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- Siena - Mercoledì 28 Ottobre 2026, 20:55
Mps, Lovaglio alla prova dei soci: il fronte del no mette in salita il piano per l’autonomia
Il 29 ottobre l’assemblea sul progetto che punta a contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo. Delfin e Caltagirone contrari, la Fondazione sostiene l’amministratore delegato.
Per Siena conta il futuro della sua banca. Per i grandi azionisti, il valore e la direzione di una delle partite più importanti del credito italiano. Nell’assemblea del Monte dei Paschi di giovedì 29 ottobre queste due prospettive si incontreranno, mentre Luigi Lovaglio si prepara a chiedere il via libera a un progetto che arriva al voto con una strada sempre più stretta.
L’amministratore delegato vuole preservare l’autonomia di Rocca Salimbeni e costruire un terzo polo bancario nazionale. Dall’altra parte c’è l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo, dal controvalore di circa 31,4 miliardi di euro. Alla vigilia, il fronte contrario alle proposte del management appare abbastanza ampio da poterne impedire l’approvazione. Il verdetto, però, spetta ancora ai soci.
Il piano Lovaglio tiene insieme più operazioni: l’incorporazione di Mediobanca in Mps, le offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali e un maxi-dividendo da quattro miliardi di euro. È la risposta con cui il vertice del Monte punta a convincere gli azionisti che la banca possa avere un futuro autonomo, diventando a sua volta protagonista del consolidamento.
L’assemblea straordinaria dovrà pronunciarsi sulla fusione con Mediobanca e sulle operazioni relative alle due offerte.
Nella parte ordinaria figurano invece l’integrazione del consiglio di amministrazione, con le nomine di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, e l’acquisto delle quote di Generali detenute da Piazzetta Cuccia.
A rendere difficile il cammino dell’amministratore delegato è soprattutto il peso dei soci contrari. Delfin, con il 17,5% del capitale, sostiene l’operazione di Intesa Sanpaolo. Il gruppo Caltagirone, titolare del 13,5%, è a sua volta schierato contro il progetto del management. Due partecipazioni che, da sole, danno la misura degli ostacoli incontrati da Lovaglio.
Nel fronte del no figurano anche Edizione, con l’1,45%, Enasarco, i fondi Praude e Fondaco e Norges Bank, che detiene circa il 3% del Monte. Indicazioni negative sono arrivate inoltre da Iss e Glass Lewis, i consulenti che orientano il voto di molti investitori istituzionali.
Ci sono poi le assenze annunciate: il ministero dell’Economia, azionista con il 4,86%, e Banco Bpm, che possiede il 3,74%, non prenderanno parte all’appuntamento. L’assenza resta distinta da un voto contrario, ma sottrae al confronto assembleare due partecipazioni significative.
A sostenere Lovaglio è invece la Fondazione Mps. Il suo 0,2% ha un peso limitato nei conteggi, ma conserva un significato particolare per il legame con Siena. La scelta dell’ente esprime il sostegno alla continuità e all’autonomia della banca, in una fase nella quale il destino di Rocca Salimbeni torna a coinvolgere direttamente la comunità locale.
Lovaglio arriva dunque all’assemblea con un progetto ambizioso e un consenso che appare insufficiente. Ai soci toccherà decidere se dargli spazio per realizzarlo. Per Siena, sarà anche il momento di capire quanto la volontà di mantenere autonoma la propria banca trovi ascolto negli equilibri del capitale.
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