
- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 16 Ottobre 2026, 15:55
Aggressioni in minicar a Roma, sequestrati cellulari e dashcam. Il fratello del 16enne: "Loro non dovevano frequentarsi più, insieme diventano esplosivi"
Atti trasmessi alla Procura per i minorenni capitolina in vista degli interrogatori del 20 ottobre. Sotto la lente degli inquirenti i video delle violenze, le dinamiche del gruppo e le responsabilità dei due giovani.
Proseguono a ritmo serrato gli accertamenti investigativi volti a fare piena luce sulle violente aggressioni messe in atto lungo le strade della Capitale da due giovanissimi a bordo di una minicar.
Nell'ambito delle indagini, coordinate dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani e ora trasmesse alla Procura per i minorenni di Roma, gli inquirenti hanno disposto il sequestro dei telefoni cellulari appartenenti ai due indagati, di 17 e 16 anni, del dispositivo in uso alla madre del guidatore e della memoria della dashcam installata a bordo dell'auto.
L'analisi tecnica dei supporti informatici punta a verificare la registrazione o la divulgazione sui social network dei raid – tra cui quello ai danni dell'attore Davide Iacopini – ed eventuale maturazione delle condotte all'interno di sfide e dinamiche di rete.
Mentre la magistratura minorile si appresta a formalizzare le contestazioni – che oltre alle ipotesi di lesioni e tentato omicidio potrebbero ricomprendere l'omissione di soccorso – sono stati fissati per martedì 20 ottobre gli interrogatori di garanzia di entrambi i minorenni. Il quadro delineato dagli accertamenti pone in evidenza la contrapposizione tra i due profili: da un lato il conducente diciassettenne, incensurato nella carriera scolastica pur con un precedente per furto; dall'altro il sedicenne, già noto alle forze dell'ordine e indicato come figura di riferimento di un gruppo giovanile attivo nella zona di Trastevere.
A ricostruire il legame problematico tra i due è stato il fratello ventiseienne del sedicenne, il quale ha rivelato l'esistenza di un precedente patto tra i rispettivi nuclei familiari: "Non hanno commesso un reato grave, ma con i genitori dell'altro ragazzo ci siamo parlati e abbiamo deciso che era meglio che loro due non si frequentassero più, perché insieme diventano esplosivi".
Rimarcando l'estraneità della famiglia da contesti di degrado e ribadendo la necessità che il giovane risponda delle proprie azioni davanti alla legge, il familiare ha aggiunto: "Ha sbagliato, ha fatto un'infamità ed è giusto che paghi. Solo pagando il conto con la giustizia può crescere. È successa questa cosa: sia lui che noi, come famiglia, dobbiamo farci i conti. Ma la nostra non è una famiglia problematica. Mio padre è morto nel 2016, abbiamo avuto le nostre difficoltà, ma ci siamo ripresi".
In merito alle difficoltà educative incontrate nel percorso del ragazzo, il fratello ha espresso l'amarezza per le condotte tenute fuori dalle mura domestiche: "Purtroppo è cresciuto male, in famiglia abbiamo fatto di tutto per preservarlo, ma quello è fatto così. Le battaglie contro i mulini a vento non puoi vincerle". Il ventiseienne ha infine sollecitato un'equa ripartizione delle responsabilità operative nell'accaduto: "Il figlio del carabiniere? Dico una cosa: la minicar è sua, l'ha messa in moto lui? Allora la colpa è al 50%".
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