
- Prima Notizia 24
- Verona - Venerdì 30 Ottobre 2026, 17:55
Strage di Castel D'Azzano, indagati tre ufficiali dei carabinieri per omicidio colposo
L'inchiesta della Procura di Verona riguarda i vertici responsabili dello sgombero in cui morirono tre militari. Aperto anche un procedimento disciplinare per presunta negligenza nella gestione del blitz.
Tre ufficiali dell'Arma dei Carabinieri risultano iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Verona con l'ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia di Castel D'Azzano.
La vicenda si riferisce all'esplosione avvenuta il 14 ottobre 2025, all'interno del casolare dei fratelli Ramponi, durante le operazioni di sgombero, nella quale persero la vita tre militari dell'Arma.
I provvedimenti della magistratura veronese riguardano il comandante della compagnia di Villafranca Vincenzo Spataro, il tenente colonnello Antonio Sframeli, all'epoca dei fatti alla guida del reparto operativo, e il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dell'Arma di Verona.
Oltre al fascicolo penale, nei confronti dei tre ufficiali la Procura generale ha avviato un procedimento disciplinare con l'ipotesi di presunte negligenze nelle fasi di pianificazione e conduzione dell'intervento di sgombero.
Nel corso della prima udienza dinanzi alla Commissione di disciplina, svoltasi nella mattinata, i legali della difesa hanno sollecitato la sospensione del procedimento amministrativo proprio in forza degli accertamenti penali in corso. La Procura Generale si è opposta alla richiesta e il presidente del collegio si è riservato la decisione, rinviando l'udienza al quindici gennaio.
Sul fronte processuale parallelo, lunedì scorso si è aperto davanti alla Corte d'Assise di Verona il dibattimento per strage a carico dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. L'intervento dei carabinieri nell'immobile era stato disposto per l'esecuzione di una perquisizione propedeutica al definitivo sfratto, ma i locali erano stati saturati con il gas e condizionati con bombole e bottiglie incendiarie.
Secondo le ricostruzioni investigative, l'innesco della deflagrazione sarebbe stato provocato da Maria Luisa Ramponi tramite il lancio di un accendino sul pavimento intriso di carburante, facendo seguito a precedenti episodi nei quali la famiglia aveva minacciato di far esplodere la cascina per impedire l'esecuzione del provvedimento.
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