
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 3 Novembre 2026, 15:20
Trump annuncia lo stop agli aiuti militari a Israele: intesa con Netanyahu. Von der Leyen: "Chiusura di Hormuz costata 127 miliardi all'Ue"
Il presidente statunitense conferma il blocco dei fondi entro fine anno lasciando l'opzione d'acquisto delle armi. La presidente della Commissione europea analizza l'impatto energetico: "Con l'import di gas e petrolio rischiamo di importare gli shock".
Svolta sugli equilibri geopolitici e sulle alleanze militari internazionali negli Stati Uniti. Nel corso di un'intervista rilasciata all'emittente Fox, Donald Trump ha annunciato la decisione di interrompere i finanziamenti militari destinati allo Stato ebraico, confermando un'intesa già stretta con il premier Benjamin Netanyahu.
"Gli aiuti a Israele verranno interrotti alla fine dell'anno. Israele è un Paese prospero, non ha bisogno di 4 miliardi in aiuti. Abbiamo già concordato che, entro la fine di quest'anno, non effettueremo più versamenti a favore di Israele. Naturalmente, continueremo ad aiutare Israele qualora ne avesse bisogno", ha dichiarato Trump.
Il presidente statunitense ha precisato che per Tel Aviv rimarrà comunque aperta la strada delle forniture belliche a pagamento: "Possono comprare quello che vogliono", ha messo in evidenza, confermando l'accordo raggiunto con Netanyahu per lo stop al programma di aiuti.
Parallelamente, sul fronte economico ed energetico, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo a Bruxelles al "WinWin Brussels Summit" dedicato alle startup, ha tracciato un primo e pesante bilancio delle ripercussioni legate alla crisi geopolitica mediorientale sul mercato energetico continentale. "Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, le importazioni di combustibili fossili sono costate all'Europa 127 miliardi di euro in più, senza un solo quantitativo aggiuntivo di energia. Centoventisette miliardi soltanto a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz", ha affermato la presidente dell'esecutivo comunitario.
"Quando importiamo petrolio e gas, rischiamo di importare anche gli shock e le crisi che li accompagnano", ha osservato von der Leyen. Nel suo intervento, la vertice delle istituzioni europee ha ribadito come la svolta ecologica rappresenti un fattore imprescindibile di sovranità e competitività: "La transizione pulita significa da un lato proteggere il nostro clima, ma dall'altro riguarda anche la competitività e l'indipendenza dell'Europa".
Von der Leyen ha poi ricordato come nell'ultimo anno si siano registrati nuovamente "gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici: siccità, incendi boschivi e alluvioni", unitamente al peso e al "costo della nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili".
Confermati infine i traguardi europei in materia di neutralità carbonica e gli sforzi finanziari messi in campo: "Il nostro percorso è chiaro: diventeremo il primo continente climaticamente neutro entro il 2050", ha spiegato la presidente della Commissione, ricordando che "abbiamo compiuto un passo importante verso questo obiettivo con l'accordo sul traguardo climatico per il 2040. Ci siamo impegnati a ridurre le emissioni europee del 90% entro il 2040".
A sostegno di questo quadro normativo e di programmazione, von der Leyen ha evidenziato che "dal 2021 sono stati investiti oltre 1.200 miliardi di euro in attività sostenibili in tutta l'Unione europea", sottolineando in conclusione come si tratti di "investimenti che richiedono certezze a lungo termine".
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