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- Roma - Martedì 7 Luglio 2026
Trump-Meloni, cala il gelo: la premier sceglie il silenzio dopo gli attacchi. Il primo test alla cena Nato
Trump-Meloni, cala il gelo: la premier sceglie il silenzio dopo gli attacchi. Il primo test alla cena Nato Il nuovo attacco di Donald Trump ha lasciato il segno, ma questa volta Giorgia Meloni non risponderà.
Il nuovo attacco di Donald Trump ha lasciato il segno, ma questa volta Giorgia Meloni non risponderà. Dopo settimane di tensioni crescenti e l’ultimo affondo personale del presidente americano, la presidente del Consiglio ha deciso di cambiare strategia: nessuna replica, nessun video, nessun botta e risposta sui social. L’obiettivo è evitare che lo scontro si trasformi in una crisi ancora più profonda tra Roma e Washington. La linea è stata definita nelle ore successive alle parole di Trump, dopo un confronto con i collaboratori più stretti e una telefonata notturna con Antonio Tajani. La premier avrebbe dato un’indicazione netta ai suoi: "Adesso basta. Non intendo tornarci sopra". Un silenzio tutt’altro che casuale, dietro il quale si nascondono la preoccupazione per le prossime mosse del presidente americano e la consapevolezza che qualsiasi reazione potrebbe offrirgli un nuovo pretesto per alzare ulteriormente il livello dello scontro.
Meloni non replica più agli attacchi di Trump
A Palazzo Chigi, nelle ultime ore, una domanda continua a circolare: fino a dove intende spingersi Donald Trump? E soprattutto, quando si fermerà questa escalation? Dopo l’ennesimo attacco, accompagnato questa volta anche da parole considerate sessiste nei confronti della premier, il governo italiano ha scelto di non raccogliere la provocazione. Una decisione diversa rispetto a quanto accaduto in precedenza, quando Meloni aveva affidato a un video la propria risposta. Ora la strategia è cambiata. Nessun nuovo duello pubblico e nessuna dichiarazione destinata ad alimentare una polemica che, secondo il governo, rischierebbe soltanto di peggiorare i rapporti con la Casa Bianca. La disposizione sarebbe stata estesa anche ai vertici dell’esecutivo e di Fratelli d’Italia. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario con delega all’attuazione del programma, avrebbe indicato una linea precisa: nessuno intervenga. Il timore è che una sola frase possa diventare il punto di partenza per un altro attacco del presidente americano.
La prudenza nei contatti con la Casa Bianca
Il clima tra Meloni e Trump sarebbe cambiato da tempo. Secondo quanto filtra dagli ambienti di governo, già da diversi mesi la presidente del Consiglio avrebbe adottato una grande cautela anche nei messaggi scambiati con il leader americano. Il rapporto diretto e privilegiato del passato appare ormai lontano. A pesare ci sarebbe anche il timore che conversazioni private possano essere rese pubbliche. Trump ha già diffuso in passato comunicazioni con altri leader europei e a Palazzo Chigi nessuno escluderebbe che possa fare lo stesso con l’Italia, utilizzando eventuali messaggi per alimentare un nuovo scontro sulla sua piattaforma Truth. Da qui la scelta di ridurre al minimo le occasioni di attrito e, soprattutto, di non offrire nuovi argomenti al presidente degli Stati Uniti. Dopo il confronto frontale avvenuto a giugno durante il Consiglio europeo e i successivi botta e risposta sui social, Meloni avrebbe imposto una svolta definitiva: "Non replichiamo più, non è all’altezza del nostro incarico".
Crosetto rompe il silenzio e manda un messaggio agli Stati Uniti
Nel silenzio imposto al governo, una delle poche voci autorizzate a intervenire è stata quella di Guido Crosetto. Il ministro della Difesa, cofondatore di Fratelli d’Italia, ha parlato a Sky Tg24 e le sue parole hanno restituito con chiarezza la distanza che si è creata tra Roma e Washington. Uno dei temi più delicati riguarda il Purl, il programma che prevede l’acquisto di armamenti americani da destinare all’Ucraina. L’Italia ha deciso di non aderire e Crosetto ha spiegato che Roma intende seguire una strada diversa. "Il Purl è un aiuto all’Ucraina decidendo di acquistare materiale americano", ha spiegato il ministro. "Invece io non do i missili di difesa americani, ma darò gli Aster che sono prodotti da Mbda, un’azienda italiana e francese". Una precisazione che va oltre gli aspetti tecnici e che racconta molto del clima attuale. Il governo italiano continuerà a sostenere Kiev, ma preferendo forniture europee a quelle statunitensi.
