Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Giovedì 11 Giugno 2026

Trump: "Accordo con l'Iran vicino, gli attacchi di stasera sono annullati"

In un post su Truth, il presidente statunitense blocca l'ulteriore ondata di bombardamenti dopo una giornata di altissima tensione militare. Da Teheran arrivano smentite sui contatti e minacce alle holding di Elon Musk, mentre la chiusura di Hormuz e il blocco navale Usa continuano a paralizzare le rotte energetiche. L'Italia fissa le condizioni per un intervento di stabilizzazione.

Condividi questo articolo

La drammatica escalation militare tra Stati Uniti e Iran registra una repentina e clamorosa svolta diplomatica nelle ultime ore della serata.

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la sospensione delle operazioni belliche pianificate contro il territorio iraniano, formalizzando la decisione attraverso i propri canali social: “Considerato che le discussioni con la Repubblica Islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America ho annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l’Iran previsti per questa sera”.

L'inquilino della Casa Bianca ha inoltre specificato l'ampio consenso internazionale attorno alla bozza di intesa, dichiarando che “le discussioni e i punti conclusivi sono stati approvati – sia nei principi generali che nei dettagli – da tutte le parti coinvolte, tra cui Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri”.

Il capo di Stato americano ha tuttavia precisato che la pressione economica e militare non verrà allentata immediatamente: “Il blocco navale rimarrà pienamente in vigore fino alla conclusione dell’accordo; luogo e data della firma saranno annunciati a breve”. Poco prima, lo stesso Trump aveva ribadito che il luogo e la data della firma dell’accordo con l’Iran “saranno annunciati a breve”.

Le affermazioni del presidente americano sono state accolte con forte scetticismo e aperta ostilità dalle autorità istituzionali di Teheran. I media di Stato iraniani hanno smentito categoricamente le dichiarazioni di Washington relative a canali di comunicazione diretti con i vertici del Paese, affermando che la “falsa affermazione” di Trump sui contatti con funzionari iraniani sarebbe un “pretesto per evitare la guerra contro l’Iran”.

Sul piano politico, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha lanciato un duro monito su X: “Strategie sbagliate e decisioni impulsive ribalteranno completamente la situazione, faranno esplodere le infrastrutture e i mercati energetici e creeranno un pantano senza fine in cui rimarrete bloccati per anni. Vedrete un Iran diverso”.

Sul fronte diplomatico, una fonte di alto livello ha riferito all'emittente saudita Al Arabiya che le notizie su uno stallo delle trattative sono false e che l'Iran ha già fornito la sua risposta al messaggio trasmesso dal ministro degli Interni pakistano, sottolineando che Pakistan e Qatar hanno intensificato gli sforzi nelle ultime ore e che “i negoziati riguardanti l’accordo tra Iran e Stati Uniti sono in corso”.

La distensione serale giunge al termine di una giornata caratterizzata da pesanti scontri e minacce incrociate. Nelle prime ore del giorno, il Pentagono aveva inquadrato i raid come un atto di diplomazia coercitiva per piegare la resistenza di Teheran, e lo stesso Trump aveva dichiarato a Fox News che gli Usa “hanno lanciato su di loro (l’Iran) bombe per un valore di 250 milioni di dollari la scorsa notte”, aggiungendo che gli Stati Uniti “non li stanno colpendo abbastanza duramente”, ma l’Iran è “sottomesso, semplicemente non lo sanno ancora”.

Trump aveva inoltre espresso le sue mire strategiche sul patrimonio energetico di Teheran, sottolineando che “la mia preferenza è sempre stata prendere l’isola di Kharg… non so se l’America abbia lo stomaco per farlo”. 

Su Truth, il presidente aveva minacciato di “assumere il controllo totale” delle industrie del gas e del greggio iraniano, inclusa l’isola di Kharg, in un “futuro non troppo lontano”, scrivendo: “Gli Stati Uniti sferreranno stasera un attacco molto duro contro l’Iran (la cui Marina, Aeronautica, sistemi radar, difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte della sua capacità offensiva, sono andate perse!)” e aggiungendo che l'operazione sulle infrastrutture petrolifere ricalcherà quanto fatto “con il Venezuela, il che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America”.

Trump aveva poi rivelato a Fox News che i leader di Teheran gli avevano chiesto di sospendere gli attacchi, precisando tramite l'inviato Trey Yingst il lancio di 49 missili Tomahawk e bombardamenti aerei, avvertendo che le operazioni “sarebbero riprese giovedì sera qualora i funzionari iraniani non avessero ceduto nei negoziati con gli Stati Uniti”.

Sul fronte opposto, le divisioni aerospaziali e navali dei Pasdaran hanno risposto conducendo “attacchi coordinati contro 18 obiettivi militari americani in tutta la regione”, impiegando anche 12 missili balistici per colpire i caccia F-35, F-15 e F-16 statunitensi e le infrastrutture chiave della base aerea di Al-Azraq in Giordania.

