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- Milano - Martedì 27 Ottobre 2026, 12:20
Scontri a Milano, conclusa a San Vittore l'udienza per Youssef Siher: la difesa chiede la scarcerazione
Il trentenne attivista e freelance si avvale della facoltà di non rispondere. I legali contestano accuse ed esigenze cautelari: "Ha esercitato diritti costituzionali".
Si è svolta all'interno del carcere di San Vittore l'udienza di convalida del fermo nei confronti di Youssef Siher, il trentenne attivista pro Palestina e giornalista freelance ritenuto dalla Procura di Milano la figura chiave del gruppo 'Movimento 17 ottobre', fondato sui canali social all'indomani dei violenti disordini di piazza registrati in città.
L'indagato, comparso davanti alla gip Tiziana Landoni alla presenza della sostituta procuratrice Francesca Crupi, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. I magistrati milanesi hanno sollecitato la convalida del provvedimento pre-cautelare e l'applicazione della custodia in carcere, ipotizzando le imputazioni di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e il nuovo reato di violenza organizzata in manifestazioni pubbliche mediante strumenti informatici.
Secondo la ricostruzione d'accusa, a carico dell'uomo sussisterebbero sia il rischio di reiterazione sia il pericolo di allontanamento. Contestualmente, la Digos di Monza ha eseguito circa 150 perquisizioni distribuite in diverse località dell'Italia settentrionale.
Di segno opposto la posizione dei difensori di Siher, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, che al termine dell'atto istruttorio hanno domandato il rigetto delle misure cautelari e la rimessione in libertà dell'assistito: "Abbiamo chiesto il rigetto della richiesta di misure cautelari e di non convalidare il fermo. È una scelta sua, è una facoltà e l’ha esercitata", ha spiegato Abu Sharar, aggiungendo che il trentenne "era sicuro del fatto che ha esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti".
I legali hanno eccepito l'insussistenza sia dei gravi indizi di colpevolezza sia delle esigenze cautelari, rigettando la fondatezza dei reati contestati e la fattispecie di terrorismo: "Secondo me non sono istigatorie. Quelli non sono reati", ha affermato Ciccarone, precisando che per la norma sulla violenza organizzata "la contestazione è limitata a quei giorni" e concludendo di non essere sorpreso dal fermo "considerata l'aria politica che tira, però nello specifico sì. Non ha commesso nessun reato".
Nell'ambito del medesimo procedimento risulta iscritta nel registro degli indagati a piede libero anche la moglie del trentenne.
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