
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 11 Giugno 2026
Diritti civili, parte la mobilitazione per la genitorialità inclusiva: al via raccolta firme per estendere Pma a single e coppie omosessuali
La campagna punta a raggiungere 50mila sottoscrizioni entro sei mesi per consentire l'accesso alle tecniche riproduttive anche alle donne non coniugate e alle coppie dello stesso sesso, allineando il Paese agli standard di gran parte d'Europa.
Ha preso il via la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare "Pma per tutte", un progetto promosso dall'Associazione Luca Coscioni che ha raccolto l'adesione immediata di decine di realtà associative ed enti del terzo settore.
Il testo normativo punta a modificare radicalmente i criteri stabiliti dalla legge quadro italiana, aprendo la possibilità di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne, categorie che l'attuale quadro regolamentare esclude in modo tassativo.
Durante l'incontro di presentazione della campagna, i promotori hanno illustrato le linee guida del progetto, specificando che la proposta di legge intende “estendere l'accesso a tecniche che in Italia sono già consentite ad alcune categorie di persone, in particolare la fondazione cosiddetta eterologa, a tutte” le persone.
Nel corso della conferenza stampa, i rappresentanti dei comitati referendari hanno evidenziato come l'intervento normativo miri a scardinare non soltanto i paletti formali sull'orientamento sessuale o sullo stato civile, ma anche i criteri clinici di accesso ai trattamenti. Il progetto, infatti, “si propone anche di aggiornare la definizione di infertilità in tutte le situazioni che la comprendono, quindi medica ma anche sociale” e, al tempo stesso, ha l'obiettivo “di adeguare l'Italia alla situazione europea”.
I dati statistici e la mappatura continentale diffusi dall'Associazione Luca Coscioni evidenziano una netta discrepanza tra la legislazione italiana e quella della maggior parte degli Stati europei. Se in 13 nazioni la Pma rimane preclusa alle donne single e limitata alle sole unioni di coppia (con restrizioni che variano in base al genere dei partner), sono ben 32 i Paesi in cui la legislazione consente l'accesso alle tecniche riproduttive anche alle donne non legate da un vincolo affettivo o matrimoniale.
Sulla disparità di trattamento e sull'obbligo del turismo procreatico si è espressa la segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, che ha evidenziato come l'attuale divieto costringa molte cittadine a recarsi oltre i confini nazionali per realizzare il proprio progetto familiare. L'avvocata ha ricordato che le tutele giurisprudenziali sui minori sono ormai consolidate, ma che “la giurisprudenza conferma il diritto alla piena genitorialità dei nati da tecniche che sono erogabili in Italia, ma l'accesso è vietato per le persone singole o dello stesso sesso che sono costrette ad andare all'estero. È un divieto che va rimosso”.
Il nucleo essenziale della riforma si concentra su una riscrittura dei requisiti soggettivi d'accesso, come chiarito da Francesca Re, coordinatrice della campagna nazionale "Pma per tutte": è "l'articolo 5, abbiamo parlato di non più di coppie di sesso diverso, ma di coppie, di persone singole. Abbiamo deciso anche di superare e di eliminare il riferimento al matrimonio e alla convivenza”.
L'impegno dei volontari e delle sezioni territoriali è ora focalizzato sul raggiungimento della soglia legale delle 50mila firme necessarie entro il termine stabilito di sei mesi, passaggio indispensabile per permettere il formale deposito del testo alla Camera e al Senato. I promotori hanno espresso la ferma volontà di tradurre questa spinta popolare in un iter parlamentare concreto: “Viamo trasformare questa indicazione in una riforma concreta - spiegano - affinché anche in Italia sia garantito un accesso equo alla procreazione medicalmente assistita, senza discriminazioni”.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