Il generale Seyed Majid Mousavi ha minacciato direttamente Washington: “Rendete insicuro il sacro Stretto di Hormuz?! Faremo di questa regione un inferno per voi”, aggiungendo che “questa è la risposta all’audacia degli americani nella regione, se Dio vuole”.

L'escalation ha coinvolto anche le attività commerciali del magnate Elon Musk: l'agenzia statale Fars ha riferito che “tutti gli interessi legati alle holding economiche gestite da Elon Musk in Asia occidentale, compresi gli Stati arabi e Israele, sono stati inseriti nell’elenco iniziale per la definizione di nuovi obiettivi”, una decisione motivata dalle “prove dell’utilizzo, da parte degli eserciti statunitense e israeliano, di infrastrutture gestite da Elon Musk, tra cui Starlink”. L'agenzia ha specificato che “la stazione di terra Starlink situata nei territori occupati, in Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Oman, insieme a siti legati a SpaceX, figurano tra i nuovi obiettivi dell’Iran”.

Prima del congelamento degli attacchi ordinato da Trump, il Centcom aveva confermato il completamento di ulteriori raid di autodifesa contro sistemi di comunicazione, radar e siti di difesa aerea in tutto il Paese, spiegando che “le risorse del Corpo dei Marines, dell’Aeronautica Militare e della Marina degli Stati Uniti hanno lanciato munizioni di precisione contro obiettivi iraniani che rappresentavano una minaccia per le forze statunitensi e per le navi commerciali internazionali in transito nelle acque regionali” e ribadendo che “le forze statunitensi rimangono vigili, letali e pronte all’azione”.

Le fonti americane citate da Axios avevano collocato tutti gli obiettivi nell'Iran meridionale, mentre il Wall Street Journal confermava il focus sulle postazioni dello Stretto di Hormuz. I media di Teheran avevano precedentemente denunciato attacchi contro navi statunitensi tramite missili e droni e il verificarsi di “scontri navali”, ricostruzione prontamente smentita dal Centcom, che su X ha chiarito: “nessuna nave da guerra statunitense è stata colpita”.

Le forze statunitensi hanno inoltre colpito un impianto petrolchimico nel giacimento di South Pars ad Asalouyeh, mentre l'agenzia Mehr ha segnalato esplosioni nella parte est di Bandar Abbas e, successivamente, in mare nei pressi di Sirik, notizia rilanciata anche dal Guardian tramite un giornalista della tv di Stato che ha confermato: “Pochi minuti fa, si è udita un’esplosione nella zona di Sirik, in mare”.

Il New York Times, analizzando immagini satellitari, ha evidenziato il ferimento di un impianto civile di acqua potabile sulla costa meridionale, precisando che prendere di mira deliberatamente tali strutture potrebbe costituire un crimine di guerra.

Il governatore di Sirik, Reza Shahidian, ha inoltre denunciato che “questa mattina, un proiettile nemico americano ha colpito una chiatta da carico proveniente dalla contea di Sirik, nella provincia di Hormozgan, nel Mar d’Oman”. La chiatta da 150 tonnellate trasportava beni di prima necessità da Khasab ed è stata colpita a 5 miglia dal porto omanita. I 5 membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo da unità di passaggio.

Sul fronte del blocco marittimo, il comando statunitense ha reso noto di aver messo fuori uso nel Golfo dell'Oman la petroliera M/T Jalveer, battente bandiera della Guinea-Bissau, che trasportava greggio iraniano. Un caccia Usa ha lanciato due missili Hellfire nella sala macchine dopo che l'equipaggio aveva rifiutato gli ordini. Si tratta della terza imbarcazione bloccata nella settimana, dopo la M/T Marivex (bandiera Palau) e la M/T Settebello. Il Centcom ha calcolato che dal 13 aprile sono state “messe fuori uso nove imbarcazioni non conformi, reindirizzato 135 navi conformi e consentito il passaggio a 42 imbarcazioni che trasportavano aiuti umanitari”, applicando le restrizioni in modo imparziale a tutte le nazionalità nei porti del Golfo Persico e dell'Oman.

L'attacco alla Settebello ha provocato la morte di tre marinai indiani, inizialmente dispersi e poi rinvenuti deceduti, come confermato dal ministro indiano dei Trasporti marittimi Sarbananda Sonowal. Un ulteriore incendio è stato segnalato dall'agenzia britannica Ukmto nella sala macchine di un secondo tanker a 21 miglia a nord-est di Sohar, alimentando i sospetti di un nuovo intervento alleato. La crisi ha provocato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz da parte della Pgsa fino a nuovo ordine a causa delle tensioni belliche. Le autorità iraniane hanno invitato i vascelli con permessi di transito a pazientare e hanno ordinato a tutte le petroliere commerciali di non lasciare le zone di ancoraggio.

Il traffico aereo regionale ha subito forti ripercussioni: il Kuwait ha chiuso lo spazio aereo deviando i voli dopo l'attivazione della contraerea e le minacce di Teheran, riaprendo le rotte solo dopo alcune ore. Nei giorni scorsi lo scalo del Kuwait era stato colpito direttamente causando un morto.

