- Prima Notizia 24
- Melbourne - Sabato 8 Agosto 2026
Nei sobborghi di Melbourne, una città fatta di villette e di verande
Melbourne si distingue per i suoi sobborghi tranquilli, villette con giardino e un ritmo di vita orizzontale, lontano dai grattacieli.
di Lara Pisoni da Melbourne
Se ti aspetti i grattacieli di Sydney, qui sbagli. Melbourne comincia a finire già dopo 3 km dal centro. E quello che trovi è un’altra Australia: quella delle villette con il giardino, del barbecue la domenica, della posta nella cassetta in ferro davanti al cancello. Qui la chiamano “the suburban dream”. E in effetti è proprio un sogno a schiera. Un tetto basso e un albero davanti. Prendi il treno da Flinders Street e scendi a Footscray, a Brunswick, a Preston, a Coburg. Il panorama non cambia: case basse, quasi tutte con un piano solo. Mattoni rossi, tetto in lamiera ondulata color ruggine, veranda davanti con due sedie e un vaso di gerani. Niente palazzi. Niente condomini. Al massimo un duplex.
Ogni casa ha il suo pezzetto di terra. 300 metri, 500 metri. Abbastanza per un prato da tagliare il sabato mattina, per un albero di limoni, per il cane. “Questa è Melbourne” mi dice Maria, 62 anni, arrivata da Abruzzo nel ’78 e ora a Reservoir. “A Roma stavo in 60 metri quadri al quarto piano. Qui ho comprato casa con 2000 dollari. Adesso vale un milione, ma io il prato non lo cambio con niente”. La vita si fa in strada. Il pomeriggio i sobborghi si svuotano e si riempiono. I padri tornano dal lavoro e vanno a prendere i figli a scuola in 4x4. Le madri portano a spasso i labrador. I vicini si fermano a parlare col cancelletto aperto, con in mano una tazza di tè. Ogni 3 strade c’è un parco. Ogni 5 strade c’è una “primary school” con il campo da cricket. Ogni sobborgo ha la sua “high street”: 200 metri di negozi, il bar, il fornaio italiano, il pub, la farmacia. Tutto a piedi. Qui non vivi in verticale. Vivi in orizzontale. E il tempo sembra più lento. L’impronta italiana: nei sobborghi nord di Melbourne l’italiano lo senti ancora. A Brunswick Street i cartelli sono in due lingue. A Carlton c’è il caffè forte. A Fawkner e Thomastown le villette le hanno costruite gli italiani negli anni ’60, una dopo l’altra, la domenica, “a cottimo”. Hanno portato il cemento, la vite, il basilico sul davanzale. E l’idea che casa non è un appartamento. Casa è un pezzo di terra tua. Oggi quei figli e nipoti hanno ereditato le villette. Le hanno ristrutturate, ci hanno messo la cucina open space e i pannelli solari. Ma il giardino è rimasto. Il prezzo del sogno. Certo, il sogno costa. Una villetta a 15 km dal centro oggi parte da 1.2 milioni di dollari australiani. I giovani fanno fatica. Molti restano in affitto in appartamento in centro. Eppure Melbourne continua a crescere così: a macchia d’olio. Un sobborgo dopo l’altro. Tutti uguali e tutti diversi. Tutti con la stessa promessa: una porta, un giardino, un cielo grande sopra la testa. Qui non guardi in su. Guardi avanti.
E davanti c’è sempre un’altra villetta, con la luce accesa in cucina.
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