Dal no alle armi americane all’Iran: le ragioni dello scontro
Il rifiuto italiano di partecipare al Purl sarebbe soltanto uno dei motivi della crescente irritazione della Casa Bianca. Il programma muove infatti cifre enormi e favorisce direttamente l’industria militare statunitense. A questo si aggiungono altre decisioni di Roma che non sarebbero state gradite a Trump. Il governo Meloni ha rifiutato di prendere parte alle operazioni militari in Iran e ha negato l’autorizzazione all’atterraggio dei bombardieri americani nella base di Sigonella. Una serie di scelte che, secondo la lettura fatta negli ambienti del governo italiano, Trump non avrebbe dimenticato. Alla vigilia del vertice Nato in Turchia, il presidente americano ha chiesto ai propri alleati "lealtà". Una parola che a Roma viene interpretata con crescente insofferenza: dietro quella richiesta, secondo alcuni esponenti dell’esecutivo, ci sarebbe in realtà la pretesa di un sostegno senza condizioni alle decisioni di Washington. Nel governo non mancano giudizi durissimi sul comportamento del presidente americano. Nelle ore successive all’ultimo attacco alla premier, più di un ministro avrebbe definito Trump "fuori di testa". Allo stesso tempo, però, a Palazzo Chigi nessuno sottovaluta la capacità del leader statunitense di tenere il conto delle decisioni prese dai suoi alleati e di reagire quando ritiene di essere stato sfidato.
Il sospetto sui rapporti con la nuova destra europea
Alle preoccupazioni per possibili ritorsioni politiche si aggiunge un altro interrogativo. Nel governo italiano cresce il sospetto che gli attacchi di Trump contro diversi esecutivi europei possano accompagnarsi a una strategia più ampia di sostegno alle nuove forze dell’estrema destra nel continente. A Roma non è passato inosservato, in particolare, l’invito rivolto a Roberto Vannacci per la festa del 2 luglio all’ambasciata americana. Il leader di Futuro Nazionale viene considerato da alcuni ambienti vicini al mondo Maga più affine alle posizioni che oggi prevalgono a Washington. Per il momento si tratta soltanto di dubbi e timori, ma negli ambienti politici italiani qualcuno si chiede se gli Stati Uniti non stiano cercando nuovi interlocutori in Europa, più vicini alla linea trumpiana rispetto ai governi attualmente in carica.
La cena di Ankara e il rischio di un incontro faccia a faccia
Il primo vero banco di prova della nuova strategia arriverà già questa sera. I trentadue leader dell’Alleanza Atlantica sono attesi a cena nel complesso presidenziale di Bestepe, ad Ankara, e inevitabilmente gli occhi saranno puntati sulla possibile vicinanza tra Meloni e Trump. Un anno fa la diplomazia italiana aveva rivendicato con soddisfazione il posto assegnato alla premier durante il vertice dell’Aja: Meloni sedeva accanto a Trump, al presidente turco Recep Tayyip Erdogan e al segretario generale della Nato Mark Rutte. Oggi lo scenario è completamente diverso. La disposizione dei posti a tavola potrebbe diventare un caso diplomatico e nella delegazione italiana c’è chi spera di evitare qualsiasi situazione che possa trasformarsi in una photo opportunity imbarazzante o in un nuovo confronto diretto. "Andiamo ad Ankara a testa alta", assicurano fonti vicine alla premier. Meloni arriva al vertice con l’impegno italiano a destinare alla Difesa il 2,8 per cento del Pil, ma anche con alcuni punti fermi. Il governo rivendica soprattutto l’inserimento, nella dichiarazione finale, del riferimento all’"impegno sovrano" dei singoli Paesi nel raggiungimento dei nuovi obiettivi Nato. Una formula che, nella lettura di Palazzo Chigi, lascia alle istituzioni nazionali l’ultima parola. A decidere sarà il Parlamento italiano, non Donald Trump. E la premier, almeno per ora, sembra intenzionata a mantenere dal presidente americano tutta la distanza necessaria, senza replicare agli attacchi e senza offrire nuove occasioni per alimentare lo scontro.
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