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  • Roma - Mercoledì 4 Novembre 2026, 16:45

Spacs Art, a New York, presenta Deconstructing Identity la personale di Carolee Thea

Con la mostra viene presentato anche il suo nuovo libro, A Scheme to Annihilate Magnificent Distances come occasione per considerare la sua duplice attività artistica e letteraria come un’unica ricerca, caratterizzata da una costante messa in discussione delle strutture consolidate.

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di Paola Pucciatti

La galleria newyorkese Spacs Art, 149 West 27th St, 3rd Floor, a New York presenta Deconstructing Identity, una mostra dedicata all’artista, scrittrice e curatrice newyorkese Carolee Thea, a cura di Sabrina Wirth, visitabile fino al 5 dicembre 2026.

L’artista ha alle spalle una carriera di oltre cinque decenni, sia artistica che letteraria. Nel 1990 ha ricevuto un riconoscimento dal National Endowment for the Arts e, nel 1988, un premio dalla Athena Foundation per il suo lavoro al Socrates Sculpture Park.

I suoi scritti sono apparsi su Parkett, Artforum.com, Artnet, BOMB, ArtAsiaPacific e The Nel 2004 è stata invitata all’American Academy in Rome in qualità di Distinguished Visiting Scholar e nel 2017 è stata nominata Gund Visiting Curator presso l’Hunter College.

L’esposizione che avviene in concomitanza con l’uscita del suo prossimo libro di memorie, A Scheme to Annihilate Magnificent Distances, riunisce una selezione dei suoi Constructed Paintings, sculture e installazioni, opere che non vengono presentate al pubblico da oltre trent’anni.

I visitatori hanno così l’occasione di una rilettura della sua ricerca artistica, sviluppatasi a partire dagli anni Settanta nell’ambiente sperimentale di New York. La pubblicazione di A Scheme to Annihilate Magnificent Distances offre l’occasione per considerare le due attività che Carolee ha vissuto sempre parallelamente, quella artistica e quella di scrittrice, non come identità distinte, ma come espressioni di un’unica ricerca, caratterizzata da una costante messa in discussione delle strutture consolidate.

La mostra e il libro riportano all’attenzione del pubblico la ricerca artistica di Carolee Thea, offrendo a una nuova generazione l’opportunità di riscoprire opere che non hanno perso nulla della loro forza e attualità. Molto prima che le questioni di genere, autorialità e politica dello spazio assumessero un ruolo centrale nel dibattito sull’arte contemporanea, Thea le affrontava già attraverso la sperimentazione sui materiali. Rifiutando le tradizionali distinzioni tra pittura e scultura, così come tra opera d’arte e ambiente circostante, l’artista incorporava legno, ossa, gomma e altri materiali di recupero in assemblaggi che oltrepassavano i confini della cornice per estendersi nello spazio fisico.

La cornice, elemento ricorrente della sua ricerca, viene integrata attivamente nell’opera stessa. Le linee oltrepassano i confini della composizione e i materiali si protendono verso l’esterno, consentendo alla pittura di entrare nello spazio fisico dello spettatore.

Superare la cornice non rappresenta soltanto un gesto formale, ma diventa un mezzo per interrogare l’autodeterminazione e le strutture che condizionano il corpo femminile. Thea sviluppa la propria ricerca nel contesto delle trasformazioni sociali e artistiche che ridefiniscono New York negli anni Sessanta e Settanta.

La mostra riunisce inoltre due aspetti della carriera di Thea spesso considerati separatamente: le opere artistiche e la scrittura. Nel 1976 inizia a dedicarsi alla scrittura, entrando a far parte del comitato editoriale di Heresies V, pubblicazione rivolta all’arte e alla politica.

Nei decenni successivi, la scrittura e la ricerca curatoriale diventano ulteriori espressioni del suo percorso artistico. Thea si afferma così come un’importante testimone dell’evoluzione della pratica curatoriale contemporanea.

La sua trilogia di interviste a curatori internazionali documenta l’emergere di un sistema dell’arte sempre più globalizzato attraverso Carolee Thea | Deconstructing Identityspacs Art conversazioni con figure quali Okwui Enwezor, Hans Ulrich Obrist, Carolyn Christov-Bakargiev, Massimiliano Gioni e RoseLee Goldberg.

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