Sirene di allarme hanno risuonato anche in Bahrain, dove il ministero dell'Interno ha segnalato il ferimento lieve di una bambina di 11 anni ad Hamad Town e Manama a causa dei detriti caduti durante l'intercettazione di droni iraniani diretti verso il quartier generale della Quinta Flotta Usa. In Giordania, le autorità di Amman hanno intercettato 20 missili balistici iraniani diretti verso un'area ospitante truppe statunitensi, senza registrare feriti.

Il conflitto si mantiene caldo anche sui fronti collaterali. In Libano, due persone sono rimaste uccise nei raid israeliani condotti nella Valle della Bekaa: un uomo a Sohmor e una donna siriana nella pianura di Machghara (dove il padre è rimasto ferito), con attacchi segnalati dai media locali anche alla periferia di Taraiyya.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante una riunione di Gabinetto, ha rivendicato l'efficacia delle operazioni militari contro Hezbollah: “Stiamo colpendo Hezbollah con grande forza, eliminando centinaia di terroristi ogni settimana” e ha aggiunto: “abbiamo ancora molte sfide. Una sfida particolare sono i droni. Ci stiamo lavorando”. Il premier ha poi assicurato: “Ripristineremo la sicurezza nel nord e creeremo sicurezza nel nord proprio come abbiamo fatto nel sud. Le sfide non sono esattamente le stesse, sono in some modo diverse, ma il risultato sarà lo stesso”.

Sul fronte finanziario, il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha ammonito pesantemente l'Iran su X: “Il regime iraniano perderà a somma zero la partita che sta conducendo. Qualsiasi danno infligga ai nostri alleati nel Golfo sarà ripagato con fondi prelevati dai conti iraniani. Qualsiasi pedaggio pagato all’Autorità dello Stretto del Golfo Persico sarà compensato con fondi prelevati dai loro conti. Ogni attacco lanciato dall’Iran non farà altro che aggravare le conseguenze economiche e finanziarie che dovrà affrontare”.

Prima dell'annuncio del congelamento degli attacchi da parte di Trump, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva sentito telefonicamente l'Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas, affermando su Telegram che le incursioni statunitensi “hanno reso inefficace il cessate il fuoco” ed erano da considerarsi una violazione della Carta Onu. Oggi pomeriggio, il ministero degli Esteri di Teheran pur denunciando che i raid avevano “di fatto reso il cessate il fuoco privo di significato”, non ha proclamato la rottura formale della tregua, mentre la Cnn ha confermato che i colloqui stavano proseguendo grazie alla permanenza della delegazione dei mediatori del Qatar a Teheran, smentendo la ricostruzione del New York Times secondo cui i delegati avevano lasciato la capitale senza progressi.

Il Pakistan, per bocca del portavoce Tahir Andrabi, ha confermato la prosecuzione della mediazione chiedendo una “soluzione negoziata” basata su diplomazia e dialogo.

Da parte delle Nazioni Unite, il Segretario Generale Antonio Guterres ha lanciato un forte appello alla calma su X: “Il Medio Oriente viene trascinato sempre più in profondità nella crisi e le conseguenze si estendono ben oltre la regione. Questa settimana ha portato attacchi più ampi e un ulteriore deterioramento dove il cessate il fuoco è più simile a un fuoco ridotto. Tutte le parti devono lavorare per una soluzione diplomatica. Basta attacchi. Basta scuse”.

In Europa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso al Bundestag la disponibilità della Germania a intervenire per la sicurezza di Hormuz a patto che vi siano le condizioni, ponendo come obiettivo diplomatico la fine verificabile del programma nucleare iraniano.

Arrivando all'Eurogruppo a Lussemburgo, il presidente Kyriakos Pierrakakis ha espresso preoccupazione per gli impatti su famiglie e imprese: “La crisi in Medio Oriente continua a farsi sentire sulle famiglie e sulle imprese europee. Le implicazioni per la crescita e per l’inflazione sono evidenti. Finora i mercati hanno reagito con calma, ma ciò non significa che si debbano sottovalutare i rischi che ci attendono. La situazione in Medio Oriente, e in particolare gli sviluppi di ieri sera, è certamente problematica. Detto questo, guardiamo avanti con ottimismo e speriamo che lo Stretto di Hormuz riapra presto. Siamo però consapevoli che, anche se lo stretto dovesse riaprire, la crisi persisterà. Avremo bisogno di altro tempo per adattarci”.

Infine, la posizione dell'Italia è stata chiarita dal ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un evento Luiss a Roma: “La coalizione internazionale, della quale noi siamo pronti a far parte, può intervenire soltanto quando ci sarà un cessate il fuoco”. Il titolare della Farnesina ha poi concluso fissando gli obiettivi strategici di Roma: “Adesso serve arrivare a un cessate il fuoco. Una volta raggiunto, ci impegneremo tutti per garantire la libertà di navigazione. Questo è il punto fondamentale”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti