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  • Roma - Mercoledì 24 Giugno 2026

Uccise la moglie davanti alla figlia di 10 anni, disposta una perizia psichiatrica per l'imputato

La Corte d'Assise di Milano ordina una perizia psichiatrica per l'imputato di omicidio, accusato di aver ucciso la moglie davanti alla figlia.

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Sarà una consulenza specialistica a stabilire se Khalid Achak fosse pienamente capace di intendere e di volere quando, il 3 maggio 2025, uccise la moglie Amina Sailouhi nella loro abitazione di Caleppio di Settala, nel Milanese. La Corte d'Assise di Milano ha infatti disposto una perizia psichiatrica sull'uomo, 50 anni, imputato per omicidio pluriaggravato. La decisione è arrivata nel corso della prima udienza del processo che dovrà fare luce su uno dei casi di femminicidio che più hanno colpito l'opinione pubblica negli ultimi mesi.

La richiesta avanzata dalla difesa

A sollecitare l'accertamento è stata la difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Rosemary Patrizi Dos Anjos. Secondo quanto emerso in aula, la richiesta si basa sulla necessità di verificare gli effetti di una presunta condizione di "intossicazione cronica da alcol" che avrebbe caratterizzato la vita dell'uomo. La Procura di Milano, rappresentata dal pubblico ministero Antonio Pansa, non si è opposta alla richiesta, consentendo così alla Corte di accogliere l'istanza e disporre l'approfondimento tecnico.

L'incarico sarà affidato il 15 luglio

I giudici hanno fissato una nuova udienza per il prossimo 15 luglio, data in cui verrà formalmente conferito l'incarico alla psichiatra Marina Verga, chiamata a svolgere la perizia. Il compito dell'esperta sarà quello di valutare le condizioni psichiche dell'imputato e stabilire se al momento dell'omicidio fosse in grado di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi. L'esito dell'accertamento potrebbe avere un peso rilevante sul prosieguo del processo.

Un delitto consumato davanti alla figlia

La tragedia si consumò nella serata del 3 maggio dello scorso anno all'interno dell'abitazione familiare. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il cinquantenne avrebbe aggredito e ucciso la moglie a coltellate mentre in casa era presente la figlia della coppia, una bambina di appena dieci anni. Fu proprio la minore, dopo aver assistito all'omicidio, a dare l'allarme e a contattare i soccorsi. Un elemento che ha contribuito a rendere ancora più drammatica una vicenda già segnata da una lunga storia di violenze domestiche.

Un processo che potrebbe svolgersi a porte chiuse

Nel corso dell'udienza la difesa ha inoltre acconsentito all'acquisizione nel fascicolo dibattimentale degli atti raccolti durante le indagini. Questo consentirà alla Corte di limitare il numero delle testimonianze necessarie durante il processo. I giudici dovranno inoltre valutare la richiesta avanzata dai legali dei familiari della vittima, costituiti parte civile, che hanno chiesto di celebrare alcune udienze a porte chiuse per tutelare la minore coinvolta nella vicenda.

Le accuse della Procura

Negli atti dell'inchiesta il cinquantenne viene descritto come una persona caratterizzata da una forte propensione alla violenza. Secondo gli investigatori, l'uomo avrebbe per anni sottoposto la moglie a comportamenti vessatori e intimidatori, creando una situazione di costante soggezione psicologica. L'omicidio viene definito dagli inquirenti come un delitto particolarmente brutale, aggravato dalla presenza della figlia all'interno dell'abitazione al momento dell'aggressione.

La denuncia della vittima

Uno degli aspetti più dolorosi della vicenda riguarda le richieste di aiuto avanzate dalla donna prima della tragedia. Il 26 novembre 2022 Amina Sailouhi si era presentata dai carabinieri di Settala per denunciare il marito per maltrattamenti. In quell'occasione aveva manifestato apertamente la propria paura. "Penso che mi ammazzerà", aveva dichiarato ai militari, parole che oggi assumono un significato ancora più drammatico alla luce degli eventi successivi.

L'inchiesta per maltrattamenti già in corso

Quando avvenne il femminicidio, la Procura di Milano stava già portando avanti un procedimento nei confronti dell'uomo per maltrattamenti. Le indagini erano prossime alla chiusura e si stava valutando la richiesta di rinvio a giudizio. Tuttavia, secondo quanto emerso, non erano state ravvisate condizioni tali da giustificare una misura cautelare nei confronti dell'indagato. Nel periodo successivo alla denuncia non erano infatti arrivate ulteriori segnalazioni formali alle autorità.

Il rifiuto della casa protetta

Dopo l'attivazione della procedura prevista dal Codice Rosso, alla donna era stata offerta la possibilità di trasferirsi in una struttura protetta. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima avrebbe però rifiutato questa soluzione in due diverse occasioni. Una scelta che non cancella il quadro di paura e vulnerabilità emerso nel corso delle indagini e che oggi torna al centro dell'attenzione nel dibattimento.

Attesa per l'esito della perizia

Il processo proseguirà ora con la fase dedicata agli accertamenti psichiatrici. L'esito della consulenza richiesta dalla Corte sarà uno degli elementi destinati a incidere sul giudizio finale nei confronti dell'imputato. Nel frattempo resta il peso di una tragedia familiare che ha spezzato una vita e segnato profondamente quella di una bambina costretta ad assistere all'uccisione della madre tra le mura di casa.

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