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  • Roma - Lunedì 7 Settembre 2026

New York, la grande danza unisce Italia e USA: il bilancio del 16° Fini Dance Festival

All'Ailey Citigroup Theater un gala tra performance, temi sociali e premi alla carriera. A condurre il direttore artistico Antonio Fini insieme a Ornella Fado.

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New York, la grande danza unisce Italia e USA: il bilancio del 16° Fini Dance Festival
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New York torna a essere punto d’incontro tra Italia e Stati Uniti attraverso il linguaggio universale della danza. La 16ª edizione del Fini Dance Festival, andata in scena all’Ailey Citigroup Theater, ha riunito giovani talenti, compagnie internazionali e personalità affermate in una serata che ha messo al centro non soltanto la performance, ma anche la formazione, lo scambio culturale e la trasmissione dell’esperienza alle nuove generazioni.

A guidare il gala sono stati il fondatore e direttore artistico Antonio Fini e la conduttrice e produttrice televisiva Ornella Fado, che con il suo consueto carisma, la spontaneità e una buona dose di humor ha intrattenuto il pubblico tra una performance e l’altra.

Non sono mancati momenti di complicità e battute tra i due conduttori, capaci di dare alla serata un tono elegante ma allo stesso tempo leggero e familiare, accompagnando il pubblico attraverso un programma che ha spaziato dal balletto classico alla danza contemporanea, dal modern alle contaminazioni urban.

Ad aprire la serata è stata una Tarantella contemporanea interpretata dai danzatori del Fini Dance Summer Intensive, nella quale il linguaggio urban di Mirko Giordano ha incontrato la coreografia di Gianni Santucci. Ospite speciale Jillian Pizzi dello Staten Island Ballet, che si è unita ai giovani interpreti in un lavoro costruito sull’incontro tra tradizione italiana e movimento contemporaneo.

Tra i momenti dedicati ai nuovi talenti, Andrea De Giosa e Maddalena Sbaragli hanno interpretato "Clutch", sostenuti da MarcoBaleno, organizzazione impegnata da quasi dieci anni nell’offrire ai giovani artisti italiani opportunità formative negli Stati Uniti.

La danza si è fatta anche strumento per affrontare temi sociali. Con "Tilted Glass", il coreografo Isaak Iska ha portato sul palcoscenico una riflessione sull’autismo, mentre "What No One Sees" di Mirko Giordano ha affrontato il tema della violenza domestica.

Un infortunio ha impedito quest’anno a Giordano di esibirsi dal vivo: il suo lavoro è stato quindi presentato attraverso un video artistico realizzato da Christian Gargarelli, con il makeup di Angie Valentino, interpretato da Serena Valentino e dallo stesso Giordano. Al termine della proiezione, Ornella Fado ha consegnato al coreografo un tradizionale cornetto portafortuna napoletano, augurandogli una pronta guarigione e un rapido ritorno sulle scene newyorkesi. Grande impatto visivo anche per Dzul Dance, diretta da Javier Dzul, che ha presentato "Shadow Water": corpi, tessuti, luce e movimento hanno costruito una performance dalla forte dimensione fisica e teatrale.

A cambiare completamente registro è stato Ballet Eloelle / Grandiva, portando sul palco la sua inconfondibile combinazione di balletto classico e comicità. Dietro l’ironia, i personaggi volutamente esagerati e gli uomini sulle punte, una tecnica rigorosa che continua a caratterizzare l’identità internazionale della compagnia.

Spazio quindi alla Fini Dance Junior Company con "Black Madrigal Suite", coreografata da Michael Mao e interpretata da Antonio Caligiuri, Andrea De Giosa, Ediberto Maione, Raffaele Onisti, Vincenzo Vitiello, Serena Valentino, Martina Barone, Greta De Giosa, Debora Tateo, Maddalena Sbaragli e Marta Didonna, con la partecipazione di Gary Champi. La performance ha accompagnato il pubblico verso la parte conclusiva della serata, dedicata ai Fini International Dance Awards.

Il Rising Star Award è stato assegnato a Giuliano Ruocco, che prima della premiazione ha interpretato un estratto da "La Sylphide" insieme ad Ayne Kim. Nel suo discorso, il giovane danzatore italiano ha ringraziato i maestri che lo hanno accompagnato nel percorso e l’America per avergli dato la possibilità di inseguire il proprio sogno, conquistando poi il pubblico con una battuta sulla sua futura vita professionale e sul desiderio di arrivare presto a "pagare le tasse in America".

Il Best Dancer Award è andato invece a Itzkan Dzul Barbosa, danzatrice del BalletX, che ha presentato il solo "Abandoned". A consegnarle il riconoscimento è stata Julia Dubno, direttrice della Ballet Academy East di New York. Particolarmente intenso il momento dedicato a Leslie Andrea Williams, Principal Dancer della Martha Graham Dance Company, protagonista di "Spectrum 1914" e vincitrice dell’Extraordinary Dancer Award. A premiarla è stata Terese Capucilli, figura iconica del mondo Graham, che ha ricordato quanto possa essere determinante offrire a un giovane artista l’opportunità giusta nel momento giusto.

La serata ha celebrato anche quelle professionalità che contribuiscono a creare la magia dello spettacolo dietro le quinte. Il Fini Dance Makeup Award di quest’anno è stato assegnato a Giada Belisario, riconosciuta per il talento e la creatività dimostrati nel mondo del make-up artistico. Un premio che amplia lo sguardo del festival oltre il palcoscenico, valorizzando anche il lavoro di chi, attraverso trucco e immagine, contribuisce a dare carattere e forza visiva alla performance.

Il gala è culminato con il Lifetime Achievement Award conferito a Michael Mao, celebrandone una carriera dedicata alla coreografia, alla performance e alla formazione di generazioni di danzatori. Prima della consegna del premio, quattro interpreti di Graham 2 hanno portato in scena "Weaving", coreografia di Mao particolarmente cara ad Antonio Fini, che l’aveva danzata agli inizi della propria carriera.

Proprio questo intreccio tra memoria e futuro ha rappresentato uno dei fili conduttori della 16ª edizione: maestri che trasmettono esperienza, artisti affermati che condividono il palco con interpreti emergenti e giovani danzatori che arrivano a New York per trasformare formazione e talento in nuove opportunità.

È questa, del resto, la missione che continua ad accompagnare Fini Dance: creare occasioni concrete, favorire incontri tra artisti di provenienze diverse e utilizzare la danza per costruire ponti capaci di superare confini geografici, culturali e generazionali.

A chiudere la serata sono tornati insieme sul palcoscenico Antonio Fini e Ornella Fado, salutando il pubblico newyorkese con un appuntamento che guarda già alla prossima edizione: "Arrivederci — see you next year".

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