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- Firenze - Mercoledì 28 Ottobre 2026, 16:55
Morte di David Rossi: la Dda di Firenze indaga per omicidio. Sospetti di infiltrazioni della 'ndrangheta
La Procura antimafia toscana apre per la prima volta un fascicolo con l'ipotesi di reato per il caso del manager Mps precipitato nel 2013. Inchieste parallele anche a Brescia e Bologna sui flussi finanziari. La vedova Tognazzi: “Un traguardo in cui speravamo”.
Svolta clamorosa nell'inchiesta sulla morte di David Rossi, l'ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena deceduto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Palazzo Salimbeni.
La Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha aperto un fascicolo d'indagine con l'ipotesi di reato di omicidio, superando per la prima volta l'ipotesi del suicidio che aveva portato a due precedenti archiviazioni da parte della Procura di Siena.
Gli atti sono stati inviati nel capoluogo toscano dai magistrati senesi a seguito degli esposti presentati dalla vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, e dalla figlia Carolina Orlandi, insieme al materiale trasmesso dalla Commissione parlamentare d'inchiesta bis che lo scorso marzo aveva escluso l'ipotesi del gesto volontario.
Sul caso indagano in parallelo anche le Dda di Brescia e Bologna. Gli accertamenti bresciani, affidati alla pm Claudia Passalacqua, puntano a far luce su possibili intrecci con la criminalità organizzata nel Mantovano e con la cosca di 'ndrangheta Grande Aracri, analizzando la gestione di budget milionari per le sponsorizzazioni sportive ed eventuali flussi finanziari sospetti operati a ridosso del decesso del manager.
La notizia è stata accolta positivamente da parte dei familiari. Antonella Tognazzi ha parlato di "un traguardo su cui speravamo" da oltre 13 anni, aggiungendo: "finalmente oggi una procura ha aperto un fascicolo con la denominazione esatta, aspettiamo fiduciosi nella procura che lavori con serietà, obiettività e onestà, sperando di arrivare al risultato del riconoscimento dell'omicidio di David e, possibilmente, individuando i responsabili".
Per la figlia Carolina Orlandi, "finalmente anche per la procura l'archiviazione come suicidio è superata; lo Stato non si divide e contraddice più, è omicidio per tutti".
Sulla decisione si è espresso anche Carmelo Miceli, legale della famiglia Rossi: "Questa apertura testimonia un elemento fondamentale: il riconoscimento di elementi nuovi o sopravvenuti che consentono di superare quegli elementi che in passato avevano portato all'archiviazione per suicidio e che oggi consentono e obbligano la valutazione dell'esistenza di un omicidio; questa è una cosa che rende giustizia alla memoria del dottor Rossi".
L'avvocato ha poi evidenziato che "oggi non esiste più nessuno che può parlare di suicidio", rimarcando come "adesso c'è la necessità di capire chi, come e perché. Eravamo fiduciosi ieri nella magistratura, figuriamoci oggi".
Soddisfazione è stata espressa pure dal presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta, Gianluca Vinci: "Una notizia che apprendiamo con soddisfazione, l'iniziativa delle Dda è molto apprezzata da parte di tutta la commissione d'inchiesta. In questi mesi la commissione ha svolto diverse attività, anche di alto profilo, per dimostrare che non si trattasse di un suicidio ma di un omicidio. Abbiamo anche inviato documentazione che ci hanno richiesto per chiarire questa vicenda e siamo felici che oggi l'autorità giudiziaria abbia preso in mano la situazione per dirimere quello che da troppi anni era non un semplice omicidio ma un qualcosa di più grande e d'interesse per tutti i cittadini italiani".
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