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- Roma - Martedì 30 Giugno 2026
Veltroni a Filorosso: “Le scissioni non portano risultati, ma chi lascia il Pd non va sottovalutato”
L'ex segretario democratico ospite di “Filorosso” su Rai 3: dialogo tra gli schieramenti, riforme condivise e lotta all'astensionismo al centro del suo intervento. “Il Pd deve tornare a parlare ai sei milioni di elettori che ha perso”.
Un richiamo all'unità del centrosinistra, ma anche alla necessità di ricostruire un dialogo istituzionale tra maggioranza e opposizione. È il messaggio lanciato da Walter Veltroni nel corso della terza puntata di Filorosso, condotta da Antonino Monteleone con Adele Grossi su Rai 3 e RaiPlay. L'ex sindaco di Roma ha affrontato i principali temi dell'attualità politica, soffermandosi anzitutto sulle tensioni interne al Partito Democratico e sul fenomeno delle scissioni.
«Le scissioni sono sempre un errore – ha affermato –. Il Partito Democratico ne ha conosciute diverse dalla sua nascita e nessuna ha prodotto risultati significativi. Allo stesso tempo, però, sarebbe sbagliato sottovalutare chi decide di lasciare il partito. Il Pd è nato per tenere insieme culture politiche differenti e, se vuole continuare ad avere un'ambizione maggioritaria, questa capacità inclusiva non deve essere smarrita». Veltroni ha poi allargato l'analisi al sistema istituzionale italiano, criticando la continua modifica delle regole elettorali senza una riforma condivisa dell'assetto politico.
«Abbiamo cambiato la legge elettorale tantissime volte – ha osservato – ma non abbiamo ancora trovato un equilibrio stabile, perché centrodestra e centrosinistra non sono riusciti a costruire insieme regole condivise». Secondo l'ex ministro della Cultura, il vero nodo resta la difficoltà delle principali forze politiche nel confrontarsi sulle grandi riforme dello Stato, mentre cresce la distanza tra cittadini e politica. Un tema che emerge con forza anche nell'aumento dell'astensionismo.
«La partecipazione al voto è diminuita ovunque – ha spiegato –. I cittadini devono tornare a sentirsi coinvolti e motivati. La politica deve essere capace di alimentare una prospettiva, un progetto nel quale le persone possano riconoscersi». Veltroni ha ricordato come il Partito Democratico, alla sua nascita, raccogliesse circa dodici milioni di voti, mentre oggi quel patrimonio elettorale si sarebbe sostanzialmente dimezzato. «La priorità – ha sottolineato – è tornare a parlare a quei sei milioni di italiani che non ci sono più».
Nel ragionamento sulle riforme istituzionali, Veltroni ha indicato come modello il percorso che portò all'elezione di Carlo Azeglio Ciampi alla Presidenza della Repubblica, ricordando il confronto avvenuto con Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi, che consentì di arrivare a un'elezione condivisa già al primo scrutinio. «Il paradosso italiano – ha osservato – è che destra e sinistra sono riuscite persino a governare insieme, ma non sono state capaci di fare ciò che dovrebbe essere normale: scrivere insieme le regole fondamentali del Paese».
Rievocando la nascita del Partito Democratico, Veltroni ha ribadito l'importanza della fusione tra culture politiche diverse, definendolo «l'unico partito nato da una fusione e non da una scissione», richiamando inoltre il valore delle primarie e della cosiddetta vocazione maggioritaria. Infine, lo sguardo è stato rivolto agli scenari internazionali e al futuro del centrosinistra. «Mi auguro – ha concluso – che il ciclo politico possa cambiare nei prossimi mesi e che il Partito Democratico riesca a rafforzare la propria capacità di aggregazione e di proposta».
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