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  • Roma - Giovedì 29 Ottobre 2026, 19:45

Manovra, confronto aperto nella maggioranza sulle pensioni: le opposizioni e i sindacati attaccano sui costi e il fisco

Incertezza sulle risorse accantonate per i pensionamenti anticipati. La Cgil e il Partito Democratico denunciano disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e liberi professionisti.

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Il dibattito sulla legge di bilancio registra tensioni sia all'interno delle forze di governo sia con i partiti di opposizione e le organizzazioni sindacali, in particolare sui capitoli inerenti alla previdenza e alle modifiche fiscali.

Sul fronte delle risorse destinate ai pensionamenti anticipati, il deputato di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, ha commentato le sollecitazioni avanzate dalla Lega: “C'è una richiesta molto forte che viene da ambienti della Lega, anche rispetto al lavoro fatto dal sottosegretario Durigon sul tema di uscita anticipata per alcuni lavoratori. Siccome non c'è una contrarietà di fondo, il governo ha deciso di accantonare una cifra e capire come arrivare a questo superamento. Penso che quando ci sarà un momento di maggiore serenità economica in Italia, una riforma delle pensioni andrà fatta. Intanto si può valutare, accantonando una cifra che non si butta via: se verrà utilizzata come strumento per aiutare lavoratori usuranti bene, altrimenti sarà sempre destinata a misure sociali. Non credo che sia né il superamento della Fornero né un disastro come qualcuno ha detto”.

Sul versante opposto, la Cgil ha confermato la mobilitazione sindacale. Il segretario generale Maurizio Landini ha richiamato l'attenzione sulle prossime proteste: “Credo che sia importante il lavoro che dobbiamo fare per fare riuscire lo sciopero generale del 20 novembre. È importante alla luce anche delle cose che cominciano a circolare, che indicano che siamo in presenza di una proposta di legge di bilancio del governo totalmente inadeguata, ancora ingiusta, che non affronta i problemi delle persone. È una ragione in più per mobilitarci, insieme a tutte quelle persone, comprese le nuove generazioni che in queste settimane stanno rendendo con molta evidenza l'insofferenza per la situazione che si sta determinando e chiedono un futuro diverso”.

A chiarire i rilievi tecnici del sindacato sulle aliquote è intervenuto il segretario confederale Christian Ferrari: “Un professionista benestante con un reddito lordo da 100.000 euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un'imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10.000 euro all'anno, il secondo 100 euro all'anno. Inoltre, l'autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali”.

Forte critica anche da parte del Partito Democratico con le dichiarazioni della capogruppo in commissione Bilancio alla Camera, Maria Cecilia Guerra: “Oltre 6 miliardi di misure una tantum o temporanee, destinate a esaurire i propri effetti in un solo anno. Come fa Giorgia Meloni a sostenere che questa non sia una manovra pre-elettorale?

È la quinta manovra del governo che si definisce il più stabile e longevo, ma che continua a scegliere interventi a breve termine anziché dare risposte strutturali ai problemi del Paese. La manovra penalizza lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio: chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla tassa fatta beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro. Nel frattempo, il drenaggio fiscale continua a erodere i redditi di chi resta in Irpef e, secondo i dati ufficiali, porterà nelle casse dello Stato 35 miliardi nel 2026 e nel triennio di riferimento della manovra”.

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