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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Roma, l'appello per Giuseppe: a 73 anni rischia di lasciare la casa dove vive da anni. «Si trovi una soluzione nel segno della solidarietà»

L'anziano residente nel centro storico della Capitale, in un immobile di proprietà ecclesiastica, potrebbe essere sfrattato nelle prossime ore. In passato ha messo gratuitamente il proprio tempo e le proprie energie al servizio della Chiesa. L'auspicio è che si possa ancora percorrere la strada del dialogo e dell'accoglienza.

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di Ettore Midas

Ci sono vicende che vanno oltre le carte, le procedure e i rapporti tra proprietà e inquilini. Storie che parlano di persone, di vite vissute e di legami costruiti nel tempo. È il caso di Giuseppe, 73 anni, residente da molti anni in un appartamento situato in Piazza d'Aracoeli, nel cuore di Roma, a pochi passi dal Campidoglio, e che nelle prossime ore potrebbe trovarsi costretto a lasciare la propria abitazione a seguito dell'esecuzione dello sfratto.

Una situazione che ha suscitato attenzione e preoccupazione non soltanto per la delicata età dell'uomo, ma anche per il particolare rapporto che nel corso degli anni Giuseppe ha avuto con la Chiesa. Secondo quanto riferito da chi lo conosce, infatti, il settantatreenne avrebbe più volte prestato la propria opera a titolo completamente gratuito, mettendo a disposizione tempo, disponibilità e spirito di servizio senza chiedere nulla in cambio.

Un impegno silenzioso, vissuto lontano dai riflettori e animato da quel senso di appartenenza e di vicinanza alla comunità ecclesiale che ha accompagnato una parte importante della sua vita. Proprio per questo, la vicenda assume oggi un significato ancora più profondo e invita tutti a una riflessione che vada oltre gli aspetti strettamente formali.

Nessuno intende mettere in discussione le prerogative della proprietà o le decisioni adottate nel rispetto delle norme. Tuttavia, appare legittimo chiedersi se una storia così particolare non meriti uno sforzo supplementare nella ricerca di una soluzione capace di coniugare il diritto con la sensibilità umana.

L'auspicio che arriva da quanti hanno seguito da vicino la vicenda è che il Vicariato di Roma possa valutare ogni strada utile per evitare che Giuseppe, a 73 anni, debba affrontare il trauma di perdere la casa in cui vive da tempo. E qualora la procedura non fosse più rinviabile, si confida nella possibilità di individuare un'altra sistemazione dignitosa, in grado di garantirgli serenità e sicurezza.

Del resto, il pontificato di Papa Francesco ha continuamente richiamato la comunità cristiana alla centralità delle periferie esistenziali, alla vicinanza con gli ultimi e alla necessità di tradurre la carità in gesti concreti. Un magistero che ha invitato a costruire ponti e a non lasciare indietro nessuno, soprattutto le persone più fragili.

In queste ore, mentre si avvicina un passaggio decisivo per il futuro dell'anziano romano, il desiderio di molti è che possa prevalere quello spirito di misericordia e di attenzione verso il prossimo che rappresenta uno dei valori più profondi della tradizione cristiana.

Per Giuseppe non si chiedono privilegi, né eccezioni alle regole. Si chiede soltanto che la sua storia, il suo passato di servizio gratuito e la sua attuale condizione di fragilità possano essere tenuti nella giusta considerazione, affinché una vicenda dolorosa possa trovare un epilogo improntato alla comprensione, alla dignità e all'umanità.

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