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  • Cernobbio - Domenica 6 Settembre 2026

Renzi provoca Meloni: «senza Vannacci perde le elezioni, con lui perde la faccia»

Renzi provoca Meloni sul futuro del centrodestra, evidenziando il dilemma legato a Vannacci e il suo potenziale impatto elettorale.

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di Stefano Orlandi

Una frase costruita per lasciare il segno e, soprattutto, per aprire una crepa nel campo avversario. Matteo Renzi sceglie il Forum Teha di Cernobbio per lanciare quella che appare come una delle provocazioni politiche più nette nei confronti di Giorgia Meloni e del futuro del centrodestra.

Il tema è Roberto Vannacci e il rapporto che il leader di Futuro Nazionale potrebbe avere con la coalizione alle prossime elezioni.

Per Renzi, Meloni sarebbe davanti a un paradosso politico difficile da risolvere.

«Se Vannacci va con la Meloni, la Meloni perde la faccia; se Vannacci non va con la Meloni, la Meloni perde le elezioni».

Una sentenza politica, naturalmente tutta da verificare nelle urne, ma che intercetta una questione destinata probabilmente ad accompagnare il centrodestra nei prossimi mesi: quanto può pesare elettoralmente un'area politica alla destra della coalizione di governo?

La domanda non è secondaria.

Se Vannacci decidesse di presentarsi autonomamente, la sua formazione potrebbe contendere voti proprio a quell'elettorato che negli ultimi anni ha rappresentato una parte importante del consenso di Fratelli d'Italia e della Lega. Se invece si aprisse la strada di un'intesa con il centrodestra, il problema diventerebbe soprattutto politico: trovare una sintesi tra posizioni e sensibilità differenti senza alterare l'equilibrio costruito da Meloni.

È precisamente su questa contraddizione che Renzi prova a colpire.

Secondo il leader di Italia Viva, un'alleanza con Vannacci finirebbe per mettere in discussione il percorso compiuto dalla presidente del Consiglio negli ultimi anni e il posizionamento assunto dal governo italiano sul piano nazionale ed europeo.

Renzi torna anche sul confronto avvenuto a Cernobbio tra il senatore a vita Mario Monti e lo stesso Vannacci, sostenendo che non vi sarebbe stata «nessuna sorpresa» e collocando politicamente le posizioni dell'ex generale nell'area della destra estrema europea.

Il leader di Italia Viva cita in particolare l'AfD tedesca e affronta anche il delicato tema della disabilità e dell'inclusione scolastica, richiamando alcune posizioni che attribuisce sia al partito tedesco sia a Vannacci.

Al di là dello scontro verbale, però, la questione posta a Cernobbio riguarda gli equilibri futuri del centrodestra.

La legge elettorale italiana rende particolarmente importante la capacità delle coalizioni di evitare dispersioni di consenso. Anche percentuali apparentemente contenute possono diventare decisive soprattutto nei collegi più contendibili.

Ed è qui che la provocazione di Renzi assume un significato politico più ampio.

Vannacci potrebbe infatti rappresentare un concorrente capace di pescare prevalentemente nello stesso bacino elettorale della maggioranza. Ma considerare automaticamente quei voti determinanti per la sconfitta o la vittoria di Meloni sarebbe prematuro: molto dipenderà dalla consistenza reale di Futuro Nazionale, dalle alleanze, dalla legge elettorale e soprattutto dalla situazione politica al momento del voto.

C'è poi il capitolo Lega.

La crescita di uno spazio politico autonomo riconducibile all'ex generale potrebbe incidere in maniera particolare sul partito di Matteo Salvini, rendendo ancora più delicata la competizione all'interno dell'area conservatrice e sovranista.

Renzi sembra avere individuato proprio qui un possibile punto debole del centrodestra e prova a trasformarlo in un dilemma per Meloni.

Ma tra una battuta efficace pronunciata a Cernobbio e il risultato delle urne c'è ancora molta strada.

Una cosa, però, appare già evidente: Vannacci non è più soltanto un caso politico interno a un partito. La sua capacità di costruire o meno un consenso autonomo potrebbe diventare una delle variabili attraverso cui leggere i futuri equilibri del centrodestra italiano.

E forse è proprio per questo che Renzi ha scelto di alzare subito la posta.

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