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- Roma - Giovedì 11 Giugno 2026
Scontro sulla legge elettorale: la maggioranza blinda il testo con 4 emendamenti, le opposizioni fanno muro
Calendario serrato nella Commissione Affari costituzionali della Camera per garantire l'approdo del provvedimento in Assemblea il prossimo 26 giugno. Depositate circa 770 proposte di modifica dalle minoranze: asse compatto del "campo largo" contro il premio di maggioranza e l'indicazione del premier. Spuntano anche i correttivi firmati da Futuro Nazionale.
La maggioranza di centrodestra accelera i tempi parlamentari per l'approvazione della nuova legge elettorale, stringendo le maglie del dibattito interno alla Commissione Affari costituzionali di Montecitorio.
I partiti della coalizione di governo hanno scelto di limitare al minimo i propri interventi sul testo, noto come ‘Bignami bis’, depositando soltanto quattro emendamenti mirati. Tra i correttivi di spicco figura l'introduzione dell'obbligo della doppia candidatura — da ripartire tra il listino circoscrizionale legato al premio e la lista proporzionale —, mentre la delicata partita sull'introduzione delle preferenze viene ufficialmente posticipata alla discussione in Aula.
Nel dettaglio dei testi della maggioranza, per quanto riguarda il vincolo della doppia candidatura si prescrive che “il candidato nelle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’attribuzione del premio è tenuto a candidarsi in almeno uno dei collegi plurinominali della circoscrizione in cui è stata presentata la lista circoscrizionale in cui è candidato, in una delle liste ad essa collegate”.
Sul fronte delle modifiche all'articolo relativo all'indicazione del leader della coalizione, la destra chiede di specificare che la procedura si attua “nel rispetto del principio di rappresentanza nazionale di cui all’articolo 67 della Carta, manteniendo il rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica”.
Dall'altro lato dello schieramento politico, i gruppi di minoranza hanno eretto una barriera formata da circa 770 emendamenti complessivi. L'azione coordinata di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa si è tradotta nella presentazione di 322 proposte soppressive unitarie, volte a cancellare i pilastri della riforma, a partire dall'obbligo di indicare il candidato premier sulla scheda.
Una strategia definita come una “battaglia comune” dai leader Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i quali hanno lanciato un duro atto d'accusa politico ai partner di governo: “Ormai il governo Meloni pensa soltanto a garantire se stesso, dimenticandosi di famiglie e imprese. La destra vuole forzare la mano perché teme di perdere le prossime elezioni politiche. È il tentativo di riscrivere le regole del gioco, introducendo meccanismi che allontanano i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti e concentrano ancora più potere nelle mani dei leader di parti”.
Accanto all'ostruzionismo puro — guidato numericamente da Avs con 293 testi —, le forze del 'campo largo' hanno elaborato una serie di emendamenti definiti di “riduzione del danno” su tematiche specifiche: il voto dei fuori sede (promosso dal M5S), le tutele per il Trentino Alto Adige (a prima firma Pd), i meccanismi di scorrimento delle liste e le norme sulla parità di genere (targate Avs).
Sul piano dei modelli alternativi, +Europa ha proposto un ritorno al sistema maggioritario ispirato al vecchio ‘Mattarellum’ basato su collegi uninominali, chiedendo di vincolare l'assegnazione del premio a un'affluenza minima alle urne compresa tra il 70% e l'80%. Il segretario del partito, Riccardo Magi, ha espresso una forte provocazione chiedendo di rinominare gli articoli in discussione con la formula ‘nuova legge fascista Acerbo’, un'iniziativa che lo stesso parlamentare ha rivendicato definendola come “un atto di denuncia necessaria davanti a una legge che sottrae agli elettori qualunque potere, e pretende persino di trasformare una minoranza politica in maggioranza parlamentare”.
Anche Azione si unisce al coro delle critiche invocando una riscrittura totale e orientandosi verso un sistema proporzionale puro, con sbarramento e un premio limitato al 5% solo in caso di superamento della maggioranza assoluta dei voti validi.
Il quadro emendativo è completato da sette proposte di modifica depositate da Futuro Nazionale, guidato da Vannacci (incentrate su preferenze, riduzione delle quote rosa e ordine alfabetico), e dalle richieste del Maie per gli italiani all'estero.
L'ufficio di presidenza della Commissione ha intanto ratificato a maggioranza la tabella di marcia per rispettare la scadenza del 26 giugno: lunedì scatteranno i tagli per inammissibilità, mentre le votazioni si protrarranno senza sosta da mercoledì 17 a mercoledì 24 giugno, includendo anche le sessioni del fine settimana, per arrivare al mandato ai relatori (Colucci, Iezzi, Pagano e Rossi) giovedì 25 giugno.
Un ritmo di lavoro contestato aspramente dalle opposizioni, che denunciano una “forzatura evidente che non consente un approfondito e serio confronto su una norma fondamentale per la vita democratica del Paese. Siamo di fronte a un soliloquio della maggioranza”, un blocco di potere che, secondo le minoranze, punta esclusivamente a varare una legge “cucita su misura senza alcuna reale apertura al dialogo con le opposizioni”.
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