
- Prima Notizia 24
- Cernobbio - Domenica 6 Settembre 2026
Salvini da Cernobbio: «Cantieri fermi? Ci sono 256 miliardi di investimenti». La sfida alle opposizioni
Il ministro delle Infrastrutture replica alle critiche dal Forum di Cernobbio e mette sul tavolo i numeri delle opere pubbliche: 167 miliardi alle ferrovie, 42 alle strade e 26 al trasporto pubblico locale. Nel mirino anche le regole europee sulla decarbonizzazione dei porti.
di Luca Ferrante
Matteo Salvini sceglie i numeri per rispondere alle opposizioni. Dal Forum di Cernobbio il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti respinge l'immagine di un'Italia con i cantieri fermi e rivendica la mole degli investimenti messi in campo sulle grandi infrastrutture del Paese.
La cifra indicata dal leader della Lega è di 256 miliardi di euro, considerando interventi in corso, opere ultimate e progetti già programmati e finanziati.
Una risposta politica, prima ancora che tecnica, alle critiche arrivate dagli esponenti dell'opposizione intervenuti a Cernobbio.
«È importante avere delle opposizioni che stimolano e sollecitano – afferma Salvini – l'importante è che sappiano ciò di cui stanno parlando». Poi la stoccata: parlare di cantieri fermi e di opere pubbliche inutili, secondo il ministro, significa non conoscere quanto sta accadendo sul fronte degli investimenti infrastrutturali.
La parte più consistente delle risorse indicate dal ministro riguarda il sistema ferroviario, al quale vengono attribuiti 167 miliardi di euro. Seguono 42 miliardi per le strade, 26 miliardi per il trasporto pubblico locale, 6,1 miliardi per i porti, oltre agli investimenti destinati all'edilizia statale, al sistema idrico, alla casa e alle opere legate alle Olimpiadi invernali.
Salvini porta come ulteriore elemento i cantieri ferroviari attivi nell'estate 2026: 1.300 interventi, dei quali 215 dedicati all'alta velocità.
Tre le grandi direttrici sulle quali il ministro concentra l'attenzione.
La prima è la Roma-Napoli-Bari, destinata, una volta completati gli interventi, a ridurre sensibilmente i tempi di percorrenza tra la Puglia, Napoli e la Capitale. L'obiettivo indicato è collegare Bari a Roma in circa tre ore e Bari a Napoli in due, rendendo il treno una vera alternativa all'aereo.
Poi c'è la Palermo-Catania-Messina, considerata strategica anche nella prospettiva del collegamento stabile sullo Stretto, e infine l'asse Brescia-Verona-Vicenza-Padova, tassello fondamentale del potenziamento dell'alta velocità nel Nord-Est.
Sul fronte stradale, i numeri forniti dal ministro parlano invece di 1.354 cantieri aperti, 102 dei quali relativi alla realizzazione di nuove opere.
Un capitolo particolare è quello delle infrastrutture olimpiche. Salvini rivendica 3,5 miliardi di investimenti collegati ai Giochi invernali e sottolinea le ricadute prodotte sul territorio, ricordando le polemiche di chi aveva contestato l'organizzazione dell'evento per i suoi costi.
Per il vicepremier, le Olimpiadi hanno invece rappresentato un acceleratore per opere e investimenti destinati a rimanere anche dopo la conclusione della manifestazione.
Da Cernobbio arriva però anche un messaggio diretto a Bruxelles.
Salvini contesta il sistema europeo di tassazione legato alla decarbonizzazione del trasporto marittimo, sostenendo che l'applicazione dei vincoli alle imprese europee rischia di produrre un effetto opposto a quello desiderato: rendere più competitivi i porti della Turchia, del Nord Africa e del Medio Oriente rispetto agli scali dell'Unione.
«Non è una casa comune quella che svantaggia le mie imprese a vantaggio di imprese che non sono chiamate a rispettare questi vincoli», sostiene il ministro.
È qui che il discorso sulle infrastrutture assume una dimensione più ampia. Per Salvini la sfida non riguarda soltanto quanti cantieri aprire, ma la capacità dell'Italia di trasformare la propria posizione geografica in un vantaggio economico, logistico e industriale.
E proprio i 256 miliardi rivendicati a Cernobbio diventano la risposta del ministro alla domanda politica che attraversa il dibattito sulle grandi opere: non se l'Italia abbia bisogno di nuove infrastrutture, ma quanto velocemente riesca a trasformare gli investimenti annunciati e finanziati in opere concluse e realmente utilizzabili da cittadini e imprese.
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