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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Sorelline ritrovate a Formia dopo due settimane: arrestati madre, compagno e nonno. Gli inquirenti: “Erano segregate”

Due sorelline scomparse in Abruzzo sono state ritrovate a Formia, segretamente tenute da madre e nonno. Arrestati per sequestro, le indagini proseguono.

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Si è conclusa dopo due settimane di apprensione la vicenda delle due sorelline scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo. Le bambine sono state ritrovate in un appartamento alla periferia di Formia, nel Lazio, dove secondo la Procura sarebbero state tenute nascoste e private della possibilità di uscire. Per la loro scomparsa sono stati fermati la madre, il compagno della donna e il nonno materno. I tre sono accusati di sequestro di persona in concorso e avrebbero pianificato nei dettagli l'allontanamento delle minori dalla struttura che le ospitava.

Il rifugio scoperto a Formia

Le due ragazzine vivevano da giorni all'interno di un appartamento situato al quarto piano di un complesso di edilizia popolare nella zona periferica della città pontina. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, condividevano una camera da letto piena di vestiti, scarpe e oggetti personali. Nell'abitazione erano presenti anche alimenti destinati alla più piccola delle due, affetta da celiachia. A sorvegliarle era un'anziana donna di ottant'anni, conosciuta dalla madre delle bambine. La donna avrebbe raccontato agli investigatori che le minori le erano state affidate direttamente dalla madre e dal nonno, insieme a scorte di cibo e beni di prima necessità.

“Non potevano uscire né aprire le persiane”

Per la Procura di Sulmona non si trattava di una semplice ospitalità. "Le bambine erano segregate", ha dichiarato il procuratore Luciano D'Angelo. Secondo gli accertamenti svolti, le due sorelle non avrebbero potuto lasciare l'appartamento né affacciarsi all'esterno. Le persiane sarebbero rimaste costantemente chiuse e l'unica forma di svago concessa sarebbe stata la televisione. Gli investigatori stanno ora verificando tutti gli aspetti della permanenza delle minori nell'abitazione e il ruolo svolto dalle persone coinvolte nella vicenda.

La reazione delle bambine durante il blitz

Quando domenica sera i carabinieri hanno fatto irruzione nell'appartamento, le due sorelline non avrebbero accolto con entusiasmo il ritorno alla normalità. Secondo quanto emerso, entrambe si sarebbero chiuse nella stanza rifiutando inizialmente di uscire e manifestando il desiderio di rimanere con la madre. Determinante sarebbe stato l'intervento dell'assessora ai Servizi Sociali di Minturno, Ilaria Pelle, che attraverso un lungo dialogo sarebbe riuscita a conquistare la fiducia delle bambine e a convincerle a lasciare l'appartamento.

Il cellulare nascosto in una scatola di biscotti

Durante le operazioni è emerso un dettaglio considerato particolarmente significativo dagli investigatori. Le due minori nascondevano un telefono cellulare all'interno di una scatola di biscotti. Quando la sorella maggiore ha deciso di consegnarlo alle autorità, la più piccola avrebbe reagito con evidente contrarietà, come se quel dispositivo rappresentasse un elemento fondamentale del loro patto di segretezza. L'apparecchio è stato sequestrato e sarà analizzato per ricostruire eventuali contatti e comunicazioni avvenuti durante il periodo della scomparsa.

Il movente: evitare il ritorno dal padre

Secondo la ricostruzione della Procura, all'origine della vicenda vi sarebbe il rifiuto della madre di accettare le decisioni assunte dall'autorità giudiziaria in merito all'affidamento delle figlie. I giudici avevano infatti restituito la responsabilità genitoriale al padre delle bambine, mentre la madre ne era rimasta esclusa. Una situazione maturata dopo una lunga e complessa vicenda familiare segnata da conflitti e provvedimenti giudiziari. Le due minori erano ospitate in una struttura protetta dalla quale sono scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno.

Decisiva la pista delle Sim clandestine

La svolta nelle indagini è arrivata grazie all'analisi di diverse schede telefoniche attivate poco prima della scomparsa e intestate a cittadini stranieri. Gli investigatori hanno individuato una rete di circa dieci Sim considerate "clandestine", alcune delle quali risultavano localizzate nella zona di Minturno e Formia. Determinante sarebbe stata una videochiamata effettuata dalla madre verso uno dei numeri collegati a queste utenze. Secondo gli inquirenti, proprio quella comunicazione avrebbe consentito di restringere il campo delle ricerche fino all'appartamento dove le bambine erano nascoste.

Una fuga forse destinata a continuare

Gli investigatori ritengono che Formia potesse rappresentare soltanto una tappa temporanea. Nel decreto di fermo viene evidenziato come soltanto tre delle dieci schede telefoniche acquistate siano state utilizzate e localizzate. Le altre sette risultano ancora non rintracciate. Un elemento che lascia ipotizzare l'esistenza di un piano più ampio e la possibilità che gli indagati stessero organizzando un ulteriore trasferimento delle minori verso una nuova destinazione.

Le indagini proseguono

La Procura di Sulmona continua ora a lavorare per chiarire tutti gli aspetti della vicenda e individuare eventuali altre persone che potrebbero aver favorito la fuga o fornito supporto logistico agli indagati. Nel decreto di fermo si sottolinea infatti che le due ragazzine non si sarebbero allontanate autonomamente dalla casa famiglia, ma sarebbero state prelevate da soggetti ancora da identificare.Per questo motivo gli investigatori stanno approfondendo i contatti telefonici, gli spostamenti e le relazioni dei tre arrestati, nel tentativo di ricostruire l'intera rete di complicità che avrebbe reso possibile la scomparsa delle due sorelline e la loro permanenza nascosta per oltre quindici giorni.

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