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- Roma - Giovedì 8 Ottobre 2026, 10:40
Addio a Mauro Petrangeli, il coraggio di un poliziotto e la garbatezza di un amico
È morto a 69 anni l’ispettore superiore della Polizia di Stato. Una vita dedicata al servizio, segnata dal grave ferimento del 1987 e da un impegno professionale accompagnato da umanità, discrezione e disponibilità verso gli altri.
di Maurizio Pizzuto
La notizia della morte di Mauro Petrangeli (NELLA FOTO) porta con sé il dolore per la perdita di un poliziotto di grande spessore e, per chi gli ha voluto bene, di un amico. L’ispettore superiore della Polizia di Stato aveva 69 anni e aveva prestato servizio per oltre vent’anni alla Squadra Mobile di Roma, occupandosi nella sezione Narcotici di importanti indagini nazionali e internazionali.
Nel ricordo personale resta soprattutto la sua garbatezza. Mauro era una persona disponibile, pronta a prodigarsi per gli altri, capace di ascoltare e di prendere a cuore una difficoltà. Aveva quel modo discreto di esserci che rende un’amicizia preziosa: l’attenzione per le persone, la disponibilità a dare una mano, il rispetto con cui si rivolgeva agli altri.
Qualità che accompagnavano il suo essere poliziotto. Il senso del dovere e la serietà professionale convivevano con una sensibilità che chi lo conosceva poteva riconoscere anche lontano dal lavoro. La sua autorevolezza si esprimeva attraverso la competenza, l’equilibrio e il modo di affrontare le responsabilità.
Nella sua storia rimane una pagina drammatica della cronaca romana. Il 24 marzo 1987 Petrangeli fu gravemente ferito durante un intervento nel quale perse la vita il collega Michele Giraldi. Per il coraggio dimostrato gli venne conferita la Medaglia d’argento al valor civile. La motivazione ufficiale ricorda l’inseguimento di un’autovettura rubata da due malviventi responsabili del sequestro di una ragazza e il grave ferimento subito sotto i colpi d’arma da fuoco.
Un episodio che testimonia quanto potesse costare, concretamente, il suo impegno al servizio dei cittadini. Negli anni successivi Mauro continuò a costruire il proprio percorso nella Polizia, mettendo la sua esperienza al servizio dell’attività investigativa.
Oggi, accanto al riconoscimento del suo valore professionale, c’è il bisogno di ricordare l’uomo. Perché il dolore di un addio passa anche attraverso ciò che mancherà nella vita quotidiana: una conversazione, un consiglio, la certezza di poter contare su una persona amica.
Alla moglie, alla figlia e ai suoi cari va un pensiero di vicinanza e affetto. Il ricordo di Mauro rimane nella storia della Polizia di Stato e nella memoria personale di chi ne ha conosciuto la generosità.
Ciao Mauro. Resta la gratitudine per il tuo servizio, per la tua umanità e per l’amicizia che hai saputo donare.
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