
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 30 Giugno 2026
Fine vita, Cnr: "Il dispositivo usato per Libera è riproducibile per il servizio sanitario"
Campana: "Non è un prodotto commerciale, ma un mezzo su misura".
Il dibattito parlamentare sulla regolamentazione del fine vita si arricchisce di fondamentali elementi tecnici e scientifici, destinati a ridefinire l'applicabilità dei protocolli di suicidio assistito nel sistema sanitario nazionale.
Presso il Senato della Repubblica, nell'ambito dell'esame del disegno di legge sul fine vita, si è svolta l'audizione formale di Emilio Campana, direttore del dipartimento di Ingegneria Ict del Cnr.
Lo scienziato ha riferito dettagliatamente sul funzionamento e sulla replicabilità dello speciale dispositivo elettronico realizzato dall'istituto di ricerca su incarico del Tribunale di Firenze, utilizzato a marzo per permettere l'auto-somministrazione del farmaco letale a Libera, la donna toscana affetta da sclerosi laterale amiotrofica.
L'audizione ha confermato la fattibilità tecnica di una produzione in serie o standardizzata dello strumento per metterlo a disposizione delle strutture pubbliche.
Sul punto, l'intervento di Campana ha chiarito la scalabilità del progetto: "Il dispositivo è riproducibile, è adattabile al paziente e ciò è stato fatto fin dall'inizio. È stato pianificato per stabilire se è identificabile la volontà del paziente, non si sostituisce alla sua volontà ma consente la sua realizzazione e l'espressione della sua volontà.
Come abbiamo scritto nella prima nota inviata al tribunale di Firenze, e il presidente del Cnr era d'accordo, l'abbiamo concordato insieme, noi lì diciamo che è possibile ipotizzare lo sviluppo in tempi rapidi di alcune copie identiche del dispositivo, da mettere a disposizione delle aziende sanitarie locali o del Servizio sanitario nazionale per tipologia di condizioni e disabilità più frequenti delle persone".
Rispondendo ai numerosi quesiti sollevati dai senatori di tutti gli schieramenti politici, il direttore del Cnr ha quantificato in circa 10mila euro il costo complessivo di sviluppo del prototipo, interamente coperto dall'Azienda Usl competente. Campana ha poi affrontato il delicato nodo della classificazione giuridica e sanitaria dell'apparecchio, escludendo che possa essere equiparato a un comune presidio ospedaliero: "Il ministero della Salute e anche l'Avvocatura dello Stato, che rappresenta il ministero e la presidenza del Consiglio, dicono che questo non è un dispositivo medico.
Si tratta di un dispositivo che, a mio modo di vedere, si chiama 'dispositivo su misura', fatto una volta sola, autorizzato da un'autorità particolare, per un solo scopo e solo per una persona. Non è un prodotto commerciale, perché qui è lo Stato che, in ossequio della sentenza della Corte costituzionale, deve sviluppare questo strumento alle persone che ne hanno diritto ma non hanno la capacità fisica di realizzare un loro diritto".
La relazione tecnica del Cnr offre così ai legislatori un modello operativo applicabile su larga scala, ridefinendo il ruolo della tecnologia pubblica come garante sussidiario per quei pazienti che, pur a fronte di una piena e accertata capacità intendere e di volere, si trovino nell'impossibilità fisica di compiere i movimenti necessari per esercitare i propri diritti legali.
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