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  • Roma - Mercoledì 4 Novembre 2026, 17:30

Midterm negli Usa, la Casa Bianca su X: "Trump è ancora il vostro Presidente"

Il messaggio della presidenza su X accompagna la sconfitta repubblicana alle midterm, spinta da inflazione, carovita e conflitto in Iran. Il tycoon apre al dialogo: “Accetto i risultati, pronti a collaborare”.

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“Annuncio di pubblica utilità: Trump è ancora il vostro presidente”. Con questo messaggio pubblicato su X a corredo di una foto del presidente Donald Trump ritratto con un'espressione decisamente accigliata, la Casa Bianca ha risposto al terremoto politico scaturito dalle elezioni di metà mandato del 2026.

La consultazione ha ridefinito le fondamenta del potere a Washington, azzerando i vecchi equilibri e consegnando al Partito Democratico la doppia vittoria con la conquista sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato, spinta dall'esasperazione dell'opinione pubblica per l'aumento del costo della vita, l'inflazione e il peso crescente del conflitto con l'Iran.

Il ribaltone congressuale ha visto i Dem superare la quota dei 218 seggi alla Camera e conquistare la maggioranza al Senato grazie ad affermazioni storiche nei fortini conservatori. In Kansas, il pastore democratico Adam Hamilton ha strappato il seggio al senatore uscente Roger Marshall, diventando il primo senatore Dem eletto nello Stato dal 1939.

In Texas si è imposto James Talarico, che ha celebrato la vittoria ad Austin: “Stasera abbiamo sconfitto Golia. Tutto il denaro del mondo non può competere con il popolo del Texas: abbiamo appena lanciato un messaggio a ogni miliardario mega-donatore, a ogni trilionario mega-donatore, a ogni difensore corrotto di questo sistema politico fallimentare: in questo Stato, in questo Paese, il potere appartiene al popolo. L'uomo più ricco del mondo, l'uomo più potente del mondo e l'intero establishment di Washington. Il popolo del Texas è stato la mia fionda, e stasera abbiamo sconfitto Golia. Abbiamo appena riconquistato il Texas. Siamo stanchi che ci venga detto di odiarci a vicenda e non abbiamo vinto questa corsa alienando i nostri vicini o umiliandoli. Questa vittoria è per ogni texano che si sia mai chiesto se qualcuno lo stesse ascoltando. Vi ho ascoltato. Vi abbiamo ascoltato. E stasera, il mondo vi ascolta”.

In Michigan, Abdul El-Sayed è diventato il primo senatore di fede musulmana negli Stati Uniti proclamando a Detroit: “Ce l'abbiamo fatta. Sono davvero orgoglioso e onorato di trovarmi qui come vostro senatore eletto”.

Il conteggio dei seggi in Senato è salito a quota 53 con le affermazioni di Sherrod Brown in Ohio e di Troy Jackson in Maine su Susan Collins.

Decisiva la mobilitazione del voto femminile, festeggiata dal Democratic Women’s Caucus per il traguardo record di oltre 100 deputate alla Camera: “Le donne hanno fatto la storia perché si sono presentate alle urne e hanno eletto più di 100 donne democratiche alla Camera dei Rappresentanti. I milioni di donne che si sono recate alle urne hanno votato per un futuro migliore per tutte le donne e le ragazze. Erano in gioco i loro diritti all’assistenza sanitaria, all’assistenza all’infanzia e persino il diritto di voto. Le donne hanno subito le conseguenze più gravi dell’imprudenza dell’amministrazione Trump e dell’agenda estremista dei repubblicani, e martedì hanno chiarito di averne abbastanza”.

Profondi cambiamenti si registrano anche nelle amministrazioni locali e nei governatorati: Gina Hinojosa ha conquistato il Texas diventando la prima governatrice ispanica dello Stato, Keisha Lance Bottoms si è imposta in Georgia come prima donna afroamericana alla guida di uno Stato, Xavier Becerra in California è il primo governatore latino dal 1875, Deb Haaland nel New Mexico la prima donna nativa americana, mentre David Crowley in Wisconsin e Aaron Ford in Nevada sono i primi governatori afroamericani dei rispettivi Stati.

