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I bambini rappresentano la metà di tutti i rifugiati della guerra in Ucraina, secondo l’Unicef e l’Unhcr. Oltre 1,1 milioni di bambini sono arrivati in Polonia, centinaia di migliaia stanno arrivando in Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’analisi di uno psichiatra famoso, il prof. Edoardo Favaretti, fa molto riflettere.
I bambini rappresentano la metà di tutti i rifugiati della guerra in Ucraina, secondo l’Unicef e l’Unhcr. Oltre 1,1 milioni di bambini sono arrivati in Polonia, centinaia di migliaia stanno arrivando in Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’analisi di uno psichiatra famoso, il prof. Edoardo Favaretti, fa molto riflettere.
“La situazione in Ucraina sta precipitando", dichiarava appena qualche giorno fa il Direttore generale dell'UNICEF Catherine Russell. "Mentre il numero di bambini che fuggono dalle loro case continua a crescere, dobbiamo ricordare che ognuno di loro ha bisogno di protezione, istruzione, sicurezza e sostegno". L’opera dell’Unicef sotto questo profilo è davvero straordinaria.
L’UNICEF continua a ricordare ogni giorno i rischi aggravati di tratta e sfruttamento. Per cercare di ridurre i rischi che i bambini e i giovani affrontano, l’UNICEF, l’UNHCR, i governi e i partner della società civile stanno realizzando i “Blue Dots” nei paesi che ospitano rifugiati, compresi Moldavia, Romania e Slovacchia.
I “Blue Dots” sono spazi sicuri one-stop per fornire informazioni alle famiglie in viaggio, aiutare a identificare i bambini non accompagnati e separati e garantire la loro protezione dallo sfruttamento e servire come un hub per l'accesso ai servizi essenziali.
Mai come in queste settimane, l’UNICEF sta lavorando con urgenza con i governi nazionali e altre autorità nella regione per predisporre ulteriori misure per tenere al sicuro i bambini, anche rafforzando i processi di monitoraggio per la protezione dei bambini ai valichi di frontiera. Il Direttore generale dell'UNICEF Catherine Russell, stima che oltre 2 milioni e mezzo di bambini siano sfollati interni in Ucraina, un dato quasi raccapricciante e unico nella storia moderna.
L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha invece documentato che oltre 100 bambini sono stati uccisi durante il conflitto e altri 134 sono stati feriti. Ma il numero reale è probabilmente molto più alto. Edoardo Favaretti è uno psichiatra e psicoterauepa molto famoso a Roma. Siamo andati a trovarlo
-Prof Favaretti. la guerra incute paura, soprattutto ai più giovani; i bambini possono vedere le immagini della guerra in TV senza problemi, o è meglio che le guardino in compagnia dei genitori?
Purtroppo ho paura di no e voglio prendere una posizione netta in merito: i bambini non hanno una capacità critica di fronte ai massmedia e determinati “esperti” che in tv stanno esprimendo pensieri non solo moralmente inaccettabili ma addirittura riprovevoli, manipolano proprio in questo modo le menti più giovani e sensibili.
-In TV si usa sempre più spesso il termine "I bambini della guerra" pensando ai bimbi dell'Ucraina, lo ritiene un termine infelice o adatto alla situazione del momento?
Sono sconvolto per quanto accade ai bambini in Ucraina: grazie ai locali ho potuto visionare filmati sconvolgenti con stupri e omicidi sommari di bambini! Purtroppo, il termine usato non è improprio.
-A scuola è giusto parlare degli orrori della guerra? Ma tutto questo non alimenta maggiore panico nei più deboli? Il dialogo, se espresso correttamente produce sicurezza ed aiuta a risolvere problemi ed incomprensioni: è un bene che la scuola, tramite un corpo docente serio e preparato, sia maestra di insegnamenti.
Il panico e la paura sono conseguenza dell’ignoranza: è nel buio che dobbiamo temere ogni rumore ma la conoscenza equivale ad un sole splendente che illumina il nostro percorso.
-Che consiglio darebbe alla mamma di un bambino angosciato? Non avere timore di dire la verità anche comunicando le proprie preoccupazioni: un bambino apprende moltissimo dal linguaggio non verbale di un adulto e siccome quest’ultimo non si può dissimulare facilmente, diventa allora fondamentale che sia congruo con esso anche il linguaggio verbale, per non mandare in confusione o peggio i nostri figli.
-Come si fa distrarre un bambino dai problemi del mondo quotidiano? Gli adulti vogliono allontanare i bambini dai problemi quotidiani per un meccanismo di proiezione psicologica: si identificano con essi e soffrono al pensiero che i bambini vengano a contatto con certe tematiche. I bambini in realtà sono molto più plastici degli adulti nell’adeguarsi agli stress ed ai cambiamenti: è però indispensabile, come asserito poc’anzi, che essi siano guidati ed assistiti nella presa di contatto con il quotidiano, soprattutto quando apparisse particolarmente traumatico.
-Se un bambino non riesce a dormire è utile dargli dei tranquillanti?
-E per gli anziani che terapia consiglia?
Non è necessario praticamente mai dare tranquillanti ai bambini: altrimenti creeremmo fin dall’infanzia una potenziale farmacodipendenza. Riguardo le persone anziane, i tranquilllanti possono creare difficoltà cognitive e essere concausa di cadute notturne anche gravi: vanno usati sotto stretto controllo di uno specialista
-Prima il Covid, ora la guerra: ma come se ne esce da questo clima generale di paura? Cosa consiglierebbe ai nostri lettori. Sembrerà forse paradossale ma a me faceva più paura la situazione precedente in cui, a fronte di una progressiva riduzione di tutte le risorse presenti sulla Terra, nessun cittadino voleva davvero rendersi conto di una realtà oggettivamente grave e ognuno pensava solo al futile edonismo personale. Non posso escludere che non ci attendano ancora ulteriori disagi ma affermo che il volerli finalmente affrontare con consapevolezza, unità e determinazione sia la chiave, l’unica chiave, per aprire le porte di ciò che dovremmo auspicare dalla vita.
Foto: Depositphotos.com
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