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  • Roma - Mercoledì 24 Giugno 2026

Trump perde terreno nei sondaggi, cresce il dissenso anche tra i repubblicani: il Senato frena sulla linea dura contro l'Iran

Trump affronta un calo di consenso e dissenso tra i repubblicani, mentre il Senato limita le sue azioni contro l'Iran e peggiora l'immagine USA.

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Donald Trump continua a difendere con forza la sua strategia nei confronti dell'Iran, ma sul fronte politico interno emergono segnali di crescente insofferenza, anche all'interno del Partito Repubblicano. A mettere in evidenza le tensioni è stata l'approvazione al Senato di una risoluzione che mira a limitare la possibilità per il presidente di autorizzare nuove operazioni militari contro Teheran senza il coinvolgimento del Congresso. Si tratta di un atto dal forte valore politico, soprattutto perché ha registrato anche il sostegno di alcuni senatori repubblicani, evidenziando una frattura che potrebbe avere ripercussioni nei prossimi mesi. Pur non modificando immediatamente la strategia della Casa Bianca, il voto rappresenta un chiaro messaggio nei confronti del presidente e della sua gestione della crisi mediorientale.

Trump rivendica la linea sull'Iran

Nonostante le critiche, Trump continua a sostenere che l'azione militare contro la Repubblica islamica sia stata necessaria e utile agli interessi americani. Durante un viaggio in Pennsylvania, il presidente ha ribadito che l'Iran sarebbe stato fortemente indebolito e ha assicurato che i rapporti con Teheran starebbero evolvendo nella direzione auspicata dalla sua amministrazione. Secondo Trump, le conseguenze economiche della crisi sarebbero sotto controllo e gli Stati Uniti starebbero beneficiando di un quadro energetico favorevole, con mercati finanziari in crescita e prezzi del petrolio in diminuzione. Dichiarazioni che contrastano però con le valutazioni di molti osservatori internazionali e con le preoccupazioni espresse da una parte del mondo politico americano.

La provocazione sul terzo mandato

Nel corso del comizio in Pennsylvania, Trump ha inoltre alimentato le polemiche con una battuta che ha fatto rapidamente il giro dei media. Davanti ai sostenitori ha infatti ipotizzato, tra applausi e sorrisi, la possibilità di candidarsi nuovamente alla Casa Bianca per un terzo mandato. Una prospettiva che la Costituzione americana non consente, ma che il presidente ha evocato con toni provocatori, suscitando nuove reazioni tra opposizione e commentatori politici. Le sue parole sono state interpretate da molti come l'ennesimo tentativo di galvanizzare la base elettorale e mantenere alta l'attenzione mediatica.

Il consenso continua a diminuire

Al di là delle dichiarazioni pubbliche, la principale preoccupazione per la Casa Bianca arriva dai sondaggi. Secondo una rilevazione dell'American Research Group, il tasso di approvazione del presidente sarebbe sceso al 30%, mentre il 66% degli americani esprimerebbe un giudizio negativo sul suo operato. Il dato conferma una tendenza già emersa nelle settimane precedenti e segnala un progressivo deterioramento del consenso. Anche se il calo appare contenuto rispetto alle rilevazioni precedenti, il trend resta negativo e alimenta interrogativi sulla capacità del Partito Repubblicano di affrontare con serenità i prossimi appuntamenti elettorali.

L'economia non convince gli elettori

Ancora più problematici risultano i giudizi sulle politiche economiche dell'amministrazione. Secondo il sondaggio, poco più di un quarto degli intervistati approverebbe le scelte economiche del presidente. L'aumento dell'inflazione e le conseguenze della crisi internazionale continuano infatti a rappresentare un terreno particolarmente difficile per la Casa Bianca. L'economia era stata uno dei principali punti di forza della narrativa trumpiana, ma oggi sembra essere diventata uno degli aspetti più critici della sua presidenza.

Lo spettro delle elezioni di metà mandato

I numeri preoccupano soprattutto in vista delle prossime elezioni di metà mandato. Tradizionalmente, un presidente con livelli di consenso così bassi rischia di trascinare verso il basso anche i candidati del proprio partito. Per i repubblicani cresce quindi il timore che il malcontento possa tradursi in una perdita di seggi al Congresso, compromettendo gli equilibri politici della seconda parte del mandato. La situazione appare ancora più delicata alla luce dei dati sull'affluenza registrati nelle primarie.

Democratici più mobilitati

Un ulteriore segnale d'allarme per il Partito Repubblicano arriva dalla partecipazione elettorale. Secondo dati riportati dalla stampa americana, gli elettori democratici stanno mostrando un livello di mobilitazione superiore rispetto a quello dei sostenitori repubblicani. La partecipazione alle consultazioni interne del partito di opposizione avrebbe raggiunto numeri significativamente più elevati, anche in territori tradizionalmente favorevoli al Gop. Per gli analisti si tratta di un indicatore importante dello stato d'animo dell'elettorato e della capacità dei democratici di trasformare il malcontento in consenso politico.

Peggiora anche l'immagine degli Stati Uniti nel mondo

Le difficoltà di Trump non si limitano al fronte interno. Un'indagine internazionale condotta in decine di Paesi mostra infatti un peggioramento della percezione degli Stati Uniti e della loro leadership globale. La fiducia personale nel presidente americano risulta particolarmente bassa in molte nazioni europee, compresa l'Italia, dove la maggioranza degli intervistati dichiara di non avere fiducia nella sua capacità di guidare gli affari internazionali.

Un alleato sempre meno affidabile

Lo studio evidenzia anche una crescente diffidenza nei confronti del ruolo globale degli Stati Uniti. Molti degli intervistati ritengono che Washington tenga poco conto degli interessi degli altri Paesi e contribuisca in misura insufficiente alla stabilità internazionale. Emergono inoltre dubbi sulla capacità americana di promuovere diritti, libertà e cooperazione multilaterale. Si tratta di un cambiamento significativo rispetto al passato, quando il prestigio internazionale degli Stati Uniti rappresentava uno dei principali strumenti di influenza geopolitica.

Una fase delicata per la Casa Bianca

Tra il rallentamento nei sondaggi, le tensioni con il Congresso, le difficoltà economiche e il peggioramento dell'immagine internazionale, la presidenza Trump sta attraversando una fase particolarmente complessa. La crisi iraniana, che la Casa Bianca considera una dimostrazione di forza e leadership, rischia invece di trasformarsi in un elemento di ulteriore polarizzazione politica. Nei prossimi mesi sarà soprattutto il giudizio degli elettori a stabilire se la strategia adottata dal presidente riuscirà a rafforzare la sua posizione oppure se il malcontento registrato dai sondaggi rappresenta l'inizio di una fase più difficile per la sua amministrazione.

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