In Florida il repubblicano Byron Donalds è diventato il primo governatore afroamericano del GOP, mentre a Washington D.C. la nuova sindaca Janeese Lewis George ha dichiarato: “Collaborerò con chiunque per garantire la sicurezza della città, ma mi opporrò anche a Trump”.

Analizzando l'esito delle urne, il presidente Donald Trump ha dapprima rivendicato su Truth la propria estraneità diretta al voto: “Non ero sulla scheda elettorale e, se lo fossi stato, avremmo vinto con una vittoria a valanga! Diventerò un commentatore politico, nel bene e nel male, sulle ragioni per cui questi candidati hanno vinto e perso!”.

Successivamente, al New York Times, ha aperto al dialogo in vista dei due anni di coabitazione: “Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati. Collaboreremo con i Democratici; non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa”. Ai microfoni di Fox News il tycoon ha aggiunto: “I democratici hanno fatto un buon lavoro. Hanno lottato duramente. Congratulazioni ai democratici. Hanno fatto un buon lavoro. Ci hanno provato per 11 anni e finalmente ce l’hanno fatta, ma non lo considero un colpo contro di me. Abbiamo vissuto i due anni più straordinari nella storia della presidenza in termini di economia e di tutto ciò che abbiamo realizzato. Guardate il confine, era un colabrodo e nel giro di due mesi è stato completamente chiuso. Ho basato la mia campagna su questo, ma è una sciocchezza rispetto a ciò che abbiamo fatto, perché disponiamo di tutti questi fondi in tutto il mondo. E se invece guardi all’Europa, sta morendo. Basta guardare cosa sta succedendo in Francia, in Italia e in tutti questi altri Paesi. Voglio dire, stanno attraversando un periodo terribile. Francamente potrebbero persino non sopravvivere. E noi stiamo prosperando e vogliamo che le cose restino così. Ma faccio i complimenti ai democratici”.

Sulle ripercussioni economiche della guerra in Medio Oriente ha precisato: “La gente è d’accordo con quello che sto facendo sull’Iran, ma probabilmente non era disposta ad accettare la conseguenza a breve termine di pagare di più per la benzina. Lo capisco, ma non lo condivido”, ammettendo poi al Wall Street Journal che “l’Iran è stato uno dei fattori” e confermando la fiducia al capo del Pentagono Pete Hegseth.

Entusiasti i commenti nel campo oppositore. L'ex presidente Barack Obama ha espresso soddisfazione per il responso delle urne: “Stasera il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro: vuole una politica che unisca le persone anziché dividerle, e leader che offrano soluzioni concrete alle sfide che devono affrontare. Sebbene questa amministrazione abbia ancora due anni di mandato, il nostro compito ora è rimboccarci le maniche, apportare cambiamenti ovunque ne abbiamo la possibilità, prevenire ulteriori danni e gettare le basi per il futuro. Questi risultati sono stati possibili solo grazie alla presenza di candidati eccezionali in ogni regione del Paese, comprese aree un tempo considerate fuori dalla portata. Provenivano da contesti diversi e rappresentavano una vasta gamma di prospettive politiche, ma erano uniti da valori condivisi, dalla fede nel servizio pubblico e dall’impegno a mettere al primo posto i cittadini dei loro distretti e dei loro Stati. Dobbiamo inoltre un grande ringraziamento alle migliaia di funzionari elettorali e volontari di entrambi i partiti che hanno contribuito a garantire lo svolgimento regolare delle elezioni e hanno svolto una delle funzioni più essenziali della nostra democrazia”.

Alexandra Ocasio-Cortez, rieletta alla Camera per lo Stato di New York, e Kamala Harris hanno scritto sui social “Alleluia”, mentre Bernie Sanders ha rimarcato: “I democratici controlleranno ora sia la Camera che il Senato e potranno chiamare Trump a rispondere delle sue azioni. È fantastico. In un momento caratterizzato da enormi disuguaglianze di reddito e di ricchezza, dobbiamo fare di più. Dobbiamo lottare con determinazione per le famiglie che lavorano. Niente più scuse”.

Ironica la reazione di Elon Musk su X: “A quanto pare i miei laser spaziali per interferire con le elezioni questa volta non hanno funzionato. I data center spaziali sembrano davvero allettanti in questo momento”.

La vittoria dem ha suscitato immediate reazioni internazionali. Dall'Italia, la Lega ha sottolineato che “la democrazia funziona, in un Paese libero come gli Stati Uniti, e quando un popolo vota, il suo voto va sempre rispettato e compreso. Riteniamo che nel risultato americano abbiano pesato soprattutto le guerre, le tensioni internazionali e l’aumento del costo della vita, le cui conseguenze ricadono direttamente sulle famiglie. L’auspicio è che questo voto possa rappresentare un’accelerazione verso la fine dei conflitti e il ritorno alla pace”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato l'alleanza strategica: “Noi rispettiamo sempre e comunque la volontà del popolo americano. Gli Stati Uniti sono la più importante e grande democrazia del mondo e ogni scelta che viene fatta deve essere rispettata per cui il rapporto non cambia. L’abbiamo sempre detto l’Italia, è un partner strategico degli Stati Uniti d’America e con la stessa lealtà e la stessa correttezza con la quale abbiamo lavorato con i governi con presidenti democratici o con presidenti repubblicani, continueremo a farlo. Siamo alleati strategici degli Stati Uniti e continueremo ad esserlo”.

Da Bruxelles, il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha osservato: “Non commentiamo i risultati delle elezioni. Rispettiamo la volontà democratica dei cittadini espressa attraverso il voto, com'è avvenuto negli Stati Uniti d'America, e naturalmente consideriamo gli Stati Uniti nostri stretti alleati e partner. Continueremo i nostri contatti. Quanto al modo in cui evolveranno gli sviluppi interni, spetta agli Stati Uniti, al Congresso e al potere legislativo”.

Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito il voto una “questione interna statunitense”, aggiungendo: “Il presidente Trump rimane in carica e speriamo sinceramente che continui i suoi sforzi di pace”.

In Germania, Alice Weidel (AfD) ha rimarcato: “Trump aveva promesso ai suoi elettori che non avrebbe perseguito una politica estera interventista. Questa promessa non mantenuta si è ora ritorta contro i Repubblicani. Tuttavia, l’entità della sconfitta repubblicana è notevole e può essere spiegata principalmente dalle devastanti conseguenze della guerra con l’Iran”.

Toni duri da Teheran con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei: “Se ancora vi sono coloro che nutrono poche speranze di un cambiamento di comportamento o di cambiamenti partitici e fazionali nel sistema di governo, o che immaginano che facendo concessioni all’America possano dissuaderla dalla sua ostilità verso la nazione iraniana, si sbagliano di grosso. Questa falsa convinzione è indice di ingratitudine verso le grandi conquiste che la nazione musulmana dell’Iran ha raggiunto grazie alla fiducia, alla perseveranza e alla lotta, il desiderio del grande diavolo è la resa incondizionata della nazione iraniana, e la minima tendenza ad arrendersi al nemico dominante disperderbbe l’enorme capitale ottenuto con la benedizione del sangue dei martiri e il sacrificio dei membri della nazione, e incoraggerebbe l’arrogante nemico a cercare e intraprendere guerre sempre più audaci”.

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha aggiunto: “Per una questione di coscienza o per il costo della vita, gli americani hanno detto no alla guerra, e noi appoggiamo questo messaggio. Se il governo degli Stati Uniti tradirà la volontà popolare per assecondare i propri padroni internazionali e i ricattatori, scoprirà che il nostro no si tradurrà in un incubo”.

Infine la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha concluso: “Le elezioni di midterm sono una questione interna degli Stati Uniti. La Cina intende continuare a collaborare con gli Stati Uniti per sostenere e attuare l’importante consenso raggiunto dai due capi di Stato, rafforzare la comunicazione, gestire adeguatamente le divergenze, ampliare la cooperazione e costruire un rapporto costruttivo di stabilità strategica fra Cina e Stati Uniti basato su rispetto, equità e reciprocità”.

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