappati al potere" ideato per impedire "alle forze progressiste che stanno lavorando insieme di poter governare".
Secondo il rappresentante pentastellato, le recenti evoluzioni del quadro politico interno avrebbero inserito una variabile imprevista nella strategia della maggioranza: "Ora l'ascesa di Vannacci scombina questo programma, quindi vedremo se poi effettivamente la maggioranza vorrà avanti".
La medesima lettura sui nuovi equilibri interni al campo conservatore è stata condivisa dal deputato del Partito Democratico Andrea Casu, il quale ha fotografato una coalizione di governo che si muove ormai alla "rincorsa di Vannacci".
Sul versante tecnico e giuridico, l'affondo più pesante è arrivato dal dem Federico Fornaro, che ha sollevato un problema di incompatibilità del testo con i principi della Carta fondamentale, giudicando irrilevanti le correzioni introdotte dai relatori: "Gli emendamenti presentati dalla maggioranza al loro stesso testo base non rispondono alle molteplici questioni di incostituzionalità sollevate dagli auditi e dalle opposizioni.
Non è certo attraverso interventi puramente nominalisti che si risolve, ad esempio, la mancata riconoscibilità dell'elettore dei candidati di un listone di 70 nomi alla Camera e 35 al Senato che sono eletti se la coalizione vince la competizione nazionale. Così come è evidente che l'indicazione del candidato premier lede le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica. Insistere con le liste bloccate significa poi non restituire la scelta dei propri rappresentanti ai cittadini elettori.
La verità è che questa nuova legge elettorale presenta dei deficit costituzionali strutturali, a cominciare dal premio di maggioranza in misura fissa, che non sono sanabili. La maggioranza si fermi perché non possiamo permetterci di andare a votare con una legge elettorale incostituzionale, così como è avvenuto per ben 3 volte con il Porcellum".
A dare manforte alla tesi dell'inapplicabilità dello schema di voto è intervenuto anche il collega di schieramento Arturo Scotto, il quale ha espresso parole di fermo biasimo per l'impostazione politica del provvedimento, accostandolo ai capitoli più controversi della storia parlamentare del Paese: "E' una legge elettorale figlia della paura di perdere le elezioni", "siete arrivati oltre la legge truffa".
Nelle conclusioni del suo intervento in commissione, l'esponente della sinistra democratica ha rivolto un esplicito appello ai partiti di governo, esortandoli a interrompere l'esame unilaterale della riforma al fine di "riavvolgere il nastro, sedersi e discutere" per ricercare una convergenza più ampia e condivisa sulle regole del gioco democratico.
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