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- Roma - Martedì 7 Luglio 2026
"Stato di emergenza e controllo delle elezioni". L’appello a Trump del suo amico d’infanzia, uomo-ombra della Casa Bianca
"Stato di emergenza e controllo delle elezioni". L’appello a Trump del suo amico d’infanzia, uomo-ombra della Casa Bianca Dichiarare lo stato di emergenza nazionale e assumere il controllo delle elezioni di midterm in programma a novembre.
Dichiarare lo stato di emergenza nazionale e assumere il controllo delle elezioni di midterm in programma a novembre. È la richiesta rivolta a Donald Trump da Peter Ticktin, avvocato della Florida, storico sostenitore del presidente e suo amico d’infanzia, oggi figura molto vicina agli ambienti Maga. A riportare la vicenda è la Cnn. Ottant’anni, da tempo convinto sostenitore delle teorie secondo cui le presidenziali del 2020 sarebbero state manipolate per impedire la vittoria di Trump, Ticktin ritiene che il rischio di brogli sia ancora attuale. Per questo starebbe sollecitando il presidente degli Stati Uniti a intervenire direttamente sull’organizzazione del voto di novembre, una mossa che aprirebbe uno scontro senza precedenti sul piano costituzionale.
L’appello a Trump: "Prenda il controllo delle elezioni"
Secondo Ticktin, le prossime elezioni di midterm sarebbero esposte al rischio di interferenze e manipolazioni. L’avvocato sostiene che diversi governi stranieri, tra cui Cina, Russia, Venezuela e Iran, avrebbero già alterato in passato il funzionamento delle macchine per il voto e potrebbero tentare di farlo ancora. Accuse che non sono mai state dimostrate, ma che Ticktin continua a rilanciare. La sua proposta è che Trump dichiari un’emergenza nazionale e utilizzi i poteri presidenziali per assumere il controllo delle operazioni elettorali. Dietro la richiesta c’è anche un’altra convinzione dell’avvocato: secondo Ticktin, i Democratici starebbero cercando di conquistare un numero sufficiente di seggi al Congresso per avviare una nuova procedura di impeachment contro Trump e contro il vicepresidente JD Vance. Lo scenario prospettato è ancora più estremo. La rimozione di entrambi, sostiene Ticktin, potrebbe aprire la strada all’ascesa dell’attuale leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries.
Il rischio di un caos costituzionale
Una decisione come quella auspicata dall’avvocato potrebbe provocare un gravissimo conflitto istituzionale. Negli Stati Uniti, infatti, l’organizzazione e la gestione delle elezioni spettano ai singoli Stati e al Congresso. Il presidente non ha il potere di sottrarre loro queste competenze e assumere direttamente il controllo del voto. La dichiarazione di uno stato di emergenza per intervenire sulle elezioni di midterm aprirebbe dunque uno scenario senza precedenti, con inevitabili conseguenze sul piano politico e giudiziario. Le stesse accuse di brogli che Ticktin continua a sostenere, e che Trump ha più volte rilanciato dopo la sconfitta del 2020, non hanno mai trovato riscontri concreti. Un rapporto congiunto del Dipartimento di Giustizia e del Dipartimento per la Sicurezza Interna, pubblicato nel 2021, ha concluso che non esistono prove credibili di interferenze straniere capaci di modificare l’esito delle elezioni presidenziali del 2020.
Le presunte prove e il ruolo di Nicolás Maduro
Ticktin sostiene però che nuovi elementi potrebbero presto venire alla luce e indica una fonte sorprendente: Nicolás Maduro. Secondo l’avvocato, il leader venezuelano sarebbe a conoscenza dei dettagli del presunto complotto internazionale e potrebbe spiegare in che modo le macchine elettorali sarebbero state compromesse. Anche in questo caso, tuttavia, Ticktin non ha fornito elementi concreti a sostegno delle proprie affermazioni. Nessuna prova è stata presentata per dimostrare né l’esistenza del presunto sistema di manipolazione né il coinvolgimento dei governi stranieri indicati.
Chi è Peter Ticktin, l’amico d’infanzia di Trump
Peter Ticktin è un avvocato della Florida e una figura conosciuta negli ambienti del movimento Maga. Si definisce il "migliore amico" d’infanzia di Donald Trump e racconta di aver conosciuto il presidente negli anni Sessanta, quando entrambi frequentavano la New York Military Academy. Nel corso degli anni ha sostenuto pubblicamente diverse battaglie legate alle accuse di frode elettorale. Ha difeso alcuni dei protagonisti dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e ha appoggiato Tina Peters, l’ex funzionaria del Colorado condannata per il suo ruolo nel tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni presidenziali del 2020. Ticktin afferma inoltre di essere ancora oggi in contatto con Trump e di avere accesso al presidente. La reale consistenza di questo rapporto, tuttavia, viene ridimensionata dalla stessa Casa Bianca. Una fonte dell’amministrazione citata dalla Cnn ha descritto l’avvocato come una persona "benintenzionata", ma incline a "esagerare" la propria vicinanza al presidente. Resta il fatto che il suo appello arriva in un momento particolarmente delicato per gli Stati Uniti, mentre si avvicinano le elezioni di midterm e tornano a circolare, negli ambienti più radicali del movimento Maga, le stesse accuse di brogli e complotti che avevano segnato il voto del 2020 e il drammatico assalto al Campidoglio.
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