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  • Roma - Lunedì 6 Luglio 2026

"Il funerale del secolo" e il regime senza volto: l'Iran celebra Khamenei, ma Mojtaba ancora non c'è

Durante il funerale di Ali Khamenei, l'assenza del figlio Mojtaba solleva dubbi sulla leadership iraniana e sulla stabilità del regime.

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Tre figli davanti alla bara del padre. Il quarto, quello che dovrebbe guidare l'Iran, ancora una volta non c'è. Mostafa, Masoud e Meysam Khamenei assistono al momento in cui sei uomini sollevano lentamente il feretro di Ali Khamenei e lo trasportano fuori dalla Grande Moschea dell'Imam Khomeini. È il terzo giorno di lutto pubblico, il momento centrale delle sette giornate che la Repubblica islamica ha definito "il funerale del secolo". Quando la bara viene sistemata sul palco, Meysam Khamenei cede alle lacrime e si copre il volto con la sciarpa bianca e nera dei basij. È lo stesso tessuto che il padre aveva voluto fosse deposto sulla propria cassa. La Repubblica islamica celebra il leader scomparso e prova a mostrare al mondo l'immagine di un Paese unito. Ma mentre le cerimonie proseguono, l'assenza di Mojtaba Khamenei diventa sempre più difficile da ignorare.

Il regime mostra la folla, i video raccontano un'altra realtà

La televisione di Stato iraniana trasforma le esequie in una gigantesca liturgia collettiva. Nelle immagini ufficiali, migliaia di bandiere rosse, simbolo di lutto ma anche di vendetta, si alzano sopra una folla che appare compatta e sterminata. Il racconto del regime insiste sulla partecipazione di massa e parla di un numero di presenze compreso tra 12 e 20 milioni di persone. Sui social, però, emerge un quadro diverso. Alcuni video girati con gli smartphone mostrano la grande spianata del Grand Mosalla con ampi spazi vuoti e zone molto meno affollate rispetto all'immagine proposta dalla propaganda ufficiale. Le salme di Ali Khamenei e dei quattro familiari rimasti uccisi nel raid del 28 febbraio restano al centro della moschea, mentre l'ayatollah Jafar Sobhani, 97 anni, guida le preghiere. Fuori, la macchina organizzativa deve fare i conti con il caldo soffocante. I camion dei vigili del fuoco spruzzano acqua sulla folla, mentre dalle bancarelle vengono distribuite bevande e anguria. Dagli altoparlanti risuonano canti religiosi che accompagnano la cerimonia. Le autorità diffondono anche i primi numeri della giornata: oltre tre milioni di corse sulla metropolitana di Teheran e circa quattromila persone assistite a causa delle alte temperature.

Dai vertici del regime ai figli di Khamenei

Alle celebrazioni compaiono numerosi protagonisti del potere iraniano. Oltre a Mostafa, Masoud e Meysam Khamenei, vengono avvistati il presidente Masoud Pezeshkian, il presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf e il generale Ahmad Vahidi, capo dei Guardiani della Rivoluzione. Per Vahidi si tratta soltanto della seconda apparizione dopo mesi di assenza. Il generale sarebbe rimasto a lungo lontano dalla scena pubblica per ragioni di sicurezza e per evitare di subire la stessa sorte del suo predecessore, ucciso durante un raid israeliano. Ma più dei presenti, sono gli assenti a raccontare il momento attraversato dalla Repubblica islamica. E l'assenza più pesante è quella di Mojtaba Khamenei.

Mojtaba non si vede dall'8 marzo

Proclamato Guida suprema l'8 marzo, Mojtaba Khamenei non si è ancora mostrato pubblicamente. Non è comparso nei giorni precedenti e non si è presentato neppure alle esequie del padre. Da quando ha assunto ufficialmente la guida della Repubblica islamica, gli iraniani non hanno mai visto il suo volto né ascoltato la sua voce. Mojtaba era rimasto ferito nello stesso complesso in cui si trovava il padre e da allora le sue condizioni sono circondate dal mistero. Secondo alcune indiscrezioni, avrebbe chiesto di guidare personalmente la preghiera del 9 luglio a Mashhad, ultima tappa del lungo percorso funebre. Il permesso gli sarebbe però stato negato per "questioni di sicurezza". Una spiegazione che non basta a spegnere i dubbi. Persino Tasnim, l'agenzia considerata vicina ai pasdaran, ha trasmesso la risposta di una donna interrogata sull'assenza della nuova Guida suprema. "Cosa posso dire? Non lo so… Ci aspettavamo tutti che si presentasse almeno al funerale di suo padre", ha detto.

È vivo? È malato? E chi governa davvero l'Iran?

L'assenza di Mojtaba alimenta ormai ogni genere di ipotesi. Per gli oppositori del regime, il nuovo leader supremo potrebbe essere morto o trovarsi in condizioni di salute molto gravi. Altri ritengono invece che la sua invisibilità dimostri come non sia realmente lui a governare il Paese. Il problema va ben oltre la mancata partecipazione a una cerimonia pubblica. L'intero sistema della Repubblica islamica è costruito attorno alla figura della Guida suprema. Se proprio l'uomo che dovrebbe occupare il vertice del potere resta invisibile, il dubbio sulla sua reale capacità di esercitare il comando rischia di trasformarsi in una crisi dell'intero sistema. La cerimonia organizzata per mostrare la continuità del regime finisce così per mettere ancora più in evidenza la sua principale fragilità: l'Iran ha ufficialmente una nuova Guida suprema, ma nessuno l'ha ancora vista.

Le altre assenze che pesano sulle celebrazioni

Mojtaba Khamenei non è l'unico grande assente. Come osserva lo storico Arash Azizi, il regime sta cercando di proiettare all'esterno un'immagine di resistenza e continuità, ma fatica a mostrare una reale unità. Alle celebrazioni non hanno partecipato neppure i tre ex presidenti iraniani ancora in vita: Mohammad Khatami, Mahmoud Ahmadinejad e Hassan Rouhani. Un altro episodio avrebbe inoltre mostrato le profonde divisioni interne al sistema. Secondo Azizi, la famiglia di Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica e oggi considerata vicina all'area riformista, sarebbe stata pubblicamente umiliata durante la cerimonia. "Mentre passavano davanti alla bara dagli altoparlanti è partito un versetto coranico che li ha derisi: hanno lasciato la cerimonia in segno di protesta", ha raccontato lo storico. Il riferimento è al versetto 95 della Sura An-Nisa, "Le donne". Un episodio che, se confermato, mostrerebbe quanto le tensioni interne al potere iraniano siano profonde anche nel momento in cui il regime cerca di presentarsi compatto davanti alla morte del suo leader.

La promessa di una "punizione divina"

Mentre i dubbi sulla successione continuano a crescere, dalle autorità religiose arriva un messaggio di vendetta. Naser Makarem Shirazi, uno dei più importanti religiosi sciiti, ha promesso una "punizione divina" per i responsabili della morte di Ali Khamenei. Il religioso ha inoltre avvertito gli iraniani che sarebbe un errore considerare conclusa la guerra. Le sue parole risuonano dagli altoparlanti mentre tra la folla cresce la richiesta di una risposta contro i nemici della Repubblica islamica. Ma dietro la retorica della vendetta, Teheran continua a muoversi anche sul terreno diplomatico.

Il canale con Washington resta aperto

Nonostante le minacce e il clima delle celebrazioni, l'Iran non avrebbe infatti chiuso il dialogo con gli Stati Uniti. Il canale con Washington è stato sospeso soltanto per i giorni del lutto e dovrebbe dunque restare disponibile una volta terminate le cerimonie. È un doppio binario che racconta le contraddizioni del momento: davanti alla folla, il regime promette vendetta e avverte che la guerra non è finita; dietro le quinte, continua a mantenere aperta la possibilità di un confronto diplomatico con gli americani. Intanto, il lungo addio ad Ali Khamenei prosegue. Alle sei del mattino il corteo funebre partirà da Piazza Imam Hossein e attraverserà per dieci chilometri Teheran fino a raggiungere Piazza Azadi, la piazza che porta il nome della libertà. La Repubblica islamica prepara così un'altra giornata di celebrazioni per il leader scomparso. Ma sul "funerale del secolo" continua ad allungarsi la stessa domanda: dov'è Mojtaba Khamenei? Finché il nuovo leader supremo resterà invisibile, ogni immagine di folla, ogni bandiera e ogni promessa di vendetta difficilmente riusciranno a nascondere il vero problema del regime: l'Iran ha un nuovo vertice, ma ancora nessun volto da mostrare.

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