
- Prima Notizia 24
- Napoli - Venerdì 23 Ottobre 2026, 15:50
Minacce a don Patriciello: assolto per "ne bis in idem" il suocero del boss di Caivano
La decisione del Tribunale di Napoli Nord per Vittorio De Luca in merito all'episodio della scritta intimidatoria del 2022. La difesa annuncia il ricorso in appello anche contro la recente condanna per il proiettile in chiesa.
Si chiude con un'assoluzione il processo a carico di Vittorio De Luca, il settantacinquenne suocero del boss di Caivano Domenico Ciccarelli, finito alla sbarra con l'accusa di minacce aggravate dal metodo mafioso nei confronti di don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde, e di Bruno Mazza, presidente dell'associazione "Un'infanzia da vivere".
La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Napoli Nord a poche settimane dalla condanna a tre anni di carcere comminata allo stesso De Luca per l'episodio del settembre 2025, quando il settantacinquenne consegnò al sacerdote un proiettile durante la distribuzione dell'Eucaristia.
Il procedimento, conclusosi con il proscioglimento, riguardava invece fatti risalenti all'aprile 2022, quando all'esterno della parrocchia comparve un pannello con la scritta "Bla Bla Pe Mo", considerata una chiara intimidazione collegata all'esplosione di una bomba avvenuta poco prima davanti alla chiesa.
Nel fascicolo erano confluiti anche i presunti insulti e le minacce indirizzati a Bruno Mazza, il quale aveva indicato nella chat del Comitato di Liberazione dalla Camorra proprio De Luca quale autore del gesto.
I giudici hanno tuttavia respinto le richieste del pubblico ministero della Dda di Napoli, che aveva sollecitato una condanna a due anni e quattro mesi. Per il capo d'imputazione relativo alle minacce al parroco è stato applicato il principio del "ne bis in idem", essendo l'imputato già stato giudicato e prosciolto per il medesimo fatto, mentre per le altre contestazioni l'assoluzione è giunta perché il fatto non sussiste.
Soddisfazione è stata espressa dal difensore di De Luca, l'avvocato Gabriele Roberto Cerbo, che ha sottolineato l'importanza del pronunciamento anche in vista del ricorso in appello contro la precedente condanna